Ausserordentliche Session. Kaufkraft
Ständerat, 26. September 2022
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Ständerat · 26. September 2022
Hefti Thomas, Präsident: Präsident (Hefti Thomas, Präsident): Ich eröffne die ausserordentliche Session, welche im Verlauf der Sommersession 2022 von der Mitte-Fraktion, der SP-Fraktion und der SVP-Fraktion zur Beratung gleichlautender Vorstösse in beiden Räten verlangt wurde. Die Vorstösse haben alle die "Kaufkraft" zum Gegenstand. Das Büro hat noch weitere Vorstösse, welche thematisch damit verbunden sind, in das Programm der ausserordentlichen Session aufgenommen. Der Nationalrat hat die ausserordentliche Session zu diesem Thema am 21. September 2022 durchgeführt.
Wir behandeln in diesem Rahmen zunächst die folgenden Motionen im Zuständigkeitsbereich des EFD: die Motion Chiesa 22.3863, "Nein zu sozialistischen Forderungen nach noch mehr Staatsausbau, noch mehr Steuern und noch mehr Umverteilung. Ja zu eigenverantwortlichen, bürgerlichen Lösungen, Ja zur vollen Abzugsfähigkeit der Krankenkassenprämien", die Motion Chiesa 22.3634, "Aufhebung der Mineralölsteuer", die Motion Chiesa 22.3862, "Nein zu sozialistischen Forderungen nach noch mehr Staatsausbau, noch mehr Steuern und noch mehr Umverteilung. Ja zu eigenverantwortlichen, bürgerlichen Lösungen, Ja zur Abschaffung des Eigenmietwerts für Rentner", und die Motion Chiesa 22.3635, "Staatliche Entlastung des Mittelstandes und der KMU von den hohen Benzin- und Dieselpreisen".
Chiesa Marco (V, TI): In effetti sono ben cinque le mozioni da motivare, a testimoniare che non c'è limite alla ragionevolezza. Siamo tutti alla ricerca di ricette appropriate contro la diminuzione del potere d'acquisto causato da effetti inflazionistici. In questa sessione straordinaria è stata avanzata un'ampia varietà di proposte. Alcune proposte mirano alla redistribuzione delle risorse, altre si orientano verso politiche di alleggerimento fiscale. Le mozioni da me depositate seguono quest'ultima logica. Vanno in direzione della diminuzione della pressione fiscale e della spesa per le famiglie e per le imprese in Svizzera.
Due delle mozioni in questione chiedono la riduzione temporanea delle tasse sugli oli minerali che gravano sul prezzo del carburante. Naturalmente si può criticare tale proposta adducendo motivazioni etico-ecologiche o socio-politiche, ma molto pragmaticamente per una moltitudine di cittadini fuori da questo palazzo, la prima preoccupazione oggi è quella di arrivare a fine mese con ancora qualche franco nel portafoglio. Si tratta di cittadine e cittadini che necessitano di un veicolo privato non per un semplice vezzo o capriccio, bensì per una stretta necessità. Sono persone che abitano nelle nostre valli, nelle nostre zone rurali, sono persone che lavorano in momenti o luoghi dove il servizio di trasporto pubblico non basta.
È vero che la nostra Camera e il Consiglio federale si sono già espressi su queste proposte durante la sessione estiva, ma le buone idee non hanno scadenza e neppure le esigenze della nostra popolazione. Sappiamo che l'aumento del costo del carburante è uno dei principali vettori dell'inflazione, che a mezzo della catena di approvvigionamento divenuta più cara segna l'aumento generalizzato dei prezzi del paese, dunque del carico sulle famiglie svizzere. Con l'aumento del costo del carburante, sappiamo inoltre che lo Stato incassa un surplus fiscale. Non è corretto e nemmeno opportuno che la Confederazione realizzi maggiori profitti, lasciando per di più regioni di frontiera come il mio cantone con un pugno di mosche.
Altri paesi a noi confinanti hanno avuto il coraggio di intervenire immediatamente sul costo del carburante per aiutare i propri cittadini. Mentre i nostri consigli tergiversano, la concorrenza sta massacrando la piccola economia di confine incentivando sempre di più la nostra popolazione non solo a fare il pieno in Italia, ma anche a fare i propri acquisti oltre confine. Complice è evidentemente anche il cambio franco-euro estremamente attrattivo. Alcuni gestori hanno dichiarato pubblicamente che il loro fatturato si è contratto del 90 per cento. Innumerevoli posti di lavoro sono a rischio. Le aperture parziali sono già una realtà.
Tengo inoltre a precisare in questa sala che nel cantone che rappresento questo aumento del costo del carburante non è assolutamente sopportabile. Nella Svizzera tedesca forse lo è, ma non in Ticino, dove i salari sono almeno del 20 per cento inferiori rispetto a quelli di Zurigo.
Quando penso ai salari non posso che farvi notare come i veri vincitori dell'attuale situazione economica siano i frontalieri. Loro sì che hanno visto il loro potere d'acquisto crescere nel corso degli ultimi anni. 4000 franchi di salario equivalgono oggi a 4000 euro, grazie al cambio uno a uno. Questa situazione incentiva ancora di più il frontalierato a scapito dei lavoratori residenti messi sotto pressione da un'immigrazione che oggi è impossibile da gestire.
Le mie mozioni non riguardano solamente il costo del carburante. Penso infatti che siamo chiamati ad agire su più fronti al fine di sostenere il potere d'acquisto dei nostri concittadini. Tra questi vi sono i nostri pensionati, persone che hanno lavorato una vita intera e che hanno costruito il benessere del nostro paese. Ecco perché vi propongo di procedere con l'adeguamento delle rendite all'indice misto a partire dal 1° gennaio 2023. È una proposta che sapete essere equilibrata e che tiene conto di vari aspetti, tra i quali l'indice di aumento dei salari. Al contrario, la proposta della sinistra, che è stata presentata al Consiglio nazionale e verrà proposta in questa sala, prende in causa esclusivamente la fiammata dell'inflazione. Questa esclusività della fiammata è solamente attuale e temporanea. Come metro di misura non può funzionare per aumentare le rendite. Anche se questo sistema venisse sdoganato sarebbe addirittura controproducente in quanto in passato hanno avuto luogo degli aggiustamenti proprio sulla scorta dell'aumento dei salari e non tanto dell'inflazione. [PAGE 904]
Ma non è l'unica proposta sul tavolo oggi.
Un'altra mozione, che tocca una buona fetta dei pensionati svizzeri, riguarda l'attuale tassazione del valore locativo. Quest'imposizione svantaggia in modo specifico pensionati finanziariamente deboli che hanno voluto investire nelle proprie quattro mura estinguendo zelantemente i propri debiti ipotecari. Ce ne sono molti. Vi ricordo inoltre, che il valore locativo è un reddito fittizio che non esiste realmente. Per questo motivo è ingiusto tassarlo, è legittimo abolirlo. Quest'abolizione in futuro potrebbe essere estesa a tutti i proprietari della propria casa, qualora il Parlamento desse luce verde a un progetto specifico al momento ancora in gestazione.
L'ultima mozione che vi invito ad accogliere è concettualmente antitetica a quella del centro-sinistra, già evocata al Consiglio nazionale e qui ripresa dalle nostre colleghe, e riguarda i premi dell'assicurazione malattia. Invece di prelevare del denaro dalle tasche dei cittadini tramite le imposte per poi ridistribuirlo, vogliamo lasciarlo direttamente nel portafoglio dei cittadini. Così si rafforza il potere d'acquisto e non la redistribuzione statale. Ecco perché chiedo di prevedere la piena deducibilità dei premi dell'assicurazione malattia nella tassazione federale diretta per tutte le cittadine e tutti i cittadini che ancora fortunatamente pagano di tasca propria i premi dell'assicurazione. Chi è, al contrario, beneficiario di una[NB]riduzione[NB]del premio individuale non ha nulla da temere da un aumento dei costi e dunque dei premi della cassa malati.
I cantoni sono chiamati a provvedere all'adeguamento del contributo, mantenendo in tal modo invariato l'impatto finanziario dell'assicurazione malattia.
Ritengo utile e sensato agire ora con misure di alleggerimento in diversi ambiti socio-economici: energia, abitazione e assicurazione malattia. Non credo tuttavia che il paternalismo statale sia una buona via da percorrere. L'assistenzialismo della Confederazione deve rimanere sussidiario. I cantoni sono responsabili di queste politiche, anche perché sono più vicini alla propria popolazione e possono trovare delle soluzioni specifiche per situazioni particolari.
Vi chiedo pertanto di accogliere le mie mozioni che daranno maggior respiro economico alle famiglie e alle nostre imprese.
Kuprecht Alex (V, SZ): Die in dieser ausserordentlichen Session zur Diskussion stehenden dreizehn Motionen haben im Kern eines gemeinsam: Entweder verlangen sie Anpassungen gesetzlicher Grundlagen, die Ausgaben in Milliardenhöhe nach sich ziehen, oder sie verlangen Anpassungen, die die Einnahmen des Staates in Milliardenhöhe reduzieren. Beides ist per se finanz- und haushaltspolitisch schlecht, weil es das Gleichgewicht eines stabilen und ausgewogenen Haushaltes in ganz gefährlicher Weise beeinträchtigt. Im Zentrum steht die Kaufkraft der Bürgerinnen und Bürger, entweder in Bezug auf die in den letzten Monaten stark verteuerten Energiekosten, nämlich die Kosten von Strom, Gas, Heizöl, Diesel und Benzin, oder dann in Bezug auf die massive Steigerung der Gesundheitskosten.
Die Kostenentwicklung bei der Lebenshaltung hat in den vergangenen zwölf Monaten zu einer Teuerung von rund 3,5 Prozent geführt. Vergleicht man diese Teuerung mit jener im Ausland, so befindet sie sich - wohl auch deshalb, weil wir noch eine eigene Währung und eine unabhängige Politik der Schweizerischen Nationalbank haben - auf einem sehr tiefen Niveau. In den umliegenden Ländern nähert sich der Zeiger der 10-Prozent-Marke. Die dortige Teuerung beträgt somit ein Vielfaches gegenüber derjenigen in unserem Land. In der Schweiz von einer exorbitanten Teuerung oder einem exorbitanten Kaufkraftverlust zu sprechen, ist deshalb aus meiner Sicht verfehlt.
Betrachtet man die Entwicklung des Landesindexes der Konsumentenpreise in den 60er-, 70er-, 80er- und 90er-Jahren des vergangenen Jahrhunderts, so stellt man fest, dass 3,5 Prozent ein sehr tiefer Stand sind. Es stellt sich die Frage, ob uns dieser doch tiefe Steigerungssatz effektiv zu einem hyperaktiven Handeln verleiten soll und welche Massnahmen man treffen muss, wenn sich die Teuerungsrate bei 7, 8, 9 oder 10 Prozent ansiedelt.
Selbstverständlich ist zu anerkennen, dass gerade die Energiekosten für einen privaten Haushalt - und darum geht es bei den vorliegenden Motionen - einschneidend sein werden. Doch gerade die Mehrkosten für Strom und Heizung sind teilweise heute noch gar nicht bezifferbar und werden sowohl den Mieterinnen und Mietern als auch den Haus- und Wohnungseigentümerinnen und -eigentümern wohl erst im nächsten Sommer bekannt sein. Die entsprechenden Abrechnungen werden es dann aufzeigen.
Etwas konkreter wird es beim Anstieg der Krankenkassenprämien. Morgen Dienstag ist es wieder so weit, und die Erhöhungen der Prämien für das Jahr 2023 werden bekannt gegeben. Diese Prämienaufschläge werden nicht nur in ihrer Höhe, sondern bereits per 1. Januar 2023 die Budgets der privaten Haushalte ganz konkret mit 7 bis 10 Prozent zusätzlich belasten. Für viele Familien und alleinstehende Bürgerinnen und Bürger sind dies kaum zu tragende Lasten, aber sie folgen dem Konsum von Gesundheitsleistungen und sind teilweise auch das Resultat von abgebauten Reserven respektive nicht verrechneten Leistungen. Hier sind also insbesondere die Kantone gefordert, die gesetzlich vorgesehenen Höhen ihrer Prämienverbilligungen und die Anspruchsberechtigungen zu überprüfen. Die positiven Rechnungsabschlüsse der letzten Jahre würden wohl etwas mehr Grosszügigkeit zulassen.
Ein Ruf nach höheren Beiträgen aus der Bundeskasse erscheint mir nicht unbedingt angebracht, zumal diese geforderte Milliarde mit Sicherheit Auswirkungen auf die Budgetdebatte und somit unweigerlich auch auf die Schuldenbremse haben wird. Nochmals zur Erinnerung: Der Schuldenberg des Bundes hat sich durch die Covid-Krise bis heute um rund 26 Milliarden Franken erhöht. Die Aussicht auf Manna von der Nationalbank ist mehr als stark eingeschränkt, und die Zinswende hat begonnen. Man muss wohl kein Prophet sein, um zu sehen, dass mittelfristig auch die Schweiz wieder mehr Mittel für die Verzinsung der Schulden wird aufnehmen müssen.
Ein ganz besonderes Kapitel bei den zur Diskussion stehenden Motionen markiert jedoch die kurzsichtige Aushebelung der Anpassungsformel für die Teuerung in der AHV und gezwungenermassen auch in der IV. Das AHV-Gesetz sieht vor, dass der Bundesrat die Renten in der Regel alle zwei Jahre der Lohn- und Preisentwicklung anpasst. Die Renten werden früher angeglichen, wenn die Teuerung innerhalb eines Jahres mehr als 4 Prozent beträgt. Die Anpassung erfolgt aufgrund des sogenanntes Mischindexes, der dem Durchschnitt von Lohn- und Preisindex entspricht.
Dass die Renten per 1. Januar angepasst werden, steht ausser Zweifel. Dennoch ertönt jetzt erneut der Ruf nach dem Staat, die Forderung, doch gefälligst Erbarmen mit den Rentnerinnen und Rentnern zu haben, die bisher gültige Formel des Mischindexes beiseitezulassen und gefälligst die volle Teuerung auszugleichen, um den Kaufkraftverlust in Grenzen zu halten. Dabei foutieren sich die Unkenrufer um den ordnungspolitischen und gesetzlich klar festgelegten Modus sowie um die Kosten, die der AHV-Rechnung damit auferlegt werden.
Gemäss Mitteilung der Compenswiss vom 21. April betrug im Jahr 2021 der Aufwand in der AHV 47 Milliarden Franken. Würde man die Teuerung nun rein auf der Basis der gestiegenen Konsumentenpreise ausgleichen, würden zulasten der AHV-Rechnung für das Jahr teuerungsbedingte Mehrkosten von rund 1,737 Milliarden Franken entstehen. Diese Mehrleistungen würden zu den Ausgaben von 47,875 Milliarden Franken gemäss den Finanzperspektiven des BSV hinzukommen. Das positive Umlageergebnis von 880 Millionen Franken aus dem Jahr 2021 würde also mit einem doppelt so hohen Betrag eliminiert. Die negativen Umlageergebnisse würden noch schneller auf uns zukommen, als es die Finanzperspektiven des BSV jetzt schon vorsehen. Aber das ist noch nicht das Ende. Auch die Invalidenversicherung, die heute noch eine Darlehensschuld von 10,5 Milliarden Franken bei der AHV aufweist, würde ihre Rechnung um rund 350 Millionen Franken noch weiter verschlechtern.
Die aktuelle Zeit ist alles andere als erfreulich. Hier sind wir uns wahrscheinlich alle einig. Die Kosten steigen und [PAGE 905] belasten die Haushalte. Für die Bürgerinnen und Bürger, aber auch für den Bund wird es immer schwieriger. Die finanziellen Erwartungen an den Staat, aber auch das Finanzgebaren des Parlamentes sind nach wie vor wie in der Covid-Krise. Wir lassen die Geldhähne weit offen und öffnen gar noch neue, ohne die Gegenfinanzierung zu definieren.
Wir stehen aus meiner Sicht schon in sehr naher Zukunft wieder dort, wo wir zu Beginn der Jahre 2003 und 2004 standen, nämlich vor der Verabschiedung massiver Entlastungsprogramme. Ich habe zweimal eines mitgemacht und werde keines mehr mitmachen müssen. Diejenigen von uns, die ab November 2023 wieder in diesem Saal sitzen, werden wohl nicht darum herumkommen. Ich wünsche Ihnen jetzt schon viel Glück! Schmerzlos wird es mit Sicherheit nicht sein.
Ich habe mich deshalb entschieden, all diese Vorstösse konsequenterweise abzulehnen und weder zusätzlichen Leistungen noch reduzierten Einnahmen zuzustimmen.
Hefti Thomas, Präsident: Präsident (Hefti Thomas, Präsident): Da Herr Bundesrat Maurer hier ist, ist es sinnvoll, wenn Sie sich auf den Bereich des EFD beschränken.
Häberli-Koller Brigitte, Erste Vizepräsidentin: Ich spreche zur Motion Chiesa 22.3862. Ich möchte hier meine Interessenbindung offenlegen: Ich bin Vizepräsidentin des Schweizerischen Hauseigentümerverbandes.
Die heutige Besteuerung von Wohneigentum führt zu vielen Problemen. Sie ist artfremd im Schweizer Steuersystem und führt bei betroffenen Eigentümern zu Unmut und auch zu Unverständnis. Nur bei Immobilien muss eine fiktive Eigenmiete versteuert werden, bei allen anderen Vermögenswerten - das können Wohnwagen, Autos, Boote oder Pferde sein - nicht. Die Besteuerung ist zudem administrativ äusserst aufwendig und umstritten. Die Festlegung der Eigenmiete verschlingt Unsummen und führt zu einer Vielzahl von Einsprachen und Gerichtsverfahren. Sie fördert die Privatverschuldung und gefährdet die Volkswirtschaft. Das heutige System bestraft den Schuldenabbau, denn mit der Amortisation der Hypotheken sinken die steuerlichen Abzüge, und das zu versteuernde Einkommen steigt. Für Junge ist der Kauf von Wohneigentum als Ersterwerb oftmals ein utopischer Traum. Die Umsetzung des Verfassungsauftrags der Wohneigentumsförderung muss beachtet werden, zum Beispiel durch den vom Ständerat vorgesehenen beschränkten Schuldzinsabzug für Ersterwerber.
2012 wurde die Volksinitiative mit dem Titel "Sicheres Wohnen im Alter" zur Abschaffung der Besteuerung der fiktiven Eigenmiete nur für Rentner vom Volk abgelehnt. Ein entsprechender Vorstoss im Parlament, der ein Wahlrecht für Rentnerinnen und Rentner vorsah, scheiterte im Ständerat. Im Rahmen der parlamentarischen Beratungen der beiden Vorlagen wurde immer wieder kritisiert, dass damit nur den Rentnerinnen und Rentnern geholfen würde. Zur Förderung des Wohneigentums für junge Erwerber würde damit jedoch nichts getan.
Es braucht eine Abschaffung der Eigenmietwertsteuer, und zwar für alle selbstnutzenden Wohneigentümer und Wohneigentümerinnen, nicht nur für Rentner. Die vorliegende Motion ist deshalb nicht zielführend und würde die Vorlage für einen Systemwechsel mit der Abschaffung des Eigenmietwerts gefährden.
Ich bitte Sie daher, die Motion zur Abschaffung des Eigenmietwerts nur für Rentnerinnen und Rentner abzulehnen und stattdessen weiterhin eine systemkonforme Vorlage zugunsten aller selbstnutzenden Wohneigentümerinnen und Wohneigentümer ungeachtet ihres Alters zu unterstützen.
Maurer Ueli, Bundesrat: Eine grundsätzliche Bemerkung zu allen Vorstössen, die Sie heute behandeln: Alles, was Sie heute allenfalls beschliessen, führt zu Sparprogrammen - das ist einfach in Erinnerung zu rufen. Das Budget 2023 bewegt sich ganz knapp am Rand der Schuldenbremse, und für die kommenden Jahre erwarten wir hohe Defizite. Da Sie mit der gleichen Bundesverfassung arbeiten wie ich, müssen Sie sich einfach vergegenwärtigen, dass alles, was Sie jetzt mehr ausgeben, zu Sparmassnahmen führt. Unsere Leute sind auf Pikett, damit wir Ihnen allenfalls noch eine Botschaft für die finanzpolitische Beratung in vierzehn Tagen unterbreiten können - das vorab. Die Schuldenbremse kann nicht eingehalten werden, wenn Sie alles sofort wollen.
Nun zur Frage der Kaufkraft: Die Überlegungen, die Sie jetzt hier geäussert haben, teilen wir durchaus. Nur ist das doch etwas zu relativieren, denn es wird immer wieder auch mit dem umliegenden Ausland verglichen. Wir haben jetzt eine Teuerung, die sich irgendwo bei 3,5 Prozent bewegt, das ist etwa ein Drittel der Teuerung im Euroraum. Es gibt Euroländer, die eine Teuerung von 20 Prozent und mehr haben; dass dort Handlungsbedarf gegeben ist, ist klar. Bei 3,5 Prozent ist aber schon die Frage zu stellen: Muss der Staat hier bereits eingreifen, ist die Voraussetzung dafür bereits gegeben? Kommt hinzu: Wenn wir den Anteil der Energieausgaben an den Haushaltsbudgets messen, so sehen wir, dass er in der Schweiz etwa die Hälfte im Vergleich mit dem Ausland beträgt. Als Konsequenz der relativ guten Versorgung mit Wasserkraft und Nuklearanlagen, die wir hier haben, ist der Anteil der Energieausgaben bei uns wesentlich kleiner als im Ausland. Auch aus dieser Sicht lässt sich die aktuelle Situation also nicht mit derjenigen im Ausland vergleichen.
Der Bundesrat ist der Meinung, dass bei einer Teuerung von 3,5 Prozent, wobei sie sich ja hoffentlich noch etwas abschwächt, staatliches Handeln nicht notwendig ist. Denn die Arbeitnehmer werden nächstes Jahr wohl eine Teuerungszulage erhalten, auch wenn diese vielleicht nicht zu einem vollständigen Ausgleich führen wird. Trotzdem ist es bei 3,5 Prozent Teuerung nicht angebracht, dass sich der Staat hier einmischt. Aus dieser Überlegung sind eigentlich sämtliche Motionen abzulehnen.
Wenn ich die Motionen im Detail anschaue, teile ich durchaus die Ansicht, dass es allenfalls notwendig ist, die Situation zu beobachten. Letztlich ist aber dort Unterstützung zu leisten, wo ein Haushalt tatsächlich gefährdet ist. Geld für Giesskannenlösungen haben wir einfach definitiv nicht, und die Vorschläge, die hier auf dem Tisch liegen, sind im Grunde Giesskannenlösungen. Der Staat hat nicht Geld, um überall einzugreifen, zumal die Situation nicht überall gravierend ist. Auch das, meine ich, sollte also abgelehnt werden.
Etwas Drittes müssen Sie sich ebenfalls überlegen: Die Motionen, die jetzt auf dem Tisch liegen, erfordern praktisch alle eine Gesetzesänderung. Das heisst, wenn wir das ordentlich machen - und Sie haben uns ja bei Corona aufgefordert, nie mehr mit Notrecht zu agieren -, dann bedingt das eine Vernehmlassung sowie Beratungen in beiden Räten. Gesetzesänderungen würden, sofern es keine Referenden gibt, vielleicht ungefähr auf 2025 in Kraft treten. Somit stellt sich auch die Frage, ob das überhaupt noch Sinn machen würde oder ob man es nicht jeweils wieder neu beurteilen müsste. Folglich gibt es eigentlich kaum einen Grund, der für die Annahme der Motionen spricht.
Zu den Finanzen: Wir haben kein Geld, und wenn wir das Rechtsverfahren einhalten, dann geht es zu lange. Dabei ist die Teuerung nicht so, dass staatliches Handeln gefordert wäre.
Wenn wir die Vorstösse noch im Einzelnen betrachten, so ist unter anderem die volle Abzugsfähigkeit der Krankenkassenprämien nicht notwendig, zumal bereits eine Vorlage unterwegs ist, die eine Erhöhung der Abzüge auf 6000 Franken vorsieht. Das ist eine Giesskannenlösung, die so nicht notwendig ist. Wenn schon, sind die tieferen Einkommen betroffen, sie werden durch die hohen Krankenkassenprämien belastet. Dort macht es aber praktisch nichts aus, weil die Einkommen ohnehin so tief sind, dass die Steuern relativ bescheiden ausfallen bzw. dass die Bundessteuern gleich null sind. Und um die höheren Einkommen zu entlasten, haben wir im Moment leider kein Geld.
Die Aufhebung der Mineralölsteuer bedürfte einer Gesetzesänderung. Eine solche Aufhebung ist nicht angezeigt, da die Mineralölsteuer einen wesentlichen Teil der Bundeseinnahmen darstellt. Sie aufzuheben, würde grosse Sparmassnahmen bedingen - und da höre ich jetzt schon den Aufschrei, wenn wir das vorschlagen müssten.
Zur Abschaffung des Eigenmietwerts für Rentner: Zum Eigenmietwert ist jetzt eine Vorlage unterwegs, die in beiden [PAGE 906] Räten tendenziell überladen wurde. Beraten wir doch zuerst diese, bevor wir ein neues Gesetzgebungsprojekt an die Hand nehmen.
Zur staatlichen Entlastung von hohen Benzin- und Dieselpreisen: Auch das braucht eine Gesetzesänderung.
Also, zusammengefasst: Die Situation muss weiter beobachtet werden, denn die Inflation macht uns natürlich auch etwas Sorge, das müssen wir im Auge behalten. Sollte der Staat aber eingreifen müssen, dann muss er sich auf jene Bereiche konzentrieren, in denen tatsächlich Familien oder Personen in existenzielle Nöte geraten, weil sie nicht mehr bezahlen können. Für Giesskannenlösungen haben wir heute kein Geld und werden wir auch in Zukunft kein Geld haben. Alles, was wir ausgeben oder weniger einnehmen, bedingt entsprechende Sparmassnahmen. Und unser Finanzhaushalt wird in den Jahren 2024 und folgende tief im roten Bereich sein.
Ich bitte Sie also, alle Vorstösse abzulehnen. Wenn ich mir das erlauben darf: Seien Sie auch bei den noch kommenden Vorstössen vorsichtig.
Hefti Thomas, Präsident: Präsident (Hefti Thomas, Präsident): Wir führen nun die Diskussion über die folgenden Motionen im Zuständigkeitsbereich des WBF: die Motion Bischof 22.3804, "Treibstoffpreise. Einen Preisrechner nach österreichischem Vorbild einführen", die Motion Sommaruga Carlo 22.3571, "Energiepreis. Für eine jährliche Energiezulage, um den finanziellen Druck auf die am stärksten gefährdeten Haushalte zu verringern", die Motion Herzog Eva 22.3864, "Einführung eines 'Bundes-Cheques' zum Schutz der Haushalte vor Kaufkraftverlust", und die Motion Graf Maya 22.3805, "Gezielte Entlastung von Haushalten in bescheidenen Verhältnissen bei steigenden Energiepreisen".
Bischof Pirmin (M-E, SO): Ein Gespenst ist zurück in Europa, auch in unserem Land: die Teuerung. Eine ganze Generation von Menschen hat dieses Wort nicht mehr gekannt, schon gar nicht seine Auswirkungen. Im Moment sieht es leider danach aus, dass die Teuerung zurück ist und dass sie steigt, in unserem Land allerdings weniger als im übrigen Europa und in den Vereinigten Staaten. Teuerung bringt in einer Gesellschaft enorme ungewollte Umverteilung, und Teuerung bringt Armut. Sie bringt Armut für Rentnerinnen und Rentner, für Sparerinnen und Sparer und für Menschen, die besonders auf die Befriedigung der Grundbedürfnisse angewiesen sind. Das ist nicht nur mir bekannt, sondern auch Ihnen und dem Bundesrat.
Sie haben gesehen, man kann verschiedene Lösungen suchen, die entweder den Staat sehr viel kosten, also grosse Ausgaben bringen, oder dem Staat grosse Einnahmenausfälle bringen. Es ist immer eine Abwägung, was man machen will und was nicht. Mit Annahme meines bescheidenen Vorstosses beschliessen Sie keine Mehrausgaben und keine Mindereinnahmen, sondern nehmen Einfluss auf die Milliardenverschiebungen, die im Moment im Bereich der Treibstoffpreise passieren. Die Treibstoffpreise sind innerhalb eines Jahres um fast 30 Prozent gestiegen. Auch in unserem Land steigen sie, auch wenn sie schwanken und teilweise zurückgehen.
Jetzt kann man sagen, jeder Einzelne müsse darauf schauen, wie viel er tanken wolle, und wenn er halt zu wenig Geld habe, solle er weniger tanken. Das stimmt für die meisten hier drin wahrscheinlich schon, weil wir das Auto vor allem für Freizeitvergnügungen brauchen. Aber in diesem Land gibt es Menschen, die leider auf das Auto angewiesen sind, entweder, weil sie einen Arbeitsplatz haben, wo sie zu Unzeiten arbeiten müssen, oder weil sie an einem Ort wohnen, wo der öffentliche Verkehr die Erreichbarkeit nicht gewährleistet. Ich denke insbesondere an Menschen auf dem Land und in den Bergen. Diese Menschen sind auf das Auto angewiesen.
Das Einzige, was ich Ihnen jetzt vorschlage, ist ein Stück Transparenz, wie wir es beispielsweise bei den Krankenkassenprämien haben - ein Stück Transparenz. In der heutigen Situation kann jeder Tankstellenbetreiber seinen Preis jeden Tag frei festlegen. Über eine betreffende Untersuchung haben Sie in der Presse gelesen. In vielen Regionen in unserem Land beträgt der Preisunterschied pro Liter innerhalb eines kleinen Gebiets über 20 Rappen. Jetzt kann man sagen, dass man, wenn man tanken will, bei allen Tankstellen vorbeifahren könnte, um herauszufinden, wie teuer das Benzin ist.
Was ich Ihnen jetzt vorschlage, ist keine Erfindung von mir, das gibt es schon. Österreich hat dieses Problem im Jahr 2011 auf eine kostengünstige und einfache Art gelöst. Man hat einen sogenannten Preisrechner eingeführt. Dieser wird vom dortigen Klimaministerium zu höchst geringen Kosten betrieben. Ich habe mich dort erkundigt. Jeder Tankstellenbesitzer meldet jeden Tag zentral seinen Benzinpreis, und jede Autofahrerin hat die Möglichkeit, in der App zu sehen, wie hoch die Benzinpreise in ihrer Region oder bei ihrer Adresse sind, und zwar bei den fünf günstigsten Tankstellen. Damit kann eine Entwicklung nach oben verhindert werden, wie die Ökonomen in Österreich festgestellt haben. Zum Resultat: Nach Einführung dieses Instruments sind die Benzinpreise in Österreich innerhalb eines Jahres um fast 20 Prozent gesunken.
Jetzt muss man zugeben, dass das Ganze in einem Paket beschlossen wurde, das nicht nur diesen Preisrechner enthielt. Ich gehe also in der Schweiz nicht von 20 Prozent aus. Aber wenn wir nur schon 10 Prozent erreichen, ist das eine Milliardeneinsparung für die betroffenen Konsumenten, ohne dass jemand einen Schaden daraus hat. Der Staat muss höchstens die Einrichtungskosten zahlen. Ich habe mich bei der österreichischen Botschaft erkundigt: Österreich bietet der Schweiz an, dass wir das System übernehmen könnten. Wir könnten das in Lizenz machen, oder wir könnten selber ein System aufbauen - die Kosten sind äusserst gering, für die Konsumentin ist es äusserst einfach und wirkungsvoll.
Ich bitte Sie, hier diesem Antrag zu folgen. Ich glaube, er sticht insofern schon ein bisschen heraus, als es eine marktwirtschaftliche, eine liberale Lösung ist, die vor allem für die tiefen Einkommen ein grosses Stück Intransparenz beseitigen kann. Benzin ist ein austauschbares und qualitativ nicht veränderbares Produkt. Ein Liter Benzin, bleifrei beispielsweise, ist überall das Gleiche, in jeder Tankstelle in der Schweiz. Das Gleiche gilt für Diesel oder für andere Benzinprodukte.
Mit diesem Preisrechner ermöglichen Sie, Österreich zeigt das, dass die "asymmetric price transmission", wie die Ökonomen sie nennen, wahrscheinlich beendet wird. Wenn nämlich die Rohölpreise steigen, steigen in der Schweiz unverzüglich die Benzinpreise. Wenn hingegen die Rohölpreise sinken, sinken die Benzinpreise in der Schweiz nicht sofort, sondern erst sehr verzögert. Die Konkurrenz ist hier bescheiden, weil die Transparenz fehlt. Der Preisrechner schafft diese Transparenz. Österreich ist für mich das Modell - nicht das zwingende: Auch Deutschland hat ein Modell realisiert; es scheint mir etwas komplizierter als das österreichische. Jedenfalls ist es möglich, und die betroffenen Konsumentinnen- und Konsumentengruppen werden es Ihnen danken.
Ich bitte Sie, die Motion anzunehmen.
Sommaruga Carlo (S, GE): La situation financière des ménages est-elle préoccupante? Faut-il, oui ou non, aider les ménages? De manière sidérante, je dois le dire, le Conseil fédéral répond non à toute nécessité d'aide, quelle que soit la forme: "Circulez, il n'y a rien à voir, il n'y a rien à faire." Par cette attitude, le Conseil fédéral montre à quel point il est déconnecté de la réalité et se montre insensible aux conditions dures dans lesquelles vivent actuellement des centaines de milliers de ménages dans notre pays.
Selon les derniers chiffres de l'Office fédéral de la statistique, 722[NB]000 personnes, c'est-à-dire 8 pour cent de la population suisse, c'est-à-dire une personne sur douze, vivent en Suisse sous le seuil de pauvreté. Ces chiffres remontent à 2019, soit avant la pandémie.
Or, au cours des deux dernières années, à savoir les années de pandémie 2020 et 2021, des centaines de milliers de salariés ont vu leur revenu amputé de 20 pour cent pendant de nombreux mois, en raison des mesures de lutte contre la pandémie. Rappelons que les allocations pour la réduction de l'horaire de travail (RHT) [PAGE 907] représentent 80 pour cent du salaire. Au bout de cinq mois au bénéfice des prestations RHT, c'est un salaire entier qui est perdu; mais les charges mensuelles des ménages sont restées les mêmes. Au mieux, les économies ont fondu; au pire, les ménages se sont endettés ou ont renoncé aux soins ou encore à une alimentation équilibrée.
Aujourd'hui, nombreux sont les ménages fragilisés qui doivent affronter les affres générées par l'évolution de la situation économique.
Comme le montre d'ailleurs une étude publiée par Caritas pour le canton de Berne, de nombreux ménages vivent juste au-dessus du seuil de pauvreté. Une augmentation de ce seuil de 500 francs par mois aboutirait au doublement de la population vivant dans la pauvreté; une augmentation de charges de 500 francs par mois aboutirait aussi au doublement de la pauvreté.
Sans une réponse des pouvoirs publics, l'explosion de l'inflation, l'augmentation annoncée des primes d'assurance-maladie jusqu'à 10 pour cent, la hausse du prix des carburants, mais aussi la hausse des loyers indexés, l'augmentation des charges de chauffage et d'eau chaude généreront un accroissement de la pauvreté dans notre pays qui, rappelons-le, compte parmi les dix pays les plus riches du monde.
Les divers facteurs énumérés ne touchent pas seulement les plus pauvres de notre société, mais aussi la classe moyenne et surtout les ménages avec enfants.
Permettez-moi de vous rappeler que selon l'Office fédéral de la statistique, un ménage qui dispose d'un revenu brut inférieur à 4530 francs par mois affecte en moyenne 34 pour cent de son revenu disponible au paiement du loyer, dont 8 pour cent pour les charges de chauffage. Selon les modèles de consommation d'énergie des immeubles de l'Office fédéral de l'énergie, une augmentation de 80 francs du prix du fioul pour 100 litres par rapport à l'année dernière, comme c'est le cas actuellement, aboutit à une augmentation des charges de chauffage d'au moins 1600 francs par année pour un logement de 100 mètres carrés, dans un immeuble mal isolé, ce qui est le cas de la majorité des logements en Suisse. Cette explosion des coûts de chauffage est confirmée par le Credit suisse qui, dans son dernier moniteur immobilier de juin 2022, indique que, pour les occupants des logements chauffés aux énergies fossiles, soit environ 60 pour cent des logements, l'envolée des prix de l'énergie pourra se traduire en 2022 par des hausses de frais de chauffage d'environ 40 pour cent.
Chers collègues, tous les voyants sont au rouge sur les atteintes faites au pouvoir d'achat. La menace que font peser les prix de l'énergie sur la situation économique de nos concitoyens est incontestable. Dans notre conseil, il s'agit maintenant d'examiner la motion 22.3571 qui reprend une des revendications de l'Association suisse des locataires (Asloca), dont j'assume la présidence, et qui vise l'octroi d'une allocation énergétique annuelle destinée à réduire la pression sur les ménages les plus vulnérables.
C'est justement le prix de l'énergie qui va mettre les ménages en grande difficulté: les petits propriétaires, déjà maintenant, et les locataires d'ici juin-juillet 2023, lors de la communication des décomptes de chauffage. Sans aide publique, de nombreux locataires se trouveront en défaut de paiement, leur revenu ne pouvant leur permettre de résorber la majoration des acomptes de chauffage et le solde à payer, avec pour conséquence des résiliations du contrat de bail. Notre Parlement dispose du temps nécessaire pour élaborer la base légale pour l'octroi d'une allocation énergétique d'ici mi-2023. Les modalités de versement peuvent être multiples et peu bureaucratiques. Il pourrait s'agir d'un rabais social supplémentaire des primes d'assurance-maladie, comme cela est évoqué dans le développement de la motion, ou d'autres mécanismes comme le remboursement de la taxe CO2 ou encore d'un chèque ou d'un rabais fiscal sur la taxation, comme cela est actuellement discuté au sein d'un parlement cantonal.
La comparaison de la situation suisse avec celle des autres pays n'est pas pertinente. Doit-on attendre que nos compatriotes se trouvent dans la situation du Royaume-Uni, où les ménages cessent de se chauffer ou d'utiliser le courant pour pouvoir manger jusqu'à la fin du mois? Faut-il attendre cette situation pour que notre gouvernement agisse ou que nous agissions?
Je vous invite donc à approuver ma motion 22.3571, et également celle déposée par Mme Maya Graf 22.3805, qui visent à venir en aide aux ménages vulnérables, aussi bien locataires que propriétaires, et surtout qui laissent une totale liberté au Conseil fédéral et au Parlement en ce qui concerne les modalités de distribution de cette aide énergétique, le nombre de ménages qui pourraient en bénéficier et les montants d'allocation énergétique. En d'autres termes, ces motions visent à instaurer un principe, tout en laissant une grande marge de manoeuvre au Conseil fédéral et à notre Parlement pour la mise en oeuvre.
Merci donc d'adopter ces motions.
Herzog Eva (S, BS): Wir haben nun schon einiges gehört zu unserer gemeinsamen Sorge, dass die gestiegene Inflation zu einem Kaufkraftverlust führen kann - die Inflation, die aktuell 3,5 Prozent beträgt und deren Haupttreiber vor allem die gestiegenen Energiepreise sowie Ausfälle in den weltweiten Lieferketten sind. Ich bin froh, dass die vorherigen Vorstösse abgelehnt wurden, die einzelne Gruppen begünstigt hätten, z. B. Automobilistinnen und Automobilisten, und die dann auch noch ökologisch fragwürdige Anreize gesetzt hätten.
Wir haben es gehört, der Bundesrat ist ja der Meinung, dass kein Handlungsbedarf besteht, da die Teuerung in der Schweiz tiefer ist als in unseren Nachbarländern, und dass wir auch kein Geld ausgeben sollten.
Die Nationalbank hat am vergangenen Donnerstag den Leitzins ein weiteres Mal und sehr kräftig angehoben. Sie erhöhte ihn um 75 Basispunkte auf 0,5 Prozent. Damit ist nach acht Jahren die Zeit der Negativzinsen in der Schweiz vorbei. Die Zinserhöhung soll dem erneut gestiegenen Inflationsdruck entgegenwirken. Auch ein Übergreifen der Teuerung auf bisher weniger betroffene Waren und Dienstleistungen soll erschwert werden. Dieser starke Schritt zeigt, dass die Nationalbank die Gefahr einer weiter steigenden Teuerung sehr ernst nimmt und dafür auch in Kauf nimmt, das Wirtschaftswachstum zu bremsen, was zu einer Stagnation und im Worst Case zu einer Rezession mit steigender Arbeitslosigkeit führen könnte. Vorstösse zur Stützung der Kaufkraft kommen deshalb zur rechten Zeit.
Meine Motion wählt noch einmal einen anderen Ansatz, sie ist allgemeiner, will nicht einzelne Gruppen begünstigen, und sie soll bis in den unteren Mittelstand wirken, der bei steigender Inflation ebenfalls grosse Probleme bekommt. Je nach Ausgestaltung der Sozialleistungen - insbesondere gibt es ja grosse kantonale Unterschiede - kommt der untere Mittelstand gar nicht oder nur sehr begrenzt in den Genuss von Verbilligungen und Sozialzuschüssen.
Sinnvoll sind meiner Ansicht nach Vorschläge, die gezielt wirken, insbesondere bei tieferen Einkommen, und hierzu eignet sich natürlich - das werden wir nachher hören - das System der Prämienverbilligungen oder auch ein vorgezogener Teuerungsausgleich auf den Renten. Ab einer gewissen Einkommensschwelle sind Angehörige des Mittelstandes sogenannte Selbstzahler, sei es bei den Kitas oder bei der Krankenkasse, und sie erhalten auch keine Mietzinszuschüsse usw.
Der Bundesrat, der meine Motion zur Ablehnung beantragt, schreibt, ein Teil der Teuerung sei über die Löhne auszugleichen. Damit bin ich natürlich sehr einverstanden, ich unterstütze diesen Appell an die Arbeitgeber sehr. Doch je nach Entwicklung der Teuerung wird das nicht reichen oder zu spät erfolgen.
Gemäss der Forderung meiner Motion soll eine einmalige Zahlung erfolgen, wenn gewisse Bedingungen erfüllt sind. Als Beispiel nenne ich eine Inflation über 5 Prozent. Bei der Ausarbeitung des Vorstosses wäre aber die genaue Höhe noch zu definieren, und auch die genaue Höhe der auszurichtenden "Bundes-Cheques" könnte definiert werden. Mit einer solchen Einmalzahlung würden einkommensschwächere Haushalte prozentual stärker entlastet. Indem vorgesehen ist, die Zahlung ab einem gewissen Einkommen auslaufen zu lassen, würde ein zusätzlicher Mechanismus eingebaut, um zu verhindern, dass von einem Giesskannenprinzip [PAGE 908] gesprochen werden könnte; hohe Einkommen würden keine Zahlung mehr erhalten.
Im Moment beträgt die Inflation 3,5 Prozent, wir haben es schon mehrfach gehört. Der Mechanismus würde also noch nicht greifen. Ich bitte Sie gleichwohl oder vielleicht gerade deshalb, diese Motion anzunehmen, damit in Zeiten mit einer höheren Inflation als der jetzigen eine Massnahme zur Verfügung steht.
Was die Sorge des Bundesrates betrifft, dass Kosten von geschätzten 2 Milliarden Franken woanders eingespart werden müssten, kann ich Sie vollständig beruhigen: Das ist nicht der Fall. Es wäre eine einmalige Auszahlung und von der Gestalt her ausserordentlich, sodass der Betrag dem Amortisationskonto belastet würde. Wir sind ja jetzt dabei - wir haben weitgehend beschlossen, dass wir das machen werden -, das Amortisationskonto in den nächsten Jahren ganz langsam wieder in den positiven Bereich zu bringen. Herr Bundesrat Maurer hat uns in der entsprechenden Debatte gesagt, dass es nicht so schlimm sei, wenn es bis 2035 oder gar 2039 nicht reiche, und dass man in diesem Fall die Frist einfach verlängern würde.
Dann hätten wir aber auch noch die Möglichkeit, den Betrag ordentlich als Nachtrag zu budgetieren. Wie Sie wissen, liegt auf dem Ausgleichskonto reichlich Geld für Defizite im ordentlichen Budget.
In diesem Sinne bitte ich Sie, diese Motion anzunehmen.
Graf Maya (G, BL): Ich spreche zu meiner Motion 22.3805, die bei steigenden Energiepreisen eine gezielte Entlastung von Haushalten in bescheidenen Verhältnissen beantragt. Die Entlastung soll über unser bewährtes Prämienverbilligungssystem erfolgen.
Wir haben nun die zweite Krise innert kürzester Zeit: zuerst die Corona-Krise, jetzt den Ukraine-Krieg mit der Energiekrise. Krisen haben es an sich, dass sie uns alle betreffen. Nicht nur das: Sie betreffen uns ungleich. Die einen profitieren sogar, die anderen leiden. Aber es ist eigentlich praktisch immer so, dass es diejenigen am stärksten trifft, die schon wenig haben. Das ist jetzt natürlich insbesondere bei den Energiepreisen so. Heute können die Energiekosten Haushalte an ihre Grenzen bringen. Wenn Menschen mit tiefen Einkommen aufgrund der steigenden Energiekosten nicht mehr in der Lage sind, ihre Wohnung zu heizen, dann sollten wir als Staat Hilfe leisten. Bei der Corona-Pandemie haben wir übrigens ebenfalls erfolgreich Hilfe geleistet.
Was verlangt die Motion? Die Motion möchte, dass Massnahmen zur sozialen Abfederung ebendieser Preissteigerungen bei der Energie ergriffen werden. Dazu sollen Haushalte in bescheidenen wirtschaftlichen Verhältnissen gezielt über eine temporäre Energiezulage im Rahmen des bestehenden Prämienverbilligungssystems entlastet werden.
In den letzten Monaten sind die Preise für die fossilen Energiebezüge stark gestiegen. Bei den Heizkosten sind sie aktuell ungefähr doppelt so hoch wie im langjährigen Durchschnitt und sehr volatil. Für die meisten Haushalte werden die Preissteigerungen mit den jährlichen Nebenkostenabrechnungen erst in einigen Monaten oder sogar erst nächstes Jahr spürbar. Darum ist es Zeit zu handeln, und wir sollten es jetzt tun.
Im Moment wird beispielsweise eine Familie in einer schlecht isolierten Vier-Zimmer-Wohnung, die 2000 Liter Heizöl pro Jahr braucht, mit der jetzigen Verdopplung des Heizölpreises von ungefähr 80 Franken für hundert Liter auf 160 Franken für hundert Liter Mehrkosten von 1600 Franken in nur einem Jahr verkraften müssen. Der Gaspreis entwickelt sich analog. Es muss darum kurzfristig und befristet eine Energiezulage eingeführt werden. Danach muss diese Teuerung in die[NB]Lohnentwicklung eingebaut werden. Wir haben das gehört, und das unterstütze ich auch sehr gerne. Es geht aber um die Abfederung einer Preissteigerung, auf die mit anderen Mitteln gar nicht so rasch reagiert werden kann. Denn neben dem Bereich der Heizkosten wird es ja auch in allen anderen Bereichen zu einer Teuerung kommen. Wir werden nachher über die Krankenkassenprämien sprechen, die die Haushalte sehr stark belasten. Nicht alles kann aufgefangen werden. Aber hier, bei den Heizkosten, können wir das tun. Die Heizkosten sind relevant, weil wir viele Mieter und Mieterinnen haben, die mit bescheidenen Einkommen auskommen müssen.
Es ist eine gezielte Massnahme und keine Giesskanne, wie wir das bei den vorherigen Motionen Chiesa zur allgemeinen Verbilligung des Benzins gehört haben. Nein, steigende Energiepreise wie Benzin und Heizöl sollen nicht allgemein verbilligt werden. Hier muss auch der Markt spielen, und es soll durchaus ein Spareffekt erzielt werden. Die Folgen von schockartig gestiegenen Energiekosten beim Wohnen müssen aber sozial abgefedert werden. Der Umbau der Energie- und vor allem der Heizsysteme auf erneuerbare Energien muss rasch erfolgen, aber Sie wissen es: Das dauert Jahre, Jahrzehnte, und vor allem können Mieterinnen und Mieter selbst keinen Einfluss darauf nehmen, welches Heizsystem es in ihren Wohnungen gibt.
Daher soll mit dieser dringend nötigen Energiezulage zielgerichtet und befristet geholfen werden. Wir haben mit den Prämienverbilligungen bereits ein bewährtes System für die Unterstützung der Kaufkraft von Haushalten mit bescheidenen Einkommen. Die Rückvergütung an einkommensschwache Haushalte kennen wir, denn schon heute haben wir Energieabgaben, die zurückerstattet werden. Wir wissen dort, welche Haushalte welche Einkommen haben, und so muss kein neues System aufgebaut werden. Auch das haben wir aus der Corona-Pandemie gelernt: dass Systeme gebraucht werden müssen, die es schon gibt und die sich bewährt haben. Das ist mit dem Prämienverbilligungssystem genau der Fall.
So kann die staatliche Hilfe schnell, unbürokratisch und eben befristet erfolgen. Ich verstehe daher schlecht, dass der Bundesrat auch hier nicht bereit ist, es wenigstens zu prüfen, respektive dass er sagt, den laufenden Arbeiten solle nicht vorgegriffen werden. Ich bitte Herrn Bundesrat Parmelin, uns zu sagen, welche Arbeiten denn nun an die Hand[NB]genommen[NB]wurden und ob etwas in diese Richtung geplant ist.
Es ist sehr, sehr wichtig, dass wir uns heute schon vorbereiten. Es muss verhindert werden, dass es gar zu Kündigungen kommt, wenn nächstes Jahr die Nebenkostenrechnungen in die Haushalte mit bescheidenem Einkommen flattern und die Leute sie nicht bezahlen können. Wir haben hier mit dieser befristeten Energiezulage für Haushalte mit bescheidenen Einkommen eine gute, gezielte Massnahme.
Ich habe einmal gesagt, das sind Haushalte, die vielleicht 4000 oder 5000 Franken Einkommen haben. Das ist eine Situation, in der 100 Franken pro Monat an Mehrausgaben zu viel sind, um das bezahlen zu können. Wir sprechen im Durchschnitt von 1600 Franken mehr Heizkosten pro Jahr, die in diesen Haushalten anfallen werden.
Ich bitte Sie daher, diese Motion anzunehmen. Ich werde auch die Motion Sommaruga Carlo unterstützen.
Parmelin Guy, Bundesrat: Tout d'abord, les prix de l'énergie ont fortement augmenté sur les marchés internationaux depuis le début de la guerre en Ukraine, et cela a contribué à ce que l'inflation en Suisse atteigne un niveau élevé. En août, l'inflation s'élevait à 3,5 pour cent. Néanmoins, elle reste inférieure d'environ 5 points de pourcentage à l'inflation dans la zone euro et aux Etats-Unis. La Banque nationale suisse (BNS), vous le savez, a réagi à la pression inflationniste plus élevée. Elle a encore tout récemment décidé d'augmenter le taux directeur de 75 points de base, le 22 septembre dernier, pour le porter à 0,5 pour cent.
L'évolution de l'inflation n'est d'ailleurs pas le seul facteur déterminant pour le pouvoir d'achat des ménages. L'évolution des salaires l'est aussi. La situation sur le marché du travail est très bonne, avec un taux de chômage de 2 pour cent pour le mois d'août, et une tendance à la baisse ultérieurement, ceci après correction des variations saisonnières. L'économie devrait, par rapport à la crise du Covid-19, poursuivre son rétablissement.
Selon les enquêtes de la BNS enfin, l'inflation plus élevée, la pénurie de personnel, ainsi que l'évolution économique généralement robuste devraient conduire à une dynamique salariale plus forte dès cette année, ce qui devrait compenser, au moins en partie, la perte de pouvoir d'achat des ménages liée à l'augmentation des prix. Les ménages à faible revenu [PAGE 909] peuvent avoir recours à un vaste réseau de sécurité sociale qui peut tenir compte du renchérissement.
Le Conseil fédéral prendra une décision cet automne sur une adaptation des rentes ordinaires de l'AVS et de l'assurance-invalidité à partir du 1er janvier 2023. Dans ce contexte, il peut également ajuster les prestations complémentaires.
Toute autre mesure sociale visant à atténuer les effets des hausses de prix pour les ménages relève de la compétence des cantons et des communes. Dans l'ensemble, le Conseil fédéral est d'avis qu'il n'y a actuellement - actuellement, je le souligne - pas de nécessité de prendre des mesures de compensation directes en faveur des ménages. De son point de vue, la situation n'est pas comparable à celle de l'étranger, car l'inflation reste modérée en comparaison internationale vu la très bonne situation sur le marché du travail et vu les mécanismes existants pour adapter les prestations sociales en Suisse.
Néanmoins, l'évolution reste très incertaine. Les prix de l'énergie, et donc l'inflation, pourraient poursuivre leur augmentation. Pour cette raison, le Conseil fédéral a décidé que le groupe de travail interdépartemental resterait en place et qu'il continuerait de suivre attentivement l'évolution de la situation, non seulement des ménages comme c'était le cas jusqu'au mois d'août, mais aussi des entreprises puisque, vous le savez, la situation a aussi des effets sur les entreprises.
J'en viens maintenant aux motions et je commence par la motion Bischof 22.3804. Le Conseil fédéral est d'avis que, même en cas de forte hausse de l'inflation, un calculateur du prix des carburants ne serait pas une solution appropriée. Cela ne servirait pas à lutter contre les prix actuellement élevés, car une modification de loi serait nécessaire. Le calculateur du prix des carburants ne serait pas opérationnel dans un délai utile. De plus, cette mesure ne serait pas limitée dans le temps, ce qui est un des trois critères clés permettant d'évaluer si certaines mesures de soutien dans une situation de crise sont adéquates ou non. La mesure est de plus liée à une obligation d'annoncer les prix pour les stations-service. Pour de petites stations-service indépendantes en particulier, cela entraînerait une charge administrative additionnelle. Un site de comparaison de prix comporte aussi le risque d'un comportement collusoire des exploitants de stations-service, ce qui aurait un effet de hausse des prix. La littérature scientifique n'est pas concluante quant à la prédominance de l'effet de baisse ou d'augmentation des prix.
Sur mandat de la Surveillance des prix, une société de conseil et recherche, Ecoplan Berne, a fait ce que l'on appelle un "quick check". Il s'agit d'un instrument qui fournit une première estimation approximative des principaux impacts d'un projet législatif fédéral.
Le "quick check" élaboré fournit, d'une part, des arguments qui mettent en avant les avantages potentiels d'un tel calculateur de prix. D'autre part, le "quick check" arrive également à d'autres conclusions, par exemple que la nécessité d'agir n'est pas évidente, que les effets d'épargne pour les automobilistes sont marginaux, que la situation concurrentielle entre les stations-service pourrait changer sans intervention de l'Etat et que l'intention de ne publier que les prix des stations-service les plus bas pourrait être compromise par la publication parallèle des prix sur des plates-formes privées.
En Suisse, il y a plus de 3000 stations-service de marques et quelques centaines de stations-service indépendantes, surtout chez les garagistes, et par conséquent les coûts de la réglementation provoqués par un calculateur de prix, comme proposé, doivent fait l'objet d'une estimation quantitative, par exemple dans le cadre d'une analyse d'impact de la réglementation (AIR). Cet instrument est systématiquement utilisé, vous le savez, pour examiner la nécessité de réglementer, les conséquences qui en sont attendues, les options alternatives et les aspects pratiques de l'exécution.
Finalement, l'effet de baisse des prix de plus de 20 pour cent, réduction régulièrement citée, se réfère à une étude sur l'effet à court terme d'une nouvelle réglementation concernant les possibilités d'adaptation des prix des stations-service, et non à la transparence accrue grâce un site Internet de comparaison de prix. Certains calculs ont été faits, en supposant que l'effet de réduction des prix d'un tel calculateur soit de 10 pour cent: avec un prix au litre de 2,10 francs, un kilométrage annuel de 12 500 kilomètres et une consommation moyenne de 7,5 litres aux 100 kilomètres, l'économie d'un automobiliste serait de moins de 200 francs par an, c'est-à-dire environ de 16 francs par mois. Ecoplan arrive d'ailleurs à une estimation plus basse.
Pour ces raisons, le Conseil fédéral arrive à la conclusion que l'introduction d'une telle application n'est pas nécessaire.
Concernant la motion Sommaruga Carlo 22.3571: comme vous, Monsieur le conseiller aux Etats, le Conseil fédéral est conscient des fortes augmentations du prix de l'énergie et il est aussi préoccupé par les effets de ce renchérissement sur les ménages, mais aussi sur l'économie.
Je l'ai dit, l'inflation dans notre pays reste, en comparaison internationale, toutefois encore modérée. En août, encore une fois, elle était de 3,5 pour cent; c'est nettement inférieur à ce que l'on constate dans toute la zone euro. Néanmoins, l'évolution de ces derniers jours, de ces dernières semaines et de ces derniers mois nous a douloureusement fait comprendre que l'évolution du prix de l'énergie peut être soumise à de fortes influences, à des interactions et à des forces qui ne peuvent être contrôlées directement. Cependant, le Conseil fédéral met tout en oeuvre pour analyser les raisons de la situation actuelle et prendre les mesures nécessaires pour contrer les effets de la crise énergétique de manière opportune, ciblée, et aussi longtemps que nécessaire. Dans le cadre de ces activités par exemple, vous le savez, le Conseil fédéral a aussi lancé, le 31 août, sa campagne intitulée "L'énergie est limitée, ne la gaspillons pas". Cette campagne montre aussi à la population comment il est possible d'économiser dans toutes les sources d'énergie, en réduisant les températures de chauffage, en consommant moins d'eau chaude, etc. En suivant ces conseils, il est non seulement possible d'économiser de l'énergie, mais aussi, naturellement d'économiser des coûts.
Eu égard aux conclusions auxquelles est parvenu à ce jour le groupe de travail interdépartemental, je le répète, le Conseil fédéral ne juge pas nécessaire de prendre des mesures urgentes pour le moment. Il a néanmoins jugé que le groupe de travail, que je viens de citer, devait continuer à évaluer la situation et à examiner la nécessité de certaines mesures. Une des mesures à évaluer concerne une éventuelle allocation qui pourrait être octroyée à des ménages particulièrement touchés par ces développements.
Car une des conclusions du groupe de travail était justement que des ménages à revenu faible pourraient être touchés de manière sensible par les augmentations actuelles des prix de l'énergie.
Dans le cadre des examens supplémentaires qui sont en cours, le groupe de travail interdépartemental va tenir compte de l'évolution future des prix, de l'inflation et des salaires, ainsi que des instruments cantonaux et communaux existants.
Dans l'attente de ce nouveau rapport, c'est-à-dire d'ici la fin octobre, il ne semble pas opportun au Conseil fédéral de prendre des décisions ou de définir des mesures.
Là aussi, le Conseil fédéral propose de ne pas accepter cette motion.
Concernant la motion Herzog Eva 22.3864 et la motion Graf Maya 22.3805, je vais prendre position comme ceci.
Tout d'abord, Madame la conseillère aux Etats Herzog, il s'avère jusqu'à présent que les ménages à faible revenu ne sont pas plus touchés par l'inflation que les ménages à moyen revenu. Ils sont certes davantage touchés par les fortes augmentations des prix de l'énergie, mais pour d'autres biens dont les prix ont fortement augmenté, ils sont moins touchés que les autres ménages car la part de leur consommation est plus faible. On peut citer ici par exemple les voyages en avion, les voitures ou d'autres exemples. C'est pour cette raison aussi que le Conseil fédéral a décidé que le groupe de travail devait poursuivre ses analyses. Il est d'avis que, même en cas de forte hausse de l'inflation, le chèque fédéral tel qu'il est proposé ne serait pas une solution appropriée. Selon le texte de la motion, 80 pour cent de la population devrait recevoir une allocation énergétique [PAGE 910] complète et les 20 pour cent restant une allocation échelonnée en fonction du niveau du revenu. Le versement d'un chèque fédéral à de larges pans de la population ne constituerait pas une mesure ciblée. Un tel versement serait même contre-productif dans un contexte inflationniste. Il accentuerait encore la pression inflationniste sans remédier au problème de base, à savoir les prix élevés de l'énergie. Cette mesure, cela a été dit, conçue selon les éléments clés définis dans la motion, engendrerait en outre des coûts supplémentaires de 2 milliards de francs qui, de toute façon, devraient être[NB]économisés[NB]ailleurs ou financés par des augmentations d'impôts.
Là aussi, le Conseil fédéral vous propose de ne pas soutenir la motion.
Enfin, j'en viens à la motion Graf Maya 22.3805. On pourrait imaginer verser un montant forfaitaire unique à chaque bénéficiaire d'une réduction des primes.
En y regardant de plus près, on constate que la mesure n'est que relativement ciblée. Une augmentation temporaire des réductions de primes profiterait certes aux ménages à faible revenu, mais les fonds seraient largement répartis. En 2020, environ 28 pour cent de la population a bénéficié d'une réduction des primes. Il y a de fortes disparités dans ce domaine. C'est un des inconvénients du système de réduction des primes des cantons: il varie extrêmement d'un canton à l'autre, surtout en ce qui concerne le cercle des bénéficiaires. 28 pour cent, c'est le cercle des bénéficiaires au niveau national, 40 pour cent, c'est le cercle des bénéficiaires à Genève, 18 pour cent celui de Neuchâtel, pour prendre les deux extrêmes.
Tous les ménages ne sont pas fortement touchés par l'augmentation des prix de l'énergie. Cela dépend aussi de la manière dont la maison est isolée et chauffée. De plus, l'augmentation des tarifs de l'électricité, vous le savez, varie fortement d'une région à l'autre.
Avec la mesure proposée, il y aurait dont un soutien "privilégié" - et je mets des guillemets de rigueur - pour les cantons ayant un taux de bénéficiaires élevé. De nombreux ménages se composent de plus d'un bénéficiaire de la réduction des primes, et cela soulève aussi certaines questions. Doivent-ils pouvoir en profiter plusieurs fois alors que les ménages de cantons plus stricts disposant de moyens financiers similaires, n'en bénéficieraient par exemple pas du tout? En outre, il faudrait s'assurer que les cantons ne réduisent pas leur propre contribution à la réduction des primes.
Au niveau fédéral, il est clair qu'il s'agirait de procéder à une adaptation de la loi. Selon sa forme, la mesure pourrait, pour sa mise en oeuvre, nécessiter aussi une adaptation de la législation dans de nombreux cantons. En raison des différents inconvénients que j'ai mentionnés, et aussi de l'absence d'urgence d'agir du point de vue du Conseil fédéral, ce dernier vous propose de rejeter cette motion.
Madame Graf, vous m'avez demandé quelles étaient les différentes mesures qui étaient en outre analysées. Certaines, concernant l'assurance-maladie, doivent être approfondies, mais pas de la manière que je viens de vous décrire, en soutenant une augmentation des moyens pour faire baisser les primes au niveau des cantons. Une analyse est en cours pour voir s'il n'y aurait pas d'autres moyens d'intervenir forfaitairement dans ce domaine. Les nouvelles mesures qui sont à l'étude concernent aussi les entreprises puisque, vous le savez, avec la forte augmentation du prix de l'électricité, dans certains cas, certaines entreprises sont mises en difficulté. Nous voulons analyser sans tabou quelles pourraient être les conséquences.
Cela ne veut pas dire que des mesures seraient prises. Mais s'il y a éventuellement des possibilités de revenir dans un marché protégé, il faudrait voir à quelles conditions et quelles seraient les conséquences sur le plan financier pour les entreprises qui, jusqu'ici, n'étaient pas sur le marché libre. Il y a quand même en gros 35[NB]000 entreprises qui peuvent accéder au marché libre; il n'y en a, de mémoire, que 23 500 qui ont utilisé cette possibilité. Il faudrait analyser quelles seraient les conséquences sur les ménages et aussi sur les entreprises qui sont restées sur le marché protégé.
Pour ces raisons, le groupe de travail doit approfondir différentes mesures, et il rendra réponse au Conseil fédéral, comme je l'ai dit, d'ici fin octobre.
Hefti Thomas, Präsident: Präsident (Hefti Thomas, Präsident): Nun behandeln wir noch die folgenden Motionen im Zuständigkeitsbereich des EDI: die Motion Carobbio Guscetti 22.3802, "Kaufkraft schützen. Abfederung des Prämienschocks 2023 durch sofortige Erhöhung des Bundesbeitrages an die individuelle Prämienverbilligung", die Motion Chassot 22.3801, "Kaufkraft schützen. Abfederung des Prämienschocks 2023 durch sofortige Erhöhung des Bundesbeitrages an die individuelle Prämienverbilligung", die Motion Bischof 22.3803, "Kaufkraft schützen! Sofortiger Teuerungsausgleich bei den AHV-Renten", die Motion Rechsteiner Paul 22.3799, "Sofortiger Teuerungsausgleich bei den Renten", und die Motion Chiesa 22.3861, "Nein zu sozialistischen Forderungen nach noch mehr Staatsausbau, noch mehr Steuern und noch mehr Umverteilung. Ja zu eigenverantwortlichen, bürgerlichen Lösungen, Ja zu einem massvollen Teuerungsausgleich bei der AHV!".
Zu den beiden ersten Vorstössen, 22.3802 und 22.3801, liegt ein Ordnungsantrag Juillard vor. Herr Juillard beantragt, die beiden Motionen der zuständigen Kommission zur Vorprüfung zuzuweisen.
Juillard Charles (M-E, JU): Je propose de transmettre ces deux motions à la commission compétente pour examen préalable, pour trois raisons au moins.
Premièrement, j'aimerais que la commission puisse examiner si, réellement, les aides supplémentaires atteindront les personnes que l'on souhaite aider. Parce que, aujourd'hui, il faut savoir que la plupart personnes qui touchent des bas revenus et celles de la classe moyenne inférieure reçoivent déjà des subsides. Les personnes qui, par exemple, reçoivent des prestations complémentaires, voire des prestations d'aide sociale, ont déjà leurs primes de caisses-maladie qui sont complètement prises en charge. Alors à qui irait cette aide supplémentaire? Je pense qu'il vaut la peine de regarder un petit peu cela, et notamment à la lumière de ce qui a été développé tout à l'heure sur les disparités que l'on constate entre les cantons.
La deuxième raison concerne justement les cantons. Nous sommes dans une zone de tâches partagées entre la Confédération et les cantons. La Confédération, au travers de diverses normes, impose aux cantons de réduire la prime de certaines catégories d'assurés avec les subsides alloués par la Confédération. J'aimerais qu'on puisse associer les cantons à la demande formulée, parce qu'on sait que certains d'entre eux pourraient certainement le faire assez facilement en modifiant une ordonnance - j'en connais en tout cas un -, alors que d'autres devraient en tout cas modifier la loi. Est-ce que le calendrier permettrait d'atteindre l'objectif de pouvoir venir en aide rapidement à ces différentes personnes?
Le troisième point a trait à ce que M. Parmelin, au nom du Conseil fédéral, nous a indiqué: un groupe de travail a été mis sur pied par le Conseil fédéral. Regroupant quatre départements, il devrait publier prochainement, à savoir fin octobre, un rapport sur différentes mesures. Parmi ces mesures figure précisément celle qui est en lien avec l'augmentation de la contribution de la Confédération à la réduction individuelle des primes de caisses-maladie.
Aussi pourrais-je même encore ajouter un élément: c'est que le Conseil national a accepté quelques motions identiques qui seront de toute façon traitées par notre commission. Ainsi, ces deux motions de notre conseil pourraient être intégrées à l'examen qui sera fait par la Commission de la sécurité sociale et de la santé publique en lien avec les propositions acceptées par le Conseil national.
Ce sont les raisons pour lesquelles je vous propose de transmettre ces deux motions à la commission pour examen préalable.
Carobbio Guscetti Marina (S, TI): Mi si permetta brevemente di contestualizzare, perché non sono d'accordo con la mozione d'ordine Juillard rispettivamente con la proposta [PAGE 911] di rinvio. Non sono d'accordo, perché il tema dell'esplosione dei premi cassa malati per l'anno prossimo è sommata all'aumento dei costi della vita e l'inflazione. È un tema che deve essere affrontato con urgenza.
Risponderò brevemente alle osservazioni che sono state fatte dal collega Juillard, che giustificano a suo parere il rinvio in commissione.
Vous avez évoqué, M. Juillard, la nécessité pour la commission de se pencher sur l'augmentation des moyens à allouer à la réduction individuelle des primes d'assurance-maladie afin d'aider les personnes qui ont besoin de cette aide. Nous savons que si plus de moyens sont mis à disposition par la Confédération, il y aura plus de personnes qui bénéficieront de cette aide. Nous savons aussi que, aujourd'hui, beaucoup de ménages ne reçoivent pas cette aide ou que la réduction des primes est insuffisante.
Vous avez aussi évoqué les cantons et le partage de la réduction individuelle des primes d'assurance-maladie. C'est vrai, dans le régime de l'assurance-maladie, la réduction individuelle des primes est partagée entre la Confédération et les cantons. Mais le fait de discuter cette motion est un signal important à l'intention du Conseil fédéral et des cantons, pour les inciter à travailler là-dessus, pour leur montrer la nécessité d'adopter d'urgence des solutions afin de réduire[NB]l'année[NB]prochaine la charge des primes d'assurance-maladie.
Vous avez encore évoqué le groupe de travail du Conseil fédéral. Répétons que nous sommes face à une urgence, nous le verrons demain. Tout le monde parle de l'assurance-maladie et dit qu'il y aura une augmentation des primes. Face à l'urgence, face à l'augmentation des primes - des primes qui sont déjà élevées sans l'augmentation qui sera annoncée demain pour 2023 -, il est clair que le Parlement ne peut pas simplement discuter de la situation sans prendre de décision.
Par ma motion et la motion identique de ma collègue Chassot, nous demandons un arrêté fédéral urgent limité à un an. C'est de cela que nous devons discuter aujourd'hui, comme l'a fait le Conseil national la semaine passée, en approuvant des motions identiques afin de demander au Conseil fédéral d'agir. Agir ne signifie pas ne pas prendre en considération le fait que les lois d'application cantonales sont différentes. Certains cantons, vous l'avez dit, peuvent décider par[NB]voie d'ordonnance de ne pas réduire leur contribution. Nous avons déjà vu, durant la pandémie, qu'en cas de situation urgente nous pouvons discuter des lois urgentes. Les cantons les appliquent en urgence.
Je pense que c'est le moment d'affronter la situation. Il y a de l'inflation, les prix augmentent, mais les salaires et les rentes stagnent et les primes d'assurance-maladie pèsent de plus en plus sur le budget des ménages. Comme je l'ai dit l'augmentation des primes d'assurance-maladie pour 2023 risque de provoquer de grands problèmes pour beaucoup de ménages. Je pense que le fait de renvoyer aujourd'hui ces interventions à la commission pour examen préalable signifie qu'on ne veut pas que le conseil affronte ce problème réel; cela signifie même qu'on ne veut pas qu'une solution soit trouvée.
Pour ces raisons, je vous invite à rejeter la motion d'ordre Juillard.
Chassot Isabelle (M-E, FR): Mon avis diffère de celui de ma collègue Marina Carobbio Guscetti pour les motifs suivants.
En situation d'urgence, je pense qu'il faut viser l'efficacité du travail parlementaire. Nous étudions aujourd'hui des motions du Conseil national dont devra se saisir la Commission de la sécurité sociale et de la santé publique. Si nous traitons ces motions, et si elles sont acceptées, ce que je souhaiterais, elles seraient dès lors transmises à la commission soeur du Conseil national et nous aurions deux commissions qui traiteraient du même objet en même temps; cela n'accélérerait à l'évidence pas les travaux. Or, je l'ai dit, ces travaux sont nécessaires, ils sont urgents. Nous avons besoin de solutions pour les familles à revenu modeste et de la classe moyenne, et nous avons besoin de pouvoir en débattre lors de la session d'hiver. De ce point de vue, un renvoi en commission, avec une proposition qui viendrait de la commission pour la session d'hiver me paraît être la solution la plus efficiente. Je vous invite donc à accepter le renvoi.
Bischof Pirmin (M-E, SO): Auf die Teuerungssituation im Allgemeinen muss ich nicht mehr eingehen, sie ist vorhin eindrücklich beschrieben worden. Es ist eine neue Situation, wir sind uns das seit zwanzig Jahren nicht mehr gewohnt. Wir kommen jetzt in eine Zeit hinein, in der wir wahrscheinlich in jeder Session Teuerungsfragen behandeln werden, sei es im Mietbereich, im Baubereich oder eben auch, wie jetzt hier, bei den Sozialversicherungen.
Wenn man von Teuerungsausgleich spricht, meint man, dass Menschen durch die Teuerung einen Verlust erleiden, weil ihr Geld weniger wert ist. Wer also am 1. Januar 100 Franken in der Hand hat, hat weniger Geld in der Hand, als wer vor einem Jahr 100 Franken in der Hand hatte. Dieser Verlust, die weniger grosse Möglichkeit, lebenswichtige Güter zu kaufen, wird mit dem Teuerungsausgleich ausgeglichen. Nun gibt es in unserer Gesellschaft viele Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer. Für sie laufen im Moment die Lohnrunden für die Lohnerhöhungen auf den 1. Januar 2023. Was wir in der Presse lesen, ist, dass die Erhöhungen natürlich auf Gewerkschaftsseite nicht genau gleich quantifiziert werden wie auf Arbeitgeberseite. Aber ich lese aus diesen Presseberichten eine gewisse Einhelligkeit heraus: Es wird auf den 1. Januar Lohnerhöhungen geben - nicht überall gleich hoch und auch nicht einheitlich für alle Arbeitnehmer und Arbeitnehmerinnen, aber es wird sie geben.
Jetzt wird etwa ein Viertel unserer Bevölkerung auf jeden Fall davon ausgenommen sein, das sind die Rentnerinnen und Rentner. Sie haben eine AHV-Rente zugute. Diese ist gestützt auf gesetzliche Grundlagen geschuldet, und da gibt es keine Lohnverhandlungen. Die Renten werden gesetzlich nach einem sogenannten Mischindex festgelegt. Verstehen Sie mich richtig: Ich finde diesen Mischindex überhaupt nicht schlecht, er war eine grosse soziale Errungenschaft in der Schweiz. Man hat gesagt, man wolle den Rentnerinnen und Rentnern eine Preisstabilität gewährleisten. Das war so gemeint, dass sie nicht nur die Teuerung ausgeglichen bekommen. Wenn die Löhne mehr ansteigen als die Teuerung, und das war in den letzten dreissig Jahren immer die Regel, sollten auch die Rentnerinnen und Rentner ein Stück weit vom Lohnanstieg bei den Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmern profitieren. So war es gemeint. Ich finde diesen Mischindex gut.
Jetzt haben wir dieses Jahr das erste Mal die Situation, dass es umgekehrt ist. Wir haben eine ansteigende Teuerung, die bis Ende Jahr vielleicht 3,5 oder 4 Prozent erreichen wird, und wir haben im Moment noch keine oder fast keine Lohnerhöhungen. Warum haben wir keine Lohnerhöhungen? Weil die Lohnrunde natürlich erst auf den 1. Januar des nächsten Jahres wirkt. Wenn Sie die Statistik dieses Jahres nehmen, sind dort also natürlich keine Lohnerhöhungen verzeichnet.
Wie gehen wir jetzt mit dieser Situation um? Man kann den Rentnerinnen und Rentnern sagen: Pech gehabt, die Teuerung wird dann später einmal ausgeglichen, wenn sich das auf den Mischindex durchschlägt. Das stimmt, man kann abwarten, dann wird sie in einem Jahr oder in zwei Jahren ausgeglichen. Nur: Den Teuerungsverlust erleiden die Rentnerinnen und Rentner eben heute. Heute können sie weniger Reis einkaufen, heute können sie weniger Benzin einkaufen, und heute müssen sie höhere Akontozahlungen für ihre Miete leisten - heute, nicht in einem Jahr!
Jetzt kommt der Einwand - er wurde vorhin im Rat fälschlicherweise erhoben -, es koste ja enorm viel Geld, wenn man zusätzlich die Teuerung dieses Jahres auf die AHV-Renten schlage und das dann so bleiben würde. Es bleibt eben nicht so, denn die Idee ist ja, dass der Mischindex beibehalten werden soll. Was jetzt erfolgt, ist ein vorgezogener Teuerungsausgleich, der natürlich dann in einem Jahr kompensiert wird. Die Rentnerin soll nicht zweimal diese Erhöhung bekommen, sonst würde es enorme Ausgaben nach sich ziehen. Der Vorbezug des Teuerungsausgleichs hätte diesen Effekt nicht. Das braucht vermutlich eine Gesetzesänderung, das ist mir bewusst, aber es ermöglicht der Gruppe von Menschen in unserem Land, die besonders auf den tatsächlichen [PAGE 912] Kaufkraftausgleich angewiesen ist, diesen auch zu bekommen. Das ist der wichtige erste Teil der Motion.
Der zweite Teil möchte den Bundesrat einladen, ein neues Konzept für einen langfristigen Renten-Teuerungsausgleich zu entwickeln. Da ist der Bundesrat frei. Wir haben heute eine Regelung mit einer Grenze von 4 Prozent; sie lag früher übrigens einmal viel höher, bei 8 Prozent. Die Schweizerische Nationalbank geht heute von einer Schwelle von 2 Prozent aus, bis zu der sie die Kaufkraftstabilität noch als gegeben ansieht. Hier möchte ich den Bundesrat also auffordern, sich Gedanken über ein neues Konzept zu machen. Das führt noch zu keiner Gesetzesänderung und zu keinen Ausgaben oder Mindereinnahmen. Es stellt sich einfach die Frage, wie wir in diese neue Teuerungszeit hineingehen: Sollen wir es gleich machen wie bisher, oder braucht es da eine Anpassung?
Fleisch am Knochen ist bei Ziffer 1. Die Frage ist nicht, wie viel Teuerung ausgeglichen werden soll; die Frage ist, wann mit dem Mischindex der Überhang der Preisteuerung gegenüber der Lohnteuerung ausgeglichen wird. Hier beantrage ich Ihnen, den Ausgleich für die Rentnerinnen und Rentner auf den 1. Januar 2023 statt auf den 1. Januar 2024 oder 2025 anzusetzen und damit einen vorgezogenen Kaufkraftausgleich zu gewährleisten. Damit können diese Menschen gleich viel kaufen, wie sie ein Jahr zuvor mit der gleichen Rente kaufen konnten.
Ich bitte Sie, die Motion anzunehmen.
Rechsteiner Paul (S, SG): Ich kann versuchen, es kurz zu machen, weil die Anträge der beiden Motionen identisch sind. Ich möchte einfach noch ein paar Argumente anfügen.
Die Rentnerinnen und Rentner leben ja, wie es die Verfassung vorsieht, im Wesentlichen von den Renten der AHV und der Pensionskasse. Bei den Pensionskassen gibt es keinen Teuerungsausgleich, mindestens ist das seit Langem die Praxis. Es gibt nur eine kleine Minderheit von Pensionskassen, die überhaupt einen teilweisen Teuerungsausgleich vorsehen. Die Rentnerinnen und Rentner sind also entscheidend auf die AHV angewiesen. Wie uns die Zeitschrift "Schweizerische Personalvorsorge" vor einer Woche vorgerechnet hat, wird inzwischen für alle, die früher ein Lohneinkommen bis zu 120[NB]000 Franken hatten, die AHV entscheidend.
Die AHV hat einen Teuerungsausgleich, das ist das Positive, und dieser fängt das, was die Leute jetzt bedingt durch die Teuerung neu bezahlen müssen, auf. Es geht da auch um die steigenden Krankenkassenprämien. Wir werden ja in wenigen Tagen den Prämienschock erleben. All das muss auch bezahlt werden, und die Rentnerinnen und Rentner mit unteren und mittleren Einkommen sind darauf angewiesen, dass dort, wo die Teuerung ausgeglichen wird, also in der AHV, das auch tatsächlich stattfindet. Der Mischindex, Kollege Bischof hat es gesagt, ist eine gute Sache. Wir sind aber in der ausserordentlichen Situation, dass die Teuerung jetzt höher ist als die Lohnentwicklung. Das ist völlig atypisch. Dadurch führt die heutige ausserordentliche Situation zu einem Problem bei den Renten.
Ich verweise in Ergänzung zu dem, was Kollege Bischof ausgeführt hat, auf die Bundesverfassung. Die Bundesverfassung, die unser höchstes Gesetz ist, sagt in Artikel 112 Absatz 1 Buchstabe d, dass die Renten mindestens der Preisentwicklung angepasst werden. So formuliert das unsere Verfassung. Das heisst, dass wir jetzt, da die im Allgemeinen sehr gute und positive Regelung des Mischindexes die Teuerung nicht ausgleicht, mit einer ausserordentlichen Massnahme ausnahmsweise diese Anpassung vorsehen.
Das ist im Übrigen nicht etwas vollkommen Neues. 1990 ist das schon einmal passiert. Schon damals, auch in einer Zeit mit ausserordentlicher Teuerung, machte man eine ausserordentliche Anpassung, eine generelle Rentenerhöhung - auch damals, weil man die Beschlüsse erst in der Wintersession fasste, mit einer Referendumsfrist. So gab es dann zwei Raten beim Teuerungsausgleich, im April und im August.
So gesehen: Was auch immer mit dieser Massnahme möglich ist, sie ändert nichts am Rentensystem selber. Sie führt nicht dazu, dass alle Grenzbeträge neu angepasst werden usw. usf. Mit einer einfachen Massnahme einen ausserordentlichen Teuerungsausgleich gewährleisten - das ist es, was heute nottut.
Im Anschluss an die im Nationalrat bereits gefassten Beschlüsse lade ich Sie hier ebenfalls ein, diesen Motionen zuzustimmen.
Chiesa Marco (V, TI): Mi rimetto al testo. Avete sentito quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei vari indici. L'indice misto punta invece unicamente sul rincaro. Qualche tempo fa, con l'ultimo aggiornamento che è stato fatto ha pesato molto di più l'evoluzione dei salari rispetto all'evoluzione dell'inflazione. Credo che l'indice misto giochi bene il suo ruolo. D'altro canto, in questa mozione viene chiesto di applicarlo per il 1° gennaio 2023, segnalando anche quali sono gli ambiti nei quali si può intervenire per non gravare sulle giovani generazioni rispettivamente sul contribuente. In questo senso mi rimetto alle spiegazioni riportate nelle motivazioni.
Caroni Andrea (RL, AR): Weil es hier doch um eine Viertelmilliarde geht und wir das Geschäft jetzt nicht an die Kommission überwiesen haben, erlaube ich mir noch zwei, drei Entgegnungen.
Ich glaube, wir haben keinen Anlass zu legislatorischer Hektik, auch wenn die Teuerung höher ist als auch schon. Beim SECO rechnen sie mit 3 Prozent Jahresteuerung. Der Schnitt seit den 1950er-Jahren liegt bei 2,2 Prozent. Das SNB-Zielband geht auch bis 2 Prozent. Im AHV-Gesetz haben wir gesagt, dass man ab 4 Prozent ausserordentlich eingreifen soll. Wir sind also noch in der Bandbreite. Die Renten wurden per 1. Januar 2021 erhöht und werden per[NB]1.[NB]Januar 2023 wieder erhöht.
Der heutige Mischindex, der jetzt viel gelobt wurde, ist tatsächlich mittel- und langfristig definitiv im Interesse der Rentnerinnen und Rentner. Sie erhalten ja per saldo mehr als den Teuerungsausgleich. Die "NZZ" hat mal nachgerechnet, dass die Rentnerinnen und Rentner seit meiner Geburt oder seit Herr Rechsteiner in diesem Haus ist, was ungefähr den gleichen Zeitraum von gut vierzig Jahren abdeckt, dank dem Mischindex real ungefähr 17 Prozent gewonnen haben. Die Teuerung wurde über diesen Zeitraum mehr als ausgeglichen. Es gab ein reales Wachstum der Renten von 17 Prozent. Da sollte man nun nicht kurzfristig intervenieren, wenn es einmal anders läuft. Sonst ist man, um wieder die "NZZ" zu zitieren, in der "Fünfer-und-Weggli-Fraktion". Dann sagt man: Kopf, die Inflation ist tief, ich gewinne dank Mischindex; Zahl, die Inflation ist hoch, wir vergessen den Mischindex, und ich gewinne auch.
Sozialpolitisch gibt es keinen Grund, die Gruppe der Rentnerinnen und Rentner gegenüber allen anderen Bevölkerungsgruppen zu bevorzugen. Sie hat im Durchschnitt mehr Vermögen und weniger Ausgaben. Ich meine immer den Durchschnitt, aber um den geht es, weil Sie hier ja mit der[NB]Giesskanne operieren. Ich glaube, es wäre auch unfair den anderen Bevölkerungsgruppen gegenüber. Herr Bischof, Sie haben gesagt, diese erhielten ja dann alle in den[NB]Lohnverhandlungen den vollen Lohnausgleich. Wenn das so wäre - ich habe Sie so verstanden, wonach diese Bevölkerungsgruppen ihre Möglichkeiten in den Lohnverhandlungen hätten -, dann würde ja der Mischindex greifen und dieser Lohnausgleich auch bei den Rentnerinnen und Rentnern einfliessen. Wenn es nicht so wäre, dann hätten die übrigen Bevölkerungsgruppen keinen Lohnausgleich, dann wären die Rentnerinnen und Rentner die Einzigen, die einen hätten.
Aber es geht ja nicht nur um die Generationengerechtigkeit. Das erkennen wir auch daran, dass wir heute eine Zuschrift vom Schweizerischen Verband für Seniorenfragen erhalten haben, der uns dringend von einer solchen Massnahme abrät, weil sie eine systemwidrige Politik nach dem Giesskannenprinzip darstelle. Wenn man gezielt helfen will, muss man über den Grundbedarf bei Ergänzungsleistungen und Sozialhilfe reden. Das ist dann aber Sache der Kantone.
Zum Schluss noch etwas zur Verfassung: Ich habe Ihre schriftliche Begründung gelesen, Herr Rechsteiner, und Sie haben mich etwas aufgeweckt, weil Sie darin "nur" die [PAGE 913] Verfassung zitiert haben. Mich hat dann sehr interessiert, was die Verfassung verlangt. In der Tat: Sie verlangt den vollen Teuerungsausgleich, sie sagt aber nicht, in welcher Frist. Wir sind uns alle einig, dass der volle Teuerungsausgleich nicht mit hoher Frequenz, ja nicht einmal monatlich erfolgen kann. Der Landesindex der Konsumentenpreise wird monatlich angepasst. Wenn man das also wörtlich nähme, müsste man diesen Index monatlich anpassen. Wie gezeigt, haben die Rentnerinnen und Rentner dank dem Mischindex, der ja meistens zu ihren Gunsten ausfällt, aus mittelfristiger Perspektive einen Vorteil, und die Teuerung wird bei Weitem übertroffen. So bin ich der Überzeugung, dass hier zumindest bislang die Verfassung eingehalten wurde.
Wenn es mittelfristig normal läuft und der Lohnindex in den meisten Fällen höher als die Teuerung ist, wird das auch in Zukunft so sein. Jetzt ist es einmal anders. Wir hoffen, dass das die Ausnahme bleibt. Es ist, wie gesagt, kein Grund zu legislatorischer Hektik.
In diesem Sinne bitte ich Sie, die Motion abzulehnen.
Berset Alain (FR): Il reste donc trois motions dont nous devons discuter, trois motions que le Conseil fédéral propose de rejeter.
Mais avant de donner l'argumentation qui conduit à ce rejet, j'aimerais peut-être dire quelques mots sur la situation actuelle. Nous avons vu évidemment que les prix, et notamment ceux de l'énergie et des matières premières, ont fortement augmenté, et ce déjà après la pandémie qui nous a occupés ces dernières années. Ensuite, il y a eu la guerre en Ukraine qui donne lieu à une hausse supplémentaire et qui contribue dans une large mesure au renchérissement général.
En Suisse, si on regarde le mois de juillet, la situation, en comparaison internationale, reste encore assez modérée, mais l'inflation a atteint quand même 3,4 pour cent sur une année en prenant pour référence ce mois. Dans d'autres pays, si on prend par exemple la zone euro, on voit que le taux n'est pas à 3,4, mais à 8,9; on peut voir que cela peut être parfois beaucoup plus élevé ailleurs. Cela dit, un taux de 3,4 pour cent reste élevé, c'est inhabituel pour les dernières années dans notre pays.
Selon les prévisions actuelles - cela peut toujours changer un peu -, nous nous attendons à un renchérissement de l'ordre de 3 pour cent en Suisse pour l'ensemble de l'année 2022. On s'attend également à ce que cela diminue en 2023, mais on ne va pas trop faire de pronostics pour l'instant. Dans l'intervalle, nous avons vu également les derniers chiffres pour septembre qui concernent l'évolution des salaires, et nous savons maintenant que le point de référence pour l'évolution des salaires nominaux devrait se fixer à 2 pour cent pour 2022. On n'est pas à zéro, mais à 2 pour cent. Voilà pour les bases.
Concernant les motions, je commence par celle de Monsieur Chiesa, qui demande l'application de l'indice mixte. On vous en remercie, on est favorable à l'application de cet indice. Cela dit, cet indice mixte est aujourd'hui utilisé dans le cadre d'une base légale absolument connue, et il n'est pas prévu, ni même d'ailleurs possible, d'une part de faire un lien entre les dépenses qui sont liées et qui concernent le fonds AVS et l'adaptation des rentes à l'indice mixte et, d'autre part, de faire un lien avec le budget de la Confédération. Nous ne souhaitons pas que ce lien soit fait, évidemment, parce qu'on mélangerait des choses qui n'ont pas à être mélangées.
C'est pour cette raison que le Conseil fédéral propose le rejet de la motion, mais en soulignant qu'en fait, avec l'application de l'indice mixte pour l'adaptation des rentes, on souhaite la même chose.
Les deux autres motions, celles des conseillers aux Etats Bischof et Rechsteiner, comprennent deux points. Le premier concerne la pleine adaptation des rentes au 1er janvier 2023 - il est écrit "au plus tard", mais on ne pourra pas y parvenir plus vite - au renchérissement, "si nécessaire", l'avez-vous écrit, Monsieur Bischof, "au moyen d'une modification urgente de la loi". Le deuxième est différent: il s'agit de demander que le Conseil fédéral ait une base qui permette de revoir régulièrement l'adaptation des rentes, dès le moment où le renchérissement aurait dépassé 2 pour cent, alors que le seuil est fixé à 4 pour cent aujourd'hui.
Je vais commencer peut-être avec ce deuxième point. A ce chiffre 2 de la motion, des adaptations régulières, dès que le renchérissement dépasse 2 pour cent - et non plus 4 pour cent - sont demandées. Comme vous l'avez indiqué, 2 pour cent, c'est ce que la Banque nationale estime être un signe de stabilité des prix. Si on estime que dès que l'on est à 2,1 pour cent, on doit faire chaque année une adaptation, alors qu'avec 2 pour cent on a la stabilité des prix, il nous semble que cela n'est pas conforme à l'ensemble du système qui a été souhaité par le législateur. On peut le changer évidemment, il vous appartient de nous donner des mandats dans ce sens. Mais il nous semble que dès le moment où 2 pour cent est un signe de stabilité des prix, alors il est raisonnable d'agir dès le moment où le renchérissement a dépassé 4 pour cent, mais au minimum tous les deux ans. C'est un élément important, si le renchérissement est inférieur à 4 pour cent, une adaptation est faite au minimum tous les deux ans. On peut avoir une adaptation annuelle dès le moment où le renchérissement dépasse 4 pour cent.
En ce qui concerne le chiffre 1 de la motion, qui prévoit l'adaptation des rentes au 1er janvier, je crois qu'il n'y a pas d'alternatives au fait de prendre les chiffres que nous connaissons et d'adapter ensuite les rentes.
Autrement dit, si j'ai bien compris le sens des motions, il s'agirait de prendre l'inflation connue pour 2022 et d'adapter les rentes au 1er janvier 2023 avec ce chiffre connu pour 2022. J'ai eu un moment de doute en me demandant s'il s'agissait de tenter de prévoir une inflation l'année prochaine et de l'intégrer à l'avance, mais je crois que ce n'est pas le cas, et ce n'est pas souhaitable non plus.
Nous devons donc nous appuyer sur des chiffres existants et connus. Aujourd'hui, ces chiffres ont été fixés par le groupe d'experts pour le calcul des montants minimaux des rentes. Au 20 septembre 2022, nous avons les chiffres suivants: une évolution annuelle des prix qui se fixe à 3 pour cent et une évolution annuelle des salaires nominaux qui se fixe à 2 pour cent. Cela signifie donc un indice mixte à 2,5 pour cent, avec une adaptation des rentes qui est attendue au 1er janvier 2023 - une décision est encore nécessaire pour ce faire. Avec l'exercice qui est demandé, on suspendrait, si j'ai bien compris, l'application de l'indice mixte pour le remplacer par une application complète de l'inflation et, donc, on n'aurait pas 2,5 pour cent, mais 3 pour cent. C'est là la différence qu'il me semble que l'on constate entre l'application du système éprouvé de l'indice mixte, d'une part, et les motions, d'autre part.
J'aimerais encore une fois souligner, et cela a été fait dans votre débat, l'importance et la valeur de l'indice mixte, qui permet précisément de tenir compte de l'évolution des prix et qui permet également aux rentières et aux rentiers de tenir compte de l'évolution générale des salaires. Si on regarde les dernières années, ce mécanisme, avec cette adaptation basée sur l'indice mixte, a permis d'augmenter le montant des rentes de 19 pour cent entre 2000 et 2021, donc sur les 21 dernières années, alors que le renchérissement durant cette période n'a été que de 8 pour cent.
Le renchérissement n'a été que de 8 pour cent, mais en s'appuyant sur l'indice mixte et en tenant compte de l'évolution des salaires, en appliquant ce système, cela a permis d'augmenter les rentes de 19 pour cent, ce qui signifie donc que le pouvoir d'achat des rentiers AVS a augmenté, pas de beaucoup, mais il a quand même augmenté durant cette période.
Il nous semble donc, avec ces éléments, que nous pouvons en rester au système actuel, parce qu'il répond à la préoccupation de nous toutes et tous de pouvoir garantir une adaptation des rentes.
Si on avait une évolution annuelle des prix pour 2022 de 3 pour cent et une évolution nominale des salaires de 0 pour cent, alors ça ferait une grande différence parce qu'on aurait une "Teuerung", une inflation de 3 pour cent mais un indice mixte de 1,5 pour cent. Mais je peux déjà vous dire que la différence serait comprise entre 2,5 pour cent et 3 pour cent parce qu'on sait déjà que l'évolution nominale des salaires est de l'ordre de 2 pour cent pour l'année 2022. [PAGE 914]
Voilà ce que nous souhaitions vous dire dans ce débat, en vous invitant à garder ce système.
J'ajoute encore un dernier point. Si la motion devait être transmise au Conseil fédéral, si le chiffre 1 ou le chiffre 2 était transmis au Conseil fédéral, alors, pour ce qui concerne le chiffre 2, il ne serait pas nécessaire d'agir dans l'urgence puisque de toute façon l'inflation est déjà atteinte durant cette année. Par contre, il faudrait modifier la loi pour pouvoir adapter les rentes plus rapidement que ce n'est le cas aujourd'hui.
Par contre, comme vous l'avez dit Monsieur Bischof, pour le chiffre 1, il s'agirait de faire une modification urgente de la loi pour permettre la reprise pleine et entière de l'inflation pour 2023. C'est techniquement possible, je dois vous le dire, c'est absolument possible et réalisable. C'est un exercice qui pourrait être fait assez rapidement, s'il devait y avoir un mandat des conseils dans ce sens. Monsieur Rechsteiner a rappelé qu'en 1990, la décision avait été prise durant la session d'hiver pour le début de l'année suivante. Là où il y a une volonté, il y a toujours un chemin. Donc si vous souhaitez aller dans ce sens, on pourrait réaliser ce que vous nous demandez. Mais nous préfèrerions en rester à la situation d'aujourd'hui avec l'indice mixte.
C'est avec cette argumentation que j'aimerais vous inviter à rejeter les motions.
Hefti Thomas, Präsident: Präsident (Hefti Thomas, Präsident): Wir sind damit am Ende der Debatte angelangt und entscheiden nun einzeln über die Motionen.