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Consultazione 2007/76: Programma Nazionale Alcol 2008 - 2012 (PNA) · 62 pagine
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1.3.2 Consumo cronico
Definizioni Si definisce «cronico» il consumo regolare che, per frequenza e quantità, non può
più essere considerato a basso rischio. Secondo gli standard internazionali più diffusi, il consumo cronico comincia con l’assunzione media di 20 grammi di alcol puro (pari a circa 2 unità standard) al giorno per le donne e 40 grammi (4 unità) per gli uomini (OMS 2000).
Dimensione e distribuzio- In Svizzera si stima che 260 000 persone tra i 15 e i 75 anni consumino cronicane mente quantità eccessive di alcol. Poco meno di due terzi, ossia 155 000 persone
(cfr. ill. 2), sono parimenti dedite al binge drinking occasionale e sono quindi considerate «a rischio cumulato» (GMEL et al. 2003). Il consumo cronico aumenta nettamente con l’età ed è particolarmente diffuso tra gli ultracinquantenni, soprattutto tra gli uomini: circa quattro quinti di coloro che bevono molto e regolarmente sono di sesso maschile. Il calo del consumo medio osservato dagli inizi degli anni 1980 si traduce tra l’altro in una sensibile flessione del consumo cronico a rischio, tanto che le percentuali della popolazione interessata sono più che dimezzate.
Conseguenze del consu- Nonostante queste tendenze positive, non bisogna sottovalutare la portata e le mo cronico conseguenze del consumo cronico, i cui danni restano considerevoli sul piano
socio-sanitario.
Nessun organo è immune dagli effetti di un consumo eccessivo regolare. Tra le patologie che la medicina associa più spesso all’alcol figurano le malattie epatiche (cirrosi, cancro al fegato) e quelle gastro-intestinali (emorragie nello stomaco, pancreatite), i disturbi cerebrovascolari e cardiocircolatori (ipertensione, infarto, ictus), l’aumento del rischio tumorale, le disfunzioni cerebro-organiche (demenza alcolica), le malattie psichiche (depressioni, psicosi) come pure possibili danni al sistema immunitario, riproduttivo e nervoso.
Oltre alle conseguenze sulla salute dei diretti interessati e ai costi sanitari che ne derivano, il consumo cronico di alcol comporta una lunga serie di problemi sociali: pericoli per terzi (ad es. nel traffico stradale), disturbi del comportamento sociale (ad es. a livello di coppia o di famiglia), maggiore propensione alla violenza (ad es. nel contesto domestico), calo del rendimento e difficoltà sul posto di lavoro.
Consumo cronico dopo i Se il binge drinking è diffuso soprattutto tra le fasce più giovani, nella popolazione cinquanta e oltre fino a 55 anni è il consumo cronico a rischio a far segnare una crescita costante.
In termini proporzionali raggiunge l’apice nella fascia tra i 55 e i 64 anni e registra una leggera flessione a partire dall’età di pensionamento ordinaria. Per gli ultracinquantacinquenni, che di solito sono ancora nel pieno della vita attiva, il consumo cronico è spesso correlato a un calo del rendimento e minaccia tra l’altro la permanenza nel mondo del lavoro.
È comprovato che il consumo cronico aumenta il rischio di cadute e di infortuni tra gli anziani. A volte ha conseguenze fatali sul loro stato di salute psico-fisico, soprattutto sulla durata della loro autosufficienza. Non di rado il consumo cronico in età avanzata si associa a un consumo inadeguato alla situazione, questo perché la vecchiaia, per sua natura, ammette l’assunzione di alcol solo in quantità molto esigue o non l’ammette affatto.
PNA 2008 – 2012