Rapporto esplicativo
Consultazione 2008/14: Modifica della legge sulla medicina della procreazione (diagnosi preimpianto) · 76 pagine
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Compendio
La revisione abolisce l’attuale divieto della diagnostica preimpianto prevista dalla legge sulla medicina riproduttiva. Nell'osservanza del principio della dignità umana, essa fissa inoltre rigide condizioni quadro alle quali dovrà essere consentito alle coppie interessate il ricorso alla diagnostica preimpianto e ne punisce l’applicazione per finalità diverse.
Situazione iniziale
La diagnostica preimpianto (DPI) è una tecnica medica con cui nell’ambito di una fecondazione artificiale gli embrioni vengono analizzati sotto il profilo genetico prima di essere impiantati nell’utero della donna. Sulla base delle informazioni ottenute in merito alla predisposizione genetica, vi è la possibilità di decidere se i singoli embrioni debbano essere effettivamente impiantati nella madre oppure scartati.
L’obiettivo centrale di questa tecnologia consiste nel garantire che il nascituro non soffra di una determinata malattia genetica a cui i genitori sono geneticamente predisposti. In alcune famiglie si osserva talvolta una storia lunga generazioni di gravi malattie ereditarie quali ad esempio la fibrosi cistica. Altre coppie hanno perso molto presto uno o più figli, ad esempio a causa di una forma ereditaria di distrofia muscolare. Molte coppie non si sentono in grado di affrontare un simile destino e rinunciano pertanto a coronare il loro sogno di avere figli propri, anche se esso riveste un ruolo fondamentale nel loro progetto di vita. In questi casi, la DPI offre una via d’uscita da questo dilemma.
Inoltre, attraverso la DPI, qualsiasi caratteristica ereditaria per la quale esiste un test può essere trasformata di principio in un criterio di selezione. Un tipico ambito di applicazione di questa tecnica è costituito ad esempio dal tentativo di riconoscere gli embrioni che a causa di anomalie cromosomiche non potranno svilupparsi, per incrementare così la percentuale di successi di una fecondazione artificiale. Gli embrioni possono essere selezionati inoltre in funzione delle proprietà dei tessuti, ad esempio per consentire un trapianto di midollo osseo a favore di un fratello o di una sorella malati o per selezionare un embrione in funzione del sesso.
Proprio in questa apertura della tecnologia risiede anche uno dei suoi più gravi pericoli: un potere di disporre eugenetico illimitato sui discendenti non è infatti giustificabile da un punto di vista etico. Un embrione in vitro non può diventare l’oggetto di molteplici interessi. Si temono però anche, in particolare, conseguenze legate all’autorizzazione della DPI per la società nel suo insieme, nel senso di un peggioramento della situazione delle persone malate o disabili e di una crescente medicalizzazione della procreazione. Nel complesso, si teme dunque che un’autorizzazione della DPI possa portare con sé notevoli svantaggi.