Rapporto esplicativo

Consultazione 2008/14: Modifica della legge sulla medicina della procreazione (diagnosi preimpianto) · 76 pagine

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scelta di un embrione i cui tessuti presentano caratteristiche che coincidono con quelle di un fratello o di una sorella malati già nati. Grazie al prelievo di cellule staminali dal cordone ombelicale o dalla placenta dallo stesso bambino «salvatore», al momento del parto o in seguito, quest’ultimo può aiutare il fratello o la sorella malati a guarire.

All’epoca delle deliberazioni parlamentari sull’iniziativa popolare «contro gli abusi della tecnologia riproduttiva e genetica sull'essere umano» del 1987 e l’articolo costituzionale, la DPI era ancora troppo poco conosciuta per essere fatta oggetto di un dibattito ed è stata menzionata una sola volta dalle Camere.6La sua autorizzazione è stata invece intensamente dibattuta nell’ambito delle consultazioni relative alla LPAM. Questa legge era stata studiata come controproposta indiretta a un’ulteriore iniziativa popolare del 1994, dall’orientamento estremamente restrittivo, «per la protezione dell'essere umano dalle manipolazioni nella tecnologia della procreazione (Iniziativa per una procreazione rispettosa della dignità umana)». Il Parlamento e, nell’ambito del referendum, anche il popolo e i Cantoni hanno infine deciso, a schiacciante maggioranza, di approvare la legge. Secondo il relativo articolo 5 capoverso 3, è vietato dividere una o più cellule di un embrione in vitro, nonché esaminarle in seguito. Secondo il messaggio del Consiglio federale del 26 giugno 1996, gli argomenti decisivi che avvalorano questo divieto sono i seguenti:

- le conseguenze del metodo d’esame applicato all’embrione, in particolare quelle a lungo termine, sono ancora in larga misura sconosciute;

- è difficile operare una delimitazione delle finalità legittime rispetto a quelle contrarie all’etica che possono essere perseguite attraverso la DPI;

- la procedura comporta il rischio di un automatismo: se il test fornisce un risultato indesiderato, l’embrione viene eliminato senza esitazioni; il suo sviluppo viene pertanto fatto dipendere unilateralmente dall’esito favorevole dell'esame;

- la DPI apre le porte a uno sviluppo ricco di conseguenze che porterebbe all’assoggettamento degli embrioni in vitro a una selezione basata su un numero crescente di criteri.

Il dibattito non era tuttavia ancora concluso; da allora diversi interventi parlamentari hanno chiesto a più riprese che la DPI venisse autorizzata, fino a quando, nel 2005, le due Camere hanno approvato una mozione della Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio nazionale (CSEC) che incaricava il Consiglio federale di elaborare una regolamentazione giuridica per l'autorizzazione della DPI.7 In questo contesto, le argomentazioni presentate alcuni anni prima in relazione con la DPI non hanno subito cambiamenti sostanziali. Sono stati unicamente giudicati maggiormente controllabili i rischi ed è stato attribuito un peso maggiore agli interessi delle donne e delle coppie coinvolte. Nel dicembre 2005, anche la Commissione nazionale d’etica in materia di medicina umana (NEK–CNE) ha pubblicato il proprio parere in merito alla DPI; una minoranza della Commissione si è dichiarata favorevole al mantenimento del divieto, mentre la maggioranza ha votato a favore di una sua autorizzazione. La NEK–CNE prevede in particolare due casi in cui la DPI dovrebbe essere autorizzata: da un lato allo scopo di impedire la

6 Boll. Uff. 1991 N 590, intervento Bärlocher.

7 Mozione 04.3439.