Rapporto sui risultati
Consultazione 2017/62: Modifica dell'allegato 1 dell'ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni (OAINF) · 6 pagine
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malattia muscolo-scheletrica cronica in caso di lavoro prolungato in posizione seduta, ad esempio in
ufficio, alla catena di montaggio, nell’industria orologiera, nelle attività di conservazione e restauro di reperti archeologici eccetera: il lavoro prolungato in posizione seduta rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di varie malattie croniche. Sussiste infatti una correlazione sfavorevole tra inattività fisica prolungata (posizione seduta) e disturbi muscolo-scheletrici, obesità, malattie cardiovascolari, diabete e mortalità prematura;
tra le malattie infettive in caso di soggiorno per ragioni di lavoro in regioni tropicali e subtropicali
bisognerebbe menzionare anche il virus Zika.
Il Cantone GE constata che il progetto corrisponde alle raccomandazioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e che le modifiche previste non avranno ripercussioni finanziarie sulla Confederazione, i Cantoni e i Comuni, né ripercussioni finanziarie percettibili per gli assicuratori LAINF. Secondo GE, per motivi di coerenza anche gli effetti sui nervi periferici dovrebbero essere provati mediante un esame funzionale, dal momento che anche per le malattie cagionate da vibrazioni gli effetti sulle ossa e sulle articolazioni devono essere provabili radiologicamente.
Per quanto riguarda le malattie trasmesse in seguito a contatto con piante, il Cantone GE propone di sostituire «piante» con «vegetali». È vero che le piante possono contenere sostanze irritanti e allergizzanti e pertanto la loro iscrizione nell’elenco è assolutamente giustificata. Il termine «piante» va però chiarito. Anche i licheni, che non appartengono alle piante, possono scatenare allergie e dermatosi. Lo stesso vale per il legno. Invece di «piante» sarebbe quindi meglio parlare di «vegetali».
Il Cantone JU approva in particolare l’iscrizione di nuove sostanze pericolose nell’elenco delle malattie professionali. La proposta, tuttavia, non è sufficiente: JU propone di inserire nell’elenco altre sostanze che possono avere un influsso negativo sulla salute e causare malattie legate a determinati lavori, ad esempio le sostanze cancerogene, le nanoparticelle, numerosi prodotti fitosanitari o anche lo stress professionale. Benché rappresentino una grande sfida nell’ambito della protezione della salute, i rischi psicosociali non figurano nell’elenco. Attualmente le spese di cura risultanti sono addossate all’assicurazione malattie, il che non è corretto.
In relazione alle malattie cagionate da agenti fisici, USC e BUL/agriss propongono di inserire nell’elenco anche le malattie dell’apparato locomotore provocate da sovraccarichi fisici sul posto di lavoro. Tale richiesta è motivata come segue: a causa del lavoro fisico pesante, molti contadini – e altri lavoratori – soffrono di malattie dell’apparato locomotore legate all’attività professionale. Dovrebbero beneficiare di un riconoscimento agevolato quali malattie professionali soprattutto le malattie dell’apparato locomotore provocate notoriamente da sovraccarichi fisici.
Per quanto riguarda le affezioni degli organi della respirazione bisognerebbe aggiungere in particolare i «foraggi», illustrandoli con degli esempi. USC e BUL/agriss propongono pertanto di sostituire «lavori nella polvere di cotone, di canapa, di lino, di cereali e delle relative farine, di enzimi, d’ifomiceti e in altre polveri organiche» con «lavori in polveri fini organiche allergizzanti nocive per la salute, come spore di funghi, polvere di cotone, di canapa, di lino, di cereali e di foraggi (compresi paglia, foraggio secco e simili) nonché delle relative farine, di enzimi e d’ifomiceti». Tale proposta è motivata come segue: nell’agricoltura si utilizzano ogni giorno sostanze bioattive e allergeni nocivi per la salute. L’aggiornamento dell’allegato 1 dell’ordinanza dovrebbe creare le premesse per una prassi corretta in materia di riconoscimento, che tenga conto dei pericoli anche in ambito agricolo.
L’IST si compiace dell’adempimento del progetto di revisione, annunciato nel rapporto della Commissione UE già nel 2012, ma ritiene che, malgrado i complementi previsti, l’elenco sia molto restrittivo. Malgrado il riconoscimento nei Paesi limitrofi, l’elenco svizzero non menziona ad esempio i disturbi muscolari, i tumori e le emergenze psicologiche, di cui studi scientifici dimostrano l’origine professionale. Rispetto agli elenchi delle malattie professionali dell’UE e dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), l’elenco svizzero resta più limitato e non è stato allineato all’elenco dell’ILO, riveduto nel 2010. Mancano sostanze nocive e malattie la cui origine professionale è generalmente nota in virtù di studi scientifici. L’IST auspica una revisione dell’elenco in base a dati rappresentativi e a un metodo chiaro, che corrisponda alle raccomandazioni vigenti dell’ILO. L’elenco deve inoltre essere adeguato a intervalli regolari.
In linea di massima, SGAH accoglie favorevolmente la revisione dell’elenco dell’allegato 1 dell’ordinanza, un’operazione che in futuro andrà ripetuta periodicamente. Osserva che nell’allegato 3