Rapporto esplicativo
Consultazione 2022/6: Decreto federale concernente un’imposizione particolare dei grandi gruppi di imprese (Attuazione del progetto dell’OCSE e del G20 sull’imposizione dell’economia digitale) · 59 pagine
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Contenuto del progetto
La Svizzera deve assicurare l’imposizione minima dei gruppi di imprese e delle unità operative interessati tramite un’imposta integrativa applicata sul proprio territorio. Inoltre, si avvarrà dei nuovi diritti d’imposizione qualora un gruppo di imprese che opera in Svizzera non raggiunga il livello d’imposizione minima all’estero. Le entrate fiscali supplementari saranno quindi versate alla Svizzera e non agli Stati esteri. In questo modo, le imprese residenti in Svizzera potranno evitare ulteriori procedure fiscali all’estero.
L’imposta integrativa è una nuova imposta federale complementare. Si applica ai grandi gruppi di imprese che rientrano nel campo di applicazione delle nuove norme, ovvero che raggiungono una cifra d’affari annua globale di almeno 750 milioni di euro e la cui imposizione minima è inferiore al 15 per cento. L’attuale imposta federale e cantonale sull’utile continuerà a essere applicata in parallelo, senza variazioni, a tutte le imprese. I Cantoni provvedono all’imposizione e all’esazione dell’imposta integrativa. Se un gruppo di imprese ha diverse unità in Svizzera, vengono tassate le unità operative che nel singolo caso non raggiungono il livello d’imposizione minima richiesto.
Con questa attuazione di stampo federalistico i Cantoni saranno ancora incentivati a offrire oneri fiscali competitivi. Contemporaneamente, nella Nuova impostazione della perequazione finanziaria e della ripartizione dei compiti tra Confederazione e Cantoni (NPC) si considerano le entrate fiscali aggiuntive dei Cantoni.
Ripercussioni
Per il momento non è ancora possibile stimare le ripercussioni. Secondo le indicazioni dell’OCSE e del G20, le disposizioni dell’OCSE richiedono un’interpretazione e saranno disponibili in versione definitiva soltanto verso la fine del 2022. La situazione sul fronte dei dati è inoltre delicata e non è possibile quantificare determinati elementi della riforma.
Le prime stime prevedono entrate supplementari di circa 1–2,5 miliardi di franchi a breve termine, derivanti dall’imposta integrativa svizzera. Se la Svizzera perdesse l’attrattiva della sua piazza economica, tali entrate supplementari non sarebbero però garantite, perlomeno sul medio-lungo periodo.
Il potenziale gettito teorico risultante da un mancato raggiungimento del livello d’imposizione minima all’estero è stimato a circa 3 miliardi di franchi. Se gli Stati esteri in questione garantiranno direttamente l’imposizione minima sul loro territorio, le entrate effettive per la Svizzera saranno tuttavia prossime allo zero.
Procedura
A causa delle numerose incertezze, il Consiglio federale ritiene opportuno procedere per gradi. In una prima fase, una nuova norma costituzionale attribuirà alla Confederazione la competenza di attuare il progetto dell’OCSE e del G20. Ciò terrà conto del fatto che le nuove norme creeranno una certa disparità tra le imprese di grandi e piccole dimensioni, il che è in contrasto con i principi costituzionali vigenti. Una disposizione transitoria autorizzerà pertanto il Consiglio federale a disciplinare provvisoriamente l’imposizione minima a livello di ordinanza. Ciò consentirà un’entrata