Rapporto sui risultati

Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 8 pagine

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incontestata. Tra le parti meno controverse del rapporto, che hanno beneficiato dell’approvazione della grande maggioranza dei partecipanti, figurano l’analisi delle tendenze e del contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera, la definizione della politica di sicurezza svizzera, dei suoi interessi e dei suoi obiettivi, l’idea della continuazione dell’attuale strategia in materia di politica di sicurezza, l’ulteriore sviluppo della cooperazione nel Paese mediante la creazione di una Rete integrata Svizzera per la sicurezza e di un pertinente meccanismo di consultazione e coordinamento nonché l’illustrazione della maggior parte degli strumenti di politica di sicurezza (politica estera, politica economica, servizio informazioni, polizia). Anche la descrizione delle minacce e dei pericoli in materia di politica di sicurezza è valutata positivamente dalla maggioranza; in questo contesto tuttavia un numero considerevole di partecipanti critica il fatto che l’esposizione rimane di carattere descrittivo e la ponderazione è troppo poco pregnante; di conseguenza non è possibile alcuna deduzione diretta per la strutturazione dei singoli strumenti in materia di politica di sicurezza. La maggior parte delle obiezioni si concentra sul capitolo relativo all’esercito, nel quale si critica in particolare la delimitazione troppo poco precisa delle competenze e della ripartizione dei compiti tra polizia ed esercito, il concetto di potenziamento su cui si basa il compito di difesa e la carente concretezza per quanto riguarda l’ulteriore sviluppo dell’esercito. Inoltre, soprattutto da parte dei Cantoni, ma anche di determinati partiti e organizzazioni, sono criticate le considerazioni relative al servizio civile, in particolare il fatto che esso venga ora menzionato come uno strumento autonomo in materia di politica di sicurezza.

Sintesi dei risultati

Nel seguito sono riassunti i risultati dell’indagine conoscitiva per quanto riguarda i singoli capitoli del progetto di rapporto.

1. Introduzione, definizione di politica di sicurezza

Il capitolo introduttivo non è praticamente contestato. La definizione del termine «politica di sicurezza» è ampiamente accettata; un'ampia maggioranza considera positivamente in particolare il coinvolgimento dei Cantoni e dei Comuni; soltanto una piccola minoranza critica l’estensione della nozione di «sicurezza» utilizzata nel rapporto. Alcuni partecipanti giudicano di entità eccessiva le osservazioni relative alle questioni giuridiche.

2. La situazione

L’analisi delle tendenze essenziali non è praticamente messa in discussione; la grande maggioranza considera pertinente e globale l’esposizione. Anche per quanto riguarda le minacce e i pericoli, una grande maggioranza è dell’opinione che corrispondano alla realtà; tuttavia un considerevole numero di partecipanti chiede l’integrazione di una o più minacce e pericoli supplementari, per esempio i disordini interni, l’evoluzione demografica, la scarsità di materie prime, le migrazioni, il cambiamento climatico, la povertà. (La maggior parte di tali minacce e pericoli – l’evoluzione demografica, la scarsità di risorse, le migrazioni e il cambiamento climatico – o figurano nel rapporto tra le minacce e i pericoli indiretti o vengono almeno discussi, indicando anche perché sono trattati in questo modo.) Un considerevole numero di partecipanti è inoltre del parere che si è tenuto conto in misura troppo limitata della problematica degli attacchi e della criminalità cibernetici. Soprattutto da parte dei Cantoni si propone che anche gli attacchi perpetrati da attori non statali – nella misura in cui ricorrono a mezzi militari – siano considerati attacchi militari. Le critiche all’analisi della minaccia si riferiscono soprattutto al fatto che essa non va oltre un’esposizione descrittiva e che inoltre non vi è alcuna definizione chiara delle priorità e di conseguenza non sono possibili conclusioni chiare in merito ai compiti e alla ripartizione delle risorse tra i singoli strumenti in materia di sicurezza. Molte critiche ha incontrato la matrice per la rappresentazione della probabilità e dell’entità dei danni delle singole minacce e dei singoli pericoli; essa sarebbe troppo sommaria e in parte non comprensibile. Le considerazioni relative alla vulnerabilità della Svizzera sono complessivamente considerate corrette e importanti; anche in questo caso numerosi partecipanti criticano però il fatto che non si sia praticamente tratta alcuna conclusione per la strutturazione dei dispositivi di sicurezza. Soltanto pochi criticano la descrizione del contesto regionale; singoli partecipanti richiedono per contro un’ampia rielaborazione.

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