Rapporto sui risultati
Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 8 pagine
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3. Strategia
La definizione della strategia, che si riallaccia alla definizione attuale, non è praticamente contestata ed è esplicitamente approvata dalla grande maggioranza. Soltanto singoli partecipanti considerano il proseguimento dell’attuale strategia come insufficiente o come la continuazione di una strategia errata. In particolare l’aspetto della cooperazione nel Paese, che sarà ulteriormente sviluppato con la creazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza, incontra un’approvazione del principio praticamente incondizionata. In questo contesto, la critica si concentra soprattutto sull’indeterminatezza della nuova definizione, sulle affermazioni poco chiare per quanto riguarda i compiti e le competenze dei diversi strumenti e livelli dello Stato nonché su un possibile ammorbidimento delle direttive costituzionali, giudicato inammissibile. L’aspetto della collaborazione internazionale è giudicato in maniera controversa: la critica espressa più frequentemente consiste nell'affermare che il progetto di rapporto manifesta in questo punto una certa ambivalenza, in quanto, pur sottolineando l’importanza e la necessità della collaborazione internazionale, ne relativizza la rilevanza in altre parti del documento, per esempio mediante riferimenti e considerazioni concernenti la politica di neutralità o la priorità di principio delle soluzioni nazionali. Mentre la maggioranza approva il proseguimento della collaborazione internazionale così come è delineata nel rapporto, vi sono anche singole richieste di ampliare considerevolmente tale collaborazione, soprattutto con l’Unione europea, oppure – al contrario – richieste di ridurre notevolmente tale collaborazione per lo meno in ambito militare e di limitarla al minimo.
4. Strumenti della politica di sicurezza
Politica estera: le considerazioni relative alla politica estera sono praticamente incontestate; soltanto in singoli casi si lamenta la sottovalutazione o la sopravvalutazione della sua importanza in materia di politica di sicurezza.
Esercito: le considerazioni sull’esercito sono controverse; le critiche si riferiscono in particolare al compito di difesa e all’ulteriore sviluppo dell’esercito nonché, in misura minore, agli impieghi sussidiari per l’appoggio a favore delle autorità civili e agli impieghi militari all’estero. Per quanto concerne la difesa, la gamma delle critiche è molto ampia: mentre per la maggioranza dei partecipanti il compito di difesa è sempre ancora l’essenza dell’esercito e la sua legittimazione, una minoranza rimprovera al rapporto di attenersi a concezioni della difesa ormai obsolete e quindi di definire erroneamente le priorità, compreso l’impiego delle risorse disponibili. La critica dei fautori del mantenimento di capacità di difesa autonome sufficientemente ampie e dei loro avversari si incontra nella valutazione negativa o addirittura nel rifiuto totale del concetto di potenziamento, considerato da una parte dei partecipanti per lo meno impreciso e da altri come estraneo alla realtà, illusorio e non praticabile. Di conseguenza, da diverse parti si chiede di precisare il concetto oppure di rinunciarvi. Per quanto riguarda l’ulteriore sviluppo dell’esercito, il tenore fondamentale delle critiche si riferisce alle considerazioni, giudicate poco concrete e lacunose, concernenti la sua strutturazione e l’eliminazione di problemi esistenti o che si stanno delineando (parità di trattamento per quanto concerne l’obbligo di prestare servizio militare, evoluzione demografica, carenza di quadri) nonché al fatto che la strutturazione dei compiti dell’esercito non può essere determinata dalle finanze o dalla demografia, ma deve essere dedotta direttamente dall’analisi delle minacce e dei pericoli. La maggior parte dei partecipanti si aspetta un chiarimento di queste problematiche nell’annunciato rapporto sull’esercito, sempre che ciò non sia possibile già nel rapporto sulla politica di sicurezza. Le considerazioni relative agli impieghi sussidiari per l’appoggio a favore delle autorità civili non sono praticamente contestate; la maggioranza dei partecipanti approva esplicitamente la rinuncia alla nozione di «sicurezza del territorio» e l’intenzione espressa nel rapporto di ricorrere a tali impieghi soltanto con discrezione, osservando rigorosamente il principio di sussidiarietà. In questo contesto, in particolare da parte dei Cantoni sono ancora richieste precisazioni riguardo ai compiti e alle responsabilità di condotta nell’ambito dell’interfaccia tra Cantoni ed esercito. Per quanto concerne gli impieghi militari all’estero, gran parte dei partecipanti approva la direzione di marcia delineata nel rapporto e consistente in un incremento, in particolare a livello qualitativo, dei contributi svizzeri. Una minoranza chiede un ampliamento supplementare sostanziale del promovimento militare della pace, con conseguenti adeguamenti strutturali dell'esercito e una nuova ripartizione delle risorse in seno allo stesso; un'altra minoranza chiede una riduzione di questi impieghi o addirittura la completa rinuncia.
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