Rapporto esplicativo
Consultazione 2012/62: Revisione dell'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (OIAt) nell'ambito della combustione del legno · 5 pagine
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Dipartimento federale dell'ambiente,
dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni DATEC
Ufficio federale dell’ambiente (UFAM)
Divisione Protezione dell'aria e RNI
Riferimento/Numero d'incarto: L242-2121 20.06.2012
Modifica dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico nell’ambito della combustione della legna
Rapporto esplicativo
1 Situazione iniziale
La combustione della legna produce diversi inquinanti atmosferici. La formazione degli inquinanti dipende dalla qualità e dalla composizione del combustibile nonché dalle condizioni d’incenerimento. Scegliendo impianti a combustione di buona qualità e utilizzandoli correttamente le emissioni di inquinanti possono essere ridotte a livelli relativamente bassi. Sotto il profilo dell’igiene dell’aria è importante che il legno trattato, sporco o contaminato da sostanze estranee non venga bruciato in piccoli impianti a combustione ma solo in impianti grandi, ottimizzati e, se del caso, muniti di sistemi di separazione delle polveri o di altri sistemi di trattamento dei gas di scarico. Se sussiste l’intenzione di termovalorizzare il legno nel rispetto dell’ambiente, i requisiti che gli impianti sono tenuti a soddisfare devono essere conformi al potenziale grado di contaminazione del legno. Per questa ragione il testo
dell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico (OIAt) in vigore dal 1992 suddivide il legno in quattro categorie di provenienza:
1. Legna allo stato naturale: fra questi figurano ciocchi, rami secchi, pigne, mattonelle, pellet e pezzi
minuti, ma anche trucioli, segatura, polvere di levigatrice o corteccia proveniente dalle segherie. Questo tipo di legna può essere bruciato solo nei piccoli forni a legna e nei camini.
2. Per scarti di legno si intende il legname inutilizzato proveniente dall’industria di lavorazione del
legno. Come per la prima categoria, anche gli scarti di legno fanno parte della legna da ardere. La loro combustione è consentita tuttavia soltanto in impianti soggetti a una misurazione periodica con una potenza termica pari ad almeno 40 kW. Infatti gli scarti di legno spesso non si trovano allo stato naturale, ma contengono resti di legno trattati con sostanze chimiche, per esempio parti di legno laccate o pannelli truciolari. Una combustione conforme è imprescindibile per garantire che non vengano emesse sostanze critiche.
3. Per legname di scarto s’intende legno usato proveniente dalla demolizione, dalla ristrutturazione o
dal rinnovamento di edifici nonché da cantieri, imballaggi o mobili. Anche le palette di legno appartengono a questa categoria. Il legno di questo gruppo non è considerato legna da ardere, può essere incenerito soltanto in impianti a combustione alimentati con legno usato e con una potenza termica pari o superiore a 350 kW, che soggiacciono ai rispettivi valori limite di emissione..
4. Tutti gli altri materiali in legno che non possono essere assegnati a una delle prime tre categorie
sono considerati resti legnosi altamente contaminati, che devono essere inceneriti negli appositi impianti d’incenerimento di rifiuti urbani (IIRU).
La ripartizione in queste quattro categorie basate sulla provenienza del materiale legnoso nonché l’adozione di requisiti sempre più complessi per gli impianti a combustione in cui incenerire tale materiale è un sistema ormai collaudato. Questo è quanto emerge da uno studio dell’Empa commissionato
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dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) del 2000 . Il sistema ha rivelato qualche insufficienza solo con gli scarti di legno, una tipologia spesso contrassegnata da elevati livelli di contaminazione simili a
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1 Emissionen und Stoffflüsse von (Rest-)Holzfeuerungen. Bericht-Nr. 880002/1, EMPA, 2000. 312/2005-02198/08/15/05/L242-2121