Rapporto sui risultati

Consultazione 2016/36: Politica climatica della Svizzera dopo il 2020: approvazione dell'Accordo di Parigi sul clima; collegamento del sistema di scambio di quote di emissioni della Svizzera con quello dell'Unione europea (UE) e revisione totale della legge sul CO2 per il periodo dopo il 2020 · 10 pagine

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1 Situazione iniziale (contenuto del progetto)

Alla 21aConferenza delle Parti alla Convenzione dell’ONU sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNCCC), svoltasi nel dicembre 2015 a Parigi, la Comunità internazionale degli Stati ha deciso un nuovo accordo sul clima per il periodo successivo al 2020.

L’Accordo di Parigi segna una pietra miliare nello sviluppo della politica ambientale e climatica internazionale, poiché viene ampiamente superata la rigida bipartizione della Comunità internazionale degli Stati in Paesi industrializzati e Paesi in sviluppo nella Convenzione sui cambiamenti climatici e nel Protocollo di Kyoto. Per la prima volta tutti gli Stati sono obbligati ad adottare provvedimenti concreti volti a ridurre le emissioni di gas serra, potendo stabilire i loro obiettivi conformemente ai propri presupposti individuali. L’Accordo di Parigi istituisce un quadro giuridicamente vincolante e contiene elementi dinamici per l’aumento delle prestazioni di riduzione.

Prima della Conferenza sul clima a Parigi tutti gli Stati erano stati esortati ad annunciare i rispettivi contributi alla riduzione di gas a effetto serra previsti e determinati a livello nazionale (Intended Nationally Determined Contributions, INDC) per il periodo successivo al 2020. 190 Paesi hanno seguito questo invito, annunciando i propri INDC. Se questi obiettivi vengono realizzati in modo coerente, conformemente a calcoli su modello, entro il 2100 il clima globale si riscalderà di circa 2,7 gradi Celsius. Viene così nettamente superata la soglia critica di 2 gradi a partire dalla quale è probabile che si verifichi una pericolosa alterazione del sistema climatico.

L’Accordo di Parigi è aperto alla firma dal 22 aprile 2016 a New York. Nel frattempo è stato ratificato da oltre 115 Paesi ed è entrato in vigore il 4 novembre 2016. Durante l'ultima Conferenza sul clima di Marrakech ha quindi avuto inizio la prima Conferenza delle Parti1 all'Accordo di Parigi (Conference of the Parties serving as the Meeting of the Parties to the Paris Agreement, CMA).

Con l’approvazione del Parlamento e la ratifica dell’Accordo di Parigi diventa definitivo per la Svizzera, se non apporta modifiche, l’obiettivo temporaneo di riduzione delle emissioni (Intended Nationally Determined Contribution, INDC), presentato il 27 febbraio 2015 al Segretariato dell’ONU sui cambiamenti climatici, di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 50 per cento rispetto al 1990, computando a tale scopo in parte anche le riduzioni delle emissioni conseguite all’estero. Ciò è quindi considerato obiettivo di riduzione nazionale entro il 2030 (Nationally Determined Contribution, NDC). Il suo conseguimento non è giuridicamente vincolante a livello internazionale, mentre lo è il fatto di adottare misure nazionali atte a raggiungerlo.

Con l’approvazione dell’Accordo di Parigi, la Svizzera è giuridicamente obbligata a presentare ogni cinque anni un obiettivo di riduzione delle emissioni più ambizioso di quello precedente e ad adottare le relative misure per attuare l’Accordo. Inoltre, come avveniva ai sensi della Convenzione sul clima, continuerà a riferire sull’evoluzione delle emissioni di gas a effetto serra, sulle misure di riduzione previste, nonché sui contributi per il finanziamento climatico internazionale. L’Accordo di Parigi e gli obiettivi di riduzione delle emissioni presentati ai sensi dello stesso vengono attuati nella legislazione nazionale in materia di CO2. A tale scopo è prevista una revisione totale della legge del 23 dicembre 2013 sul CO2 (RS 641.71), in particolare per sancirvi gli obiettivi e le misure dopo il 2020. Quanto all’adattamento ai cambiamenti climatici, già oggi la Svizzera ha ampiamente attuato gli impegni internazionali. Per fornire un contributo adeguato all’impegno comune dei Paesi per quanto concerne il finanziamento in ambito climatico, la Svizzera dovrà aumentare i fondi da essa mobilitati provenienti da fonti pubbliche e private.

2 Svolgimento della procedura di consultazione

L’approvazione dell’Accordo è stata messa in discussione nell’ambito del progetto per la consultazione «Politica climatica della Svizzera» assieme ai progetti, strettamente correlati dal punto di vista tematico, relativi all’accordo bilaterale con l’UE sul collegamento dei sistemi per lo scambio di quote di emissioni e alla revisione totale della legge sul CO2 per il periodo successivo al 2020. La consultazione è durata dal 31 agosto al 30 novembre 2016. Alcuni partecipanti hanno chiesto una proroga del termine. I pareri pervenuti entro il 7 dicembre 2016 sono stati presi in considerazione nel presente rapporto sugli esiti della consultazione, che, tra essi, comprende esclusivamente i riscontri rilevanti ai fini dell'approvazione

1 La Conferenza delle Parti si compone dei Paesi che hanno ratificato l’Accordo di Parigi.