Rapporto sui risultati

Consultazione 2016/36: Politica climatica della Svizzera dopo il 2020: approvazione dell'Accordo di Parigi sul clima; collegamento del sistema di scambio di quote di emissioni della Svizzera con quello dell'Unione europea (UE) e revisione totale della legge sul CO2 per il periodo dopo il 2020 · 10 pagine

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nell’ambito della politica energetica (ad es. SES, Swissmem, Travail.Suisse), nonché di alcuni partiti politici (ad es. PPD, Giovani Verdi, PS) è emersa chiaramente l'opinione secondo la quale è necessario ratificare l'Accordo in tempi brevi affinché la Svizzera possa partecipare, in qualità di Parte contraente, all'elaborazione delle regolamentazioni dettagliate. Tra gli altri motivi menzionati vi erano l'importanza della ratifica per la posizione della Svizzera sulla scena diplomatica internazionale, per le relazioni commerciali e anche per l'immagine stessa del Paese. Alcuni Cantoni hanno altresì attirato l'attenzione sui rischi concreti dei cambiamenti climatici ai quali la Svizzera è sottoposta in virtù della sua posizione geografica e, di conseguenza, sull'importanza della sua ratifica. Secondo buona parte dei partecipanti l'Accordo di Parigi è uno strumento importante ed efficace ai fini della riduzione dei gas a effetto serra e costituisce un notevole passo avanti nella lotta globale ai cambiamenti climatici. Inoltre, è stata spesso sottolineata l'importanza di trovare una soluzione internazionale alla problematica dei cambiamenti climatici. Un altro aspetto da valutare favorevolmente è che l'Accordo di Parigi prevede di destinare i flussi finanziari in favore di uno sviluppo sostenibile e a basso contenuto di emissioni. In alcuni commenti si pone l'attenzione sul fatto che una rapida svolta verso una società con emissioni di CO2 esigue sia vantaggiosa per l'economia e la società. L'Accordo di Parigi viene anche esplicitamente considerato come un'opportunità di evitare i costi di un mancato intervento. In qualche parere è stata altresì sottolineata l'importanza dell'Accordo per i Paesi in sviluppo e la responsabilità della Svizzera a sottoscriverlo in virtù delle emissioni rilasciate attualmente e in passato.

I pochi pareri contrari (ad es. UDC, Swissoil, IKLIS) adducevano in particolare che, in un confronto internazionale, la Svizzera non produce un'elevata quantità di CO2 e che gli obiettivi di riduzione delle emissioni sono troppo ambiziosi, mettendo a repentaglio la competitività e la crescita economica del Paese.

4.2 Gli obiettivi di riduzione delle emissioni globale e medio della Svizzera entro il 2030

I riscontri alla seconda domanda, concernente l'obiettivo globale e l'obiettivo medio della Svizzera, sono più controversi. Dai questionari emerge che poco più della metà dei partecipanti, tra cui figurano molti partiti (ad es. PBD, PPD, PLR, pvl) e Cantoni (ad es. Argovia, Grigioni, Lucerna, Ticino, Zugo), è sostanzialmente favorevole all'obiettivo globale, anche se molti di essi non hanno motivato il proprio parere. Tra le ragioni esposte, invece, si annoverano le opportunità fornite da tali obiettivi per l'economia elvetica, l'immagine di responsabilità data dalla Svizzera in quanto Paese industrializzato con una quantità di emissioni non trascurabile, e il fatto che detti obiettivi sono realistici e realizzabili. Pur ammettendo che questi ultimi siano da sostenere, è stata tuttavia ribadita l'importanza di garantire la competitività dell'economia svizzera. Tra i pareri sostanzialmente favorevoli agli obiettivi vi erano anche opinioni critiche riguardanti soprattutto la definizione delle quote nazionali ed estere (ad es. economiesuisse, EV, PLR, USAM) e l'obiettivo medio (ad es. PPD e i Cantoni Friburgo e Argovia). Nonostante l'approvazione degli obiettivi, da alcuni pareri è emersa l'opinione che questi dovrebbero essere più ambiziosi (ad es. Swiss cleantech, il Cantone di Ginevra, pvl).

I motivi per i quali poco meno della metà dei partecipanti si dichiara contraria agli obiettivi sono molto diversi. Buona parte delle organizzazioni ambientaliste e di quelle attive nell’ambito della politica energetica (ad es. Alleanza climatica, WWF, Helvetas, SES, Swissolar) li rifiutano, chiedendo un obiettivo globale e obiettivi nazionali ed esteri più elevati. Anche un numero significativo dei pareri di associazioni mantello dell'economia (ad es. Travail.Suisse), di partiti politici (ad es. Giovani Verdi, PS), di Cantoni e di Comuni (ad es. il Cantone di Sciaffusa, le città di Zurigo e Ginevra) ha rifiutato gli obiettivi proposti perché considerati troppo poco ambiziosi, richiedendone di più elevati. Spesso in questi pareri è stato sottolineato il fatto che gli obiettivi non sono sufficientemente elevati per contenere l'aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi Celsius e pertanto non sono conformi a quelli dell'Accordo di Parigi. Un ulteriore motivo dietro al rifiuto degli obiettivi era che la loro insufficienza comporterebbe costi delle misure di riduzione delle emissioni dopo il 2030 più elevati.

In altri pareri (ad es. UDC, Cantoni Basilea Campagna e Zurigo, Swissoil), invece, gli obiettivi sono stati respinti in quanto ritenuti troppo ambiziosi o perché il tempo per la loro attuazione è considerato troppo breve e il loro conseguimento non sarebbe quindi realistico. In alcuni casi si è chiesto di adeguare l'obiettivo globale della Svizzera a quello dell'Unione europea4.

4 Riduzione del 40 per cento entro il 2030 rispetto al 1990, senza ricorrere a meccanismi di mercato internazionali.