Biobanche per la ricerca
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- Zeitschrift
- Pareri (CNE)
- Band
- 24/2015
- Sprache
- Italienisch
1.Introduzione alla tematica
1.1L’importanza delle biobanche
1Le biobanche sono una nuova e importante istituzione nel settore della sanità. Senza
che il grande pubblico ne sia consapevole, negli ultimi anni sono sorte in Svizzera e nel mondo intero numerose biobanche, diventate ormai indispensabili per la ricerca nella biologia e medicina, in particolare sul genoma umano. L’obiettivo principale delle ricerche è di trovare delle correlazioni fra patrimonio genetico e patologie come il cancro, l’Alzheimer o il diabete. Le biobanche rappresentano una preziosa infrastruttura di ricerca anche per gli studi orientati verso le applicazioni che analizzano il rapporto fra informazioni genetiche e l’effetto dei medicamenti o influssi ambientali.
2Le biobanche per la ricerca sono delle collezioni di materiale biologico come tessuto,
sangue, DNA o proteine, collegate con dati dei donatori, in particolare con dati clinici ed epidemiologici, che possono essere impiegate per tutta una serie di progetti di ricerca. Il materiale biologico è particolarmente interessante per la ricerca perché è un vettore di informazioni biologiche. Queste informazioni possono essere raccolte come tali, per esempio sotto forma di dati genetici o come valori ematici e proteici. Per qualificare una collezione come biobanca non è rilevante che il materiale biologico venga conservato sotto forma di sostanza o trascritto in dati. Anche in questo caso si parla di biobanca solo quando i dati biologici sono collegati con altri dati dei donatori, segnatamente con le loro anamnesi.
3In Svizzera e in altri paesi esiste attualmente una grande varietà di biobanche pubbliche
e private, senza scopo di lucro o commerciali. Tra le maggiori biobanche si contano le collezioni riferite alla popolazione con campioni di centinaia di migliaia di persone,
p.es. la UK Biobank (cfr. riquadro 4) o qui in Svizzera la Biobanque Institutionnelle de Lausanne (BIL, cfr. riquadro 1) in corso di costituzione. Poi vi sono le biobanche riferite a patologie specifiche, come l’International Cancer Genome Consortium (cfr. riquadro 5) o le biobanche per la ricerca su malattie rare. Anche le aziende farmaceutiche sono dotate di vaste collezioni di materiale e dati biologici provenienti da esperimenti clinici. Le biobanche possono essere costituite inoltre per scopi diagnostici o terapeutici e poi essere impiegate per la ricerca, come nel caso delle banche di tessuti degli istituti di patologia degli ospedali universitari e centrali (cfr. riquadro 2), delle banche del sangue cordonale o dei campioni e dati conservati dai laboratori medici. Anche fornitori privati di test genetici come 23andMe (cfr. riquadro 11), Family Tree – Geni o MyHeritage dispongono di biobanche se conservano il materiale testato e lo trasferiscono ai ricercatori.
4Le biobanche devono rispondere a interessi individuali e pubblici contrastanti:
–Da un lato vi sono gli interessi della ricerca biomedica, volti ad acquisire conoscenze fondamentali, e, a lungo termine, le esigenze dei pazienti attuali e soprattutto futuri — S. 7 —nonché dei medici che sperano nello sviluppo di nuove terapie più efficaci. Numerosi donatori vogliono pertanto contribuire alla ricerca per altruismo o anche per solidarietà con il proprio gruppo di pazienti. A questi si aggiungono gli interessi economici delle aziende biotech, medtech e farmaceutiche nonché gli interessi generali a rafforzare la ricerca locale e migliorare la sanità del Paese.
–Dall’altro canto, le biobanche toccano i diritti e gli interessi delle persone dalle quali
provengono i campioni e i dati nonché gli interessi dei loro familiari. Ne va infatti del diritto all’autodeterminazione del donatore, del diritto a conoscere o non conoscere un’eventuale predisposizione a una malattia genetica e altri reperti rilevanti per la sua salute nonché di aspetti come la protezione dei dati e la loro sicurezza. Per il donatore è di particolare rilevanza la questione della protezione dei dati, perché un uso abusivo di dati particolarmente sensibili, come i dati personali custoditi nelle biobanche, da parte per esempio delle assicurazioni malattie o dei datori di lavoro potrebbero causare notevoli danni ai donatori interessati.
1.2Scienza e società
5La creazione delle biobanche è strettamente legata allo sviluppo di una medicina individualizzata o personalizzata. L’obiettivo prioritario della medicina personalizzata è di produrre medicamenti più efficaci e meglio adattati al paziente grazie al collegamento di un numero enorme di dati genomici con dati sanitari individuali (malattie, terapie, ecc.) e altri dati personali (p. es. sullo stile di vita, le abitudini alimentari, l’attività fisica, il reddito, ecc.). Questa evoluzione, resa possibile dagli sviluppi nelle analisi genetiche e nella bioinformatica, viene considerata un cambiamento di paradigma (Nationale Akademie der Wissenschaften Leopoldina et al. 2014) o addirittura una rivoluzione (D’Abramo 2015; Shaw 2015) nella medicina.
6La medicina personalizzata è ancora agli albori (Emmert-Streib 2012). Alcuni autori mettono addirittura in dubbio le basi epistemologiche di questo nuovo campo di ricerca scientifica, in particolare la validità analitica del sequenziamento genomico per il settore clinico e la sanità pubblica e chiedono se il sequenziamento completo del genoma per le persone asintomatiche e affette da malattie generalmente diffuse sia veramente utile (Cho 2015; Joyner & Paneth 2015).
7Indipendentemente dalle suddette reticenze, le sfide per la società derivanti dalle biobanche sono già oggi una realtà. Una di queste sfide è il pericolo di discriminazioni sociali. Le biobanche sono, assieme ad altri tipi di collezioni di dati, il fondamento di un vasto programma di analisi predittive sulle condizioni fisiche. Attraverso queste analisi sarà forse possibile individuare i pazienti che presentano un «rischio elevato» di complicazioni per esempio in determinati interventi chirurgici (Prainsack 2015) o con l’assunzione di un determinato medicamento e che potrebbero quindi causare alla società costi supplementari. La ricerca potrebbe inoltre privilegiare dei gruppi di pazienti che — S. 8 —sono meglio rappresentati nelle biobanche specifiche dei centri ospedalieri – negli USA per esempio, il 92 per cento dei partecipanti a studi di associazione su scala genomica (GWAS) sono bianchi, mentre solo l’8 per cento appartengono a una minoranza etnica o razziale (Ngui, Warner & Weiss Roberts 2015). Altri gruppi potrebbero invece essere stigmatizzati in seguito ai risultati della ricerca genetica e i ricercatori ed editori dovrebbero quindi decidere se divulgare delle informazioni che potrebbero danneggiare i partecipanti o le loro comunità (Ngui, Warner & Weiss Roberts 2015). Altri pazienti potrebbero essere avvantaggiati perché meglio organizzati o semplicemente per le loro caratteristiche genetiche, la loro patologia o tendenze settoriali della ricerca scientifica. In altri termini, determinati gruppi sociali potrebbero non beneficiare dei vantaggi della ricerca genetica, situazione che rafforzerebbe le disparità nel settore sanitario.
8Un’altra sfida da affrontare è quella dei costi per l’economia nazionale. Sebbene sul lungo termine la medicina personalizzata potrebbe ridurre la spesa sanitaria (mediante lo sviluppo di medicamenti più efficaci e tagliati su misura per i singoli pazienti), le necessarie infrastrutture generano già oggi notevoli costi. Le biobanche sono generalmente sovvenzionate con fondi pubblici. Nel 2013, il Fondo nazionale svizzero ha lanciato un bando di concorso per il finanziamento della nuova Swiss Biobanking Platform (cfr. riquadro 3) per un importo di 3,2 milioni di franchi svizzeri. Le autorità europee hanno stanziato un budget di 140 milioni di euro per l’Infrastruttura di ricerca per le biobanche e le risorse biomolecolari (BBMRI), inaugurata nel 2014 e che oggi contiene circa 20 milioni di campioni (Stolz 2014). Gli investimenti necessari alla costituzione di un’infrastruttura di biobanche sono però solo un primo passo, al quale dovrà seguire il sequenziamento dei campioni e poi l’analisi e l’utilizzazione delle conoscenze acquisite. A titolo di esempio: la BIL ha reclutato finora 17 500 pazienti e prevede per il sequenziamento completo dei 20 000 campioni una spesa di 20 milioni di franchi (Nicollier 2014).
9Anche lo sfruttamento commerciale dei dati contenuti nelle biobanche rappresenta un’importante sfida per la società. I legami fra industria e biobanche sono inevitabili, anzi indispensabili per lo sviluppo della farmacogenomica, una branca che richiede massicci investimenti. Poiché tali legami possono risvegliare diffidenza in una parte della popolazione è opportuno discutere con la massima trasparenza le conseguenze della partecipazione alle biobanche, evidenziando i rischi ma anche i benefici individuali e collettivi (Hirschberg, Kahrass & Strech 2014).
10Le sfide per la società derivanti dalle biobanche sollevano la questione della legittimità democratica e del coinvolgimento dei cittadini nella governance delle biobanche. Considerato che le decisioni delle persone direttamente interessate (donatori, ricercatori, organi scientifici, manager, industria, ecc.) hanno delle ripercussioni su altri gruppi di persone o addirittura su tutta la popolazione, le biobanche assumono una dimensione politica. I cittadini devono pertanto essere informati sugli aspetti principali e le conseguenze delle biobanche in modo che esse diventino oggetto di un dibattito pubblico e — S. 9 —anche un progetto di tutta la società e non solo di singoli esperti del settore della ricerca e dell’industria.
1.3Stato della discussione e disciplinamento
11Da diversi anni, gli esperti discutono a livello internazionale delle questioni e sfide legate alla creazione e gestione delle biobanche. Il dibattito internazionale è incentrato sulle seguenti tematiche di carattere etico: informazione e consenso del donatore per la riutilizzazione dei suoi campioni e dati da parte della ricerca (questione dell’ammissibilità di un consenso generico – general consent), accesso dei ricercatori ai campioni e dati conservati (data sharing), sicurezza e confidenzialità dei campioni e dati, informazione dei donatori sui risultati delle analisi, pubblicazione dei risultati delle ricerche, governance e trasparenza delle biobanche, partecipazione dei donatori e delle biobanche a risultati della ricerca commercializzabili (benefit sharing) nonché cooperazione internazionale fra biobanche.
12Le commissioni d’etica di altri paesi (p. es. Austria, Francia, Germania, Regno Unito) si sono ripetutamente occupate delle biobanche e fornito pareri a riguardo (Nationaler Ethikrat 2004; Deutscher Ethikrat 2010; Bioethikkommission Österreich 2007, 2011; Comité Consultatif National d’Éthique 2003; Comitato Nazionale per la Bioetica 2006, 2014; Comité Consultatif de Bioéthique 2009; European Commission 1998, 2012; Nuffield Council on Bioethics 2011, 2015; Danish Council of Ethics 2015). Numerose organizzazioni internazionali come il Consiglio d’Europa, l’OCSE, l’OMS e l’UNESCO hanno varato direttive e raccomandazioni che standardizzano la raccolta del materiale biologico e dei dati nonché la loro conservazione e trasmissione a ricercatori (Council of Europe 2006; UNESCO 2003; WMA 2002, 2015). Alcuni paesi si sono dotati di normative specifiche sulle biobanche, come l’Islanda, l’Estonia, la Svezia, la Spagna o il Belgio.
13A livello nazionale, l’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (ASSM) ha pubblicato nel 2006 le direttive e raccomandazioni «Biobanche: prelievo, conservazione e utilizzo di materiale biologico umano». Con l’entrata in vigore della legge sulla ricerca umana (LRUm) all’inizio del 2014 le direttive ASSM «biobanche» sono state ritirate. L’avamprogetto della legge sulla ricerca umana conteneva ancora delle disposizioni sulla gestione delle biobanche e prevedeva un obbligo di autorizzazione per le biobanche di grandi dimensioni e un obbligo di notifica per le altre. Dopo la consultazione queste disposizioni sono state soppresse; il legislatore temeva infatti che, visti i rapidi sviluppi in questo campo, un disciplinamento avrebbe rischiato di diventare obsoleto o inapplicabile in breve tempo (cfr. messaggio LRUm, 7015 e segg.; Gruberski 2013, 102). La legge in vigore e le relative ordinanze si limitano a disciplinare aspetti parziali (in particolare la questione del consenso, obbligo di diligenza nell’anonimizzazione e conservazione di materiale biologico e dati, divieto generale di commercializzazione e obbligo di autorizzazione per progetti di ricerca e in parte per la riutilizzazione a scopo di ricerca).
— S. 10 —1.4Obiettivo e oggetto del parere
14In Svizzera non c’è ancora stato un dibattito pubblico sulle biobanche. Finora la CNE non ha ancora preso posizione a riguardo. La fiducia della popolazione è una «risorsa» determinante per le biobanche. La disponibilità a donare materiale biologico e a fornire i propri dati alla ricerca potrebbe infatti calare drasticamente se – seppure in casi isolati
–il materiale o i dati venissero utilizzati per scopi non autorizzati e tali abusi venissero scoperti. Per evitare un tale rischio, sono indispensabili delle misure di protezione efficaci. La fiducia aumenta se vi è una maggiore informazione sulle biobanche e la loro attività. La fiducia nell’attività presuppone la massima trasparenza sulle motivazioni e le condizioni di tale attività da parte di persone e organizzazioni. La trasparenza è al contempo il presupposto fondamentale per un dibattito pubblico e per ottenere la legittimità democratica che è indispensabile alla luce dell’impatto delle biobanche sull’intera società (n. marg. 10). A fronte di queste considerazioni, lo scopo del presente parere è offrire al pubblico interessato alle biobanche una lettura degli aspetti salienti e delle questioni centrali in materia etica e giuridica.
15Il presente parere è inoltre destinato ai politici e all’amministrazione al fine di dimostrare che in Svizzera c’è ancora molto da fare e disciplinare in materia di biobanche, soprattutto dopo che le direttive ASSM sulle biobanche sono state ritirate e il legislatore ha rinunciato a definire direttive istituzionali per le biobanche nell’ambito della LRUm. È opportuno esaminare se esiste un vuoto legislativo o se, al contrario, il diritto in vigore possa ostacolare attraverso un’eccessiva regolamentazione lo sviluppo delle biobanche.
16Il parere è limitato alle biobanche che sono (anche) destinate alla ricerca. Non sono invece prese in considerazione le biobanche costituite solo a scopo diagnostico o terapeutico. La problematica di quest’ultima tipologia di collezioni è ben diversa: i campioni e i dati vengono utilizzati su richiesta e per il bene del paziente e non sono intesi ad arrivare nelle mani di terzi. Le biobanche per la ricerca perseguono – nell’ottica del donatore – essenzialmente interessi a lui estranei. Inoltre, il rapporto fra il donatore e le persone che elaborano i campioni e i dati (ossia i ricercatori) non è basato su un mandato e il donatore non ha quindi la possibilità di definire concretamente come utilizzare tale materiale. Tuttavia le biobanche costituite per scopi diagnostici e terapeutici sono spesso utilizzate anche per la ricerca. In questi casi si parla di biobanca per la ricerca. Il presente parere non contempla inoltre le collezioni di parti del corpo umano conservate in istituti di storia della medicina o di anatomia o in musei ed esposizioni – a meno che tali raccolte non siano messe a disposizione della ricerca.
17Le seguenti riflessioni non trattano neanche l’argomento della gestione delle grandi quantità di dati (big data) né delle banche dati in generale, perché ciò allargherebbe troppo la tematica. Le banche di dati sanitari assumono invece un ruolo particolare. Viene affrontata la questione delle crescenti collezioni di dati sanitari che sono rilevati — S. 11 —dalle imprese (p. es. dati grezzi provenienti da esperimenti clinici di aziende farmaceutiche) o che queste raccolgono nell’ambito della loro offerta di servizi (p. es. Apple, Google, PatientsLikeMe, cfr. riquadro 8). Anche le banche di dati sanitari sono utilizzate per la ricerca biomedica, o perché mettono a disposizione dei dati per progetti di ricerca o perché trasferiscono i loro dati nelle biobanche per la ricerca. Le banche di dati sanitari sono pertanto confrontate a sfide etiche simili a quelle delle biobanche, segnatamente l’autodeterminazione sui dati, la protezione dei dati, l’accesso ai dati da parte dei ricercatori e la commercializzazione dei dati. Le considerazioni avanzate per le biobanche possono quindi, almeno in parte, essere applicate anche alle banche di dati sanitari.