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Aufsatz · Pareri (CNE) 9/2005/2005

Assistenza al suicidio

‹Kapitel 2 von 8S. 5–8›
Angaben zum Werk
Zeitschrift
Pareri (CNE)
Band
9/2005
Sprache
Italienisch
Zitiervorschlag
Commissione nazionale d’etica in materia di medicina umana, Assistenza al suicidio, in: Pareri (CNE) 9/2005/2005, S. 5–8
— S. 5 —

Prefazione

La Commissione nazionale d’etica (NEK-CNE), che dal 2002 si occupa dei problemi posti dalle decisioni alla fine della vita, ha deciso di affrontare a titolo prioritario gli aspetti etici dell’aiuto al suicidio sostanzialmente per due ragioni.

In primo luogo, in Svizzera il dibattito sulle disposizioni legali in materia di decisioni alla fine della vita è stato finora imperniato sulla distinzione tra aiuto passivo e aiuto attivo e si è focalizzato sulla questione dell’impunibilità dell’omicidio su richiesta in determinate circostanze (ad es. per i pazienti che devono sopportare grandi sofferenze e non hanno prospettive di migliorare la loro qualità di vita). Si è invece discusso relativamente poco sulle dimensioni medico-etiche e politico-etiche dell’aiuto al suicidio, praticato e non punibile in Svizzera.

In secondo luogo, sebbene la società si interroghi sull’aiuto al suicidio, il dibattito rimane contraddistinto dall’insicurezza: c’è una differenza sostanziale tra il suicidio assistito, dove la persona che desidera morire è autrice del proprio decesso bevendo la pozione letale o aprendo la valvola dell’infusione mortale, e l’eutanasia, dove è una terza persona a somministrare la dose mortale su richiesta del paziente? Le organizzazioni di aiuto al suicidio devono avere accesso agli istituti o alle cliniche? In che misura il personale medico può assecondare i pazienti che desiderano porre fine alla loro vita? La realtà è che il numero delle persone intenzionate a suicidarsi, spesso persone molto ammalate, che giungono in Svizzera dall’estero per ricorrere legalmente ai servizi di aiuto al suicidio è in aumento. Come devono gestire questo fenomeno i legislatori e le autorità? Questi e altri interrogativi danno adito a discussioni controverse, dai toni emotivi e preoccupati.

Tutti questi interrogativi mettono in discussione i principi della responsabilità interpersonale: cosa significa aiutare una persona che, trovandosi in una situazione disperata, non vede altra soluzione se non la morte? In cosa consiste il diritto alla vita e alla morte e dove sono i limiti? Per chi esercita una professione medico-sanitaria le risposte a questi interrogativi costituiscono l’essenza dell’etica medica: l’assistenza medica può avere un significato diverso da quello di preservare la vita? Sorgono però anche interrogativi fondamentali sul piano politico: quali sono le condizioni quadro necessarie a garantire ai diretti interessati il rispetto e l’umanità cui hanno diritto? E cosa significa concretamente rispetto e umanità? È evidente che queste domande non possono essere analizzate senza considerare il contesto in cui si collocano. Oltre ai cambiamenti intercorsi nelle circostanze della morte, sempre più medicalizzata e influenzata dall’uomo, e oltre alla crescente accettazione di cui godono le organizzazioni di aiuto al suicidio tra la popolazione, occorre tenere conto degli sviluppi demografici e della scarsità di risorse nella sanità con tutte le loro conseguenze.

Con il presente progetto la Commissione nazionale d’etica dà seguito al proprio mandato legale di incentivare la discussione pubblica e di offrire una consulenza in campo etico alle autorità politiche. In tal modo apre un’ampia prospettiva sociale sulla medicina, ponendo l’accento sulle leggi e le istituzioni. La NEK-CNE ha cercato di tenere conto di tutte le possibili situazioni di vita in cui si potrebbe essere indotti a chiedere e offrire il suicidio assistito, senza limitarsi a quelle in cui esiste una prognosi medica che non lascia speranze o in cui la fine è ormai prossima.

Gli aspetti etici attorno alla morte concernono noi tutti su un piano estremamente personale. Non è un tema che si può delegare a un esperto. Molti credono di aver trovato le risposte giuste, altri ci hanno riflettuto a lungo o si sono confrontati con la morte di persone care. La preoccupazione che assilla i più è quella che

–venuto il momento – la loro volontà non conterà più. La Commissione non vuole — S. 6 —e non può permettersi di giudicare dall’alto queste riflessioni prettamente personali. Non è nemmeno il suo compito. Essa ritiene piuttosto di dover stabilire le condizioni quadro entro le quali la società potrà sviluppare le proprie convinzioni. Per tale ragione, la dimensione pubblica di questa discussione occupa un posto molto particolare, al contempo importante e delicato.

La Commissione ha cercato di tenere conto di queste considerazioni. Il 5 maggio 2004 ha organizzato una seduta pubblica a Berna per i membri delle Camere federali durante la quale ha presentato una serie di tesi esplicitandone le rispettive implicazioni politiche. Un progetto di 10 tesi che riassumono le posizioni della Commissione in materia di aiuto al suicidio è stato discusso pubblicamente nell’ambito di un simposio di due giorni organizzato il 17/18 settembre 2004 a Zurigo. In questa occasione, diversi gruppi sociali svizzeri e stranieri hanno avuto modo di esporre i loro pareri. La NEK-CNE ha poi integrato i risultati delle discussioni nelle sue considerazioni e ne ha estrapolato delle raccomandazioni che desideriamo ora presentare alle autorità e all’opinione pubblica.

Le nostre raccomandazioni vanno considerate un ulteriore tassello in questo mosaico. La Commissione intende contribuire alla chiarezza senza pretendere di fornire un quadro esaustivo. Abbiamo cercato di andare a fondo della molteplicità delle prospettive etiche seguendo un processo che ha formato il nostro pensiero passo dopo passo, un processo in parte molto controverso e faticoso.

Christoph Rehmann-Sutter, febbraio 2005

— S. 7 —

Sintesi

Quella del suicidio assistito è una problematica complessa dal profilo sociale, giuridico ed etico. Il presente rapporto illustra l’attuale situazione giuridica, riferita in particolare all’articolo 115 CP, e affronta gli aspetti legati alla sua interpretazione nella prassi. Una situazione che è messa in discussione per essere analizzata criticamente. Formula inoltre una serie di raccomandazioni destinate al legislatore e a chi si occupa concretamente di questi problemi. Nella prima parte, tratta diversi contesti di natura storica, medica, sociologica, politica ed etica, che rivestono una certa rilevanza per l’analisi dell’attuale situazione e per la formulazione di raccomandazioni.

La Commissione nazionale d’etica riconosce la profonda ambivalenza dell’assistenza al suicidio, che genera sentimenti conflittuali nei rapporti tra le persone e in particolare in seno al personale curante. Altrettanto complessi sono i dilemmi di ordine etico che sorgono a livello pratico. La Commissione ritiene che questi dilemmi non vadano risolti globalmente da un profilo meramente teorico, ma affrontati caso per caso in tutta la loro complessità. Parimenti, la persona chiamata ad prestare assistenza nell’ambito di un suicidio deve decidere secondo la propria coscienza, in modo che questo genere di aiuto non diventi una routine. Non vi sono regole universalmente valide, applicabili nella pratica, per giustificare l’assistenza al suicidio. Per l’aspetto personale dell’etica del suicidio assistito e per i provvedimenti legali e istituzionali in tal senso emergono due aspetti essenziali, che al tempo stesso costituiscono due poli opposti: il dovere di assistenza ad un essere umano sofferente e disperato e il rispetto per il suo diritto all’autodeterminazione. Le raccomandazioni e i disciplinamenti non devono privilegiare né l’uno né l’altro polo, ma tenere conto di entrambi e della loro dicotomia.

Eticamente, l’assistenza al suicidio dovrebbe essere distinta dall’omicidio su richiesta della vittima, anche se a livello pratico queste due modalità possono apparire analoghe. La Commissione sostiene con argomenti etici il disciplinamento liberale previsto dall’articolo 115 CP, secondo cui l’aiuto al suicidio è legale, a condizione che non avvenga per motivi egoistici. Essa raccomanda di non modificare la normativa penale su questo punto, ma ritiene opportuno intervenire in altri ambiti giuridici. Per risolvere i problemi posti dal fenomeno delle associazioni di aiuto al suicidio, la Commissione propone di sottoporle alla vigilanza dello Stato, in modo da garantire il rispetto di criteri di qualità nella verifica delle decisioni di assistere un suicidio.

La Commissione passa inoltre in rassegna una serie di problemi particolari, come l’opportunità di assistere nel suicidio persone affette da malattie psichiche: un aspetto che affronta con cautela, ritenendo necessario accordare la priorità al trattamento psichiatrico e psicoterapeutico e negare l’assistenza al suicidio se il desiderio di farla finita è espressione o sintomo di una patologia psichica. Questa posizione esclude di norma, anche se non totalmente, ai malati psichici la possibilità di ricorrere al suicidio assistito. Tra le altre problematiche analizzate vi sono i giovani - minorenni per la legge ma capaci di discernimento - il suicidio assistito in ospedali e istituti sociosanitari, le implicazioni per i membri delle professioni mediche e il cosiddetto turismo della morte. Ponendo l’accento sui rischi etico-sociali di una diffusione del suicidio assistito, la Commissione sottolinea la necessità di potenziare l’assistenza alle persone bisognose di cure e dipendenti e di ampliare le offerte della medicina palliativa per evitare di incoraggiare il desiderio di farla finita. Il suicidio non deve diventare una facile scappatoia all’aumento dei costi nel — S. 8 —sistema sanitario. La società ha una responsabilità preventiva nella problematica del suicidio che non presuppone soltanto limiti giuridici ben stabiliti, ma anche il sostegno al personale assistente e curante.

Precisazioni relative ai testi:

Le raccomandazioni del capitolo IV sono state decise frase per frase dalla Commissione e sono vincolanti per la posizione della Commissione stessa. I testi dei capitoli I-III non sono invece stati stabiliti frase per frase, ma discussi approfonditamente nelle diverse versioni, rivisti più volte, riletti e completati dalla Commissione, allo scopo di rappresentare adeguatamente le esperienze e le opinioni dei suoi membri e fornire un’adeguata introduzione alle raccomandazioni del capitolo IV.

Quelle: nek-cne.admin.ch · Pareri (CNE) 9/2005/2005