Rapporto sui risultati
Consultazione 2013/86: Accordo di cooperazione con l'Unione europea (UE) sulla partecipazione della Svizzera ai programmi europei di navigazione satellitare (Galileo e EGNOS) · 9 pagine
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M254-2141
del Global Positioning System (GPS) statunitense, garantisca una navigazione satellitare più affidabile e precisa. In tal modo si pone fine, di fatto, alla dipendenza degli utenti europei dal GPS controllato dall’esercito statunitense, ciò che il PSS saluta esplicitamente.
Per il PSS, l’indipendenza dell’Europa dal GPS è aumentata ulteriormente dall’integrazione in Galileo, su decisione adottata dal Parlamento europeo nel 2008, di un servizio pubblico regolamentato (PRS). Questo servizio protetto offrirebbe a determinati utenti, quali la polizia, i servizi di salvataggio o le truppe di pace, che necessitano di un elevato grado di precisione e continuità del segnale, informazioni relative a posizione e tempo, comportando un passo importante verso un’auspicabile approfondita cooperazione in materia di politica di sicurezza tra la Svizzera e l’UE. In definitiva, sarebbero in gioco anche interessi tecnologici e industriali. L’Accordo consente alla Svizzera di partecipare al progetto anche in futuro e di proseguire l’efficace collaborazione a Galileo nell’ambito dell’ESA nell’interesse del polo tecnologico e industriale svizzero.
Il PSS apprezza che, a causa della mancanza di investitori privati, dal 2008 il settore pubblico abbia sostenuto i costi complessivi, assumendosi nel contempo la totale responsabilità, e che in questo modo abbia accresciuto la propria influenza.
2.2.4. Unione Democratica di Centro (UDC)
L’UDC respinge l’Accordo di cooperazione.
L’UDC considera i programmi GNSS una questione di prestigio dell’UE, che, al più tardi dal momento della completa consegna del programma Galileo a quest’ultima nel 2008, si contraddistingue per una maggiore burocrazia, lotte concorrenziali di politica industriale e conseguenti ritardi e rincari.
Il progetto ha circa 10 anni di ritardo, i costi d’investimento sono raddoppiati, i costi d’esercizio probabilmente triplicheranno e probabilmente le entrate dirette sperate si dimezzeranno.
Inizialmente era stato previsto di finanziare la creazione del sistema attraverso un partenariato pubblico privato (PPP), costituito per due terzi da un gruppo di imprese private. Tuttavia, le trattative non sono andate a buon fine e l’UE ha quindi deciso di finanziare il sistema interamente con fondi comunitari. Non stupisce perciò che l’attuale progetto susciti scetticismo nell’economia e nell’industria e che, per quanto riguarda l’utilizzo, l’accento si sia spostato su attività statali.
L’UDC vede nel PRS attualmente proposto una componente militare. Esso prevede inoltre, anche se si ammette, minimizzando, la presenza di «applicazioni sensibili per utenti autorizzati dai governi», modalità d’uso di polizia e di intelligence. Nel frattempo applicazioni in materia di politica di sicurezza e soprattutto «di politica di sicurezza estera» sono diventate opzioni del programma Galileo richieste dalla politica. Per l’UDC la partecipazione della Svizzera a un programma d’armamento di politica di sicurezza e di politica militare va tassativamente respinta per considerazioni di politica di neutralità.
L’UDC si esprime in modo critico anche sull’eventuale vantaggio di Galileo per l’industria: applicazioni importanti per l’economia e la ricerca, ma anche per gli enti statali, potrebbero essere ottenute attraverso i servizi aperti e commerciali di Galileo e beneficiare della concorrenza tra i vari sistemi di navigazione satellitare disponibili globalmente, senza essere vincolati a uno di essi per ragioni di politica statale. Il vantaggio industriale di un simile trattato va comunque relativizzato per il fatto che altri trattati con l’UE e talune normative OMC garantirebbero la messa a concorso pubblica delle commesse statali. Per gli anni 2008-2020, a questo soltanto apparente grande vantaggio per l’economia si contrapporrebbero costi pari a circa 338 milioni di franchi.
In conclusione, l’UDC ritiene che il progetto rappresenti per l’UE innanzitutto un mezzo ai fini della politica d’integrazione. Con la ripresa del programma Galileo da parte dell’UE il progetto ha assunto una connotazione politica e geopolitica che non va sostenuta. Un legame di dipendenza unilaterale e statalista con questo progetto di prestigio dell’UE va respinto per ragioni di politica di neutralità, istituzionale, finanziaria e di economia estera.