Rapporto sui risultati

Consultazione 2013/90: Protocollo III relativo all'estensione dell'Accordo del 21 giugno 1999 sulla libera circolazione delle persone (ALC) alla Croazia · 11 pagine

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6.1. Misure collaterali

In quanto Cantone di confine, il Cantone di NE riconosce l’importanza della libera circolazione delle persone ma anche la forte concorrenza esercitata dagli immigrati nei confronti della manodopera residente.

Il Cantone del TI è preoccupato per il dumping salariale che rischierebbe di innescare una perversa spirale verso la sostituzione di manodopera locale. Inoltre l’ALC limiterebbe fortemente la capacità delle autorità competenti in materia di migrazione di garantire la sicurezza e l’ordine pubblici in quanto non permette di verificare i precedenti penali e rende quasi impossibile sanzionare le violazioni delle disposizioni di ammissione.

Alcuni Cantoni (BE, GE, NE, TI, VD) chiedono che le misure collaterali siano applicate rigorosamente e potenziate, senza tuttavia formulare proposte concrete.

Visto l’onere cui sono sottoposti gli organi cantonali, il Cantone di AR vorrebbe invece ridurre il numero dei controlli e ricevere un sostegno finanziario maggiore da parte della Confederazione.

Il PBD è favorevole a un’applicazione sistematica delle misure collaterali vigenti e a una loro migliore attuazione ma è categoricamente contrario a introdurne di nuove e anche a un loro ampliamento.

Secondo il PS sono soprattutto le imprese, e molto meno i cittadini, ad approfittare delle libertà accordate dalla libera circolazione delle persone. Bisognerebbe dunque applicare misure collaterali non solo al mercato del lavoro ma anche a quello immobiliare, alla formazione, all’infrastruttura e alla politica di promozione della piazza economica. Il PS ha avanzato una serie di esigenze e minacciano di non sostenere l’estensione dell’ALC alla Croazia se non saranno prese in considerazione.

Anche I Verdi sostengono l’estensione dell’ALC alla Croazia a condizione che le misure collaterali siano ampliate; non solo condividono le stesse esigenze indicate dal PS ma chiedono anche misure per contrastare il dumping fiscale. Nel contempo si dichiarano comunque favorevoli al principio della libera circolazione delle persone e contrari allo statuto di stagionale, discriminatorio ai loro occhi, e alla politica dei contingenti.

Alcune organizzazioni dei datori di lavoro non accennano alle misure collaterali (economiesuisse, SSIC, UPS, USM), altre ritengono sufficienti ed efficaci le norme vigenti come anche le modalità della loro attuazione (USAM, Chambre de commerce, d’industrie et des services de Genève, Centre Patronal).

L’USC chiede l’attuazione delle misure collaterali ed eventualmente un loro potenziamento.

Le organizzazioni dei lavoratori (USS, TravailSuisse, SIC Svizzera), invece, sostengono l’estensione dell’ALC alla Croazia a condizione che le misure collaterali siano potenziate ed ampliate e siano colmati gli attuali deficit relativi in particolare alla loro attuazione e ai salari minimi.

L’USS chiede la soppressione del quorum dei datori di lavoro per i contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale e la possibilità di introdurre il carattere di obbligatorietà generale per ragioni di interesse pubblico. Inoltre ritiene che l’attuazione delle misure collaterali vada migliorata e a tale proposito chiede un contributo finanziario maggiore e più controlli da parte delle Confederazione. Infine, chiede multe più elevate, la possibilità per gli ispettori di far chiudere un cantiere nel caso di abusi gravi e una migliore protezione per i rappresentanti sindacali in caso di licenziamento. Oltre alle richieste avanzate dall’USS, TravailSuisse chiede di introdurre nelle zone di confine una serie di misure speciali riguardanti il