Rapporto sui risultati
Consultazione 2016/36: Politica climatica della Svizzera dopo il 2020: approvazione dell'Accordo di Parigi sul clima; collegamento del sistema di scambio di quote di emissioni della Svizzera con quello dell'Unione europea (UE) e revisione totale della legge sul CO2 per il periodo dopo il 2020 · 74 pagine
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Referenz/Aktenzeichen: Q384-0702
sussidiario di questo tipo di impianti. Quanto alle deroghe, l’UCS le vede di buon occhio, pur sottolineando l’importante onere di lavoro che comportano. La stessa organizzazione ritiene anche che il gas naturale dovrebbe eventualmente essere contemplato in queste deroghe dato il potenziale di riduzione delle emissioni che propone. DCAP, CDE e CGCA si oppongono anche alle deroghe in caso di divieto di impianti di riscaldamento a base di agenti energetici fossili.
I partiti politici sono molto divisi sulla questione. PS, I Verdi, Giovani Verdi, PBD e PVL sono favorevoli a quest’idea. PS, I Verdi e Giovani Verdi ritengono perfino che la data proposta dal progetto per l’entrata in vigore del provvedimento sia troppo tardiva e che dovrebbe essere anticipata al 2023. Da parte loro, I Verdi ritengono che il divieto non dovrebbe essere soltanto sussidiario. Il PVL reputa efficace, efficiente e razionale l’idea di un divieto sussidiario, ma è più moderato e sottolinea che preferirebbe un metodo d’incentivazione. Viceversa, CSPO, PLR, PPD, UDC e Giovani liberali radicali sono sfavorevoli al progetto di divieto sussidiario. CSPO e PLR ritengono che, a causa degli altri provvedimenti presi in questo settore, un siffatto divieto sussidiario sia inutile. Il CSPO aggiunge che questo divieto sarebbe un intervento troppo forte, limitante la libertà di proprietà e la libertà economica. Il PPD è dell’avviso che si debba lasciare del tempo affinché si sviluppino nuove tecnologie di riscaldamento. Questo partito ritiene anche che un siffatto divieto, con un gran numero di deroghe, sarebbe amministrativamente costoso e invierebbe un segnale sbagliato. L’UDC rifiuta e combatte questa idea che reputa essere un abuso d’autorità statale. Per quanto concerne le deroghe in caso di attuazione del divieto sussidiario, fatta eccezione per PLR e UDC, tutti i partiti politici sono più o meno favorevoli. Il PBD è totalmente favorevole, alla stregua del CSPO, che ritiene che le infrastrutture quali i gruppi elettrogeni d’emergenza degli ospedali debbano potere derogare al divieto. Da parte loro, PS, I Verdi e Giovani Verdi ritengono che devono essere possibili deroghe, che però devono riguardare meno edifici possibili e rimanere eccezionali. Il PVL ritiene che le deroghe non debbano consentire ai nuovi edifici di sfuggire al divieto sussidiario.
Dalla parte delle associazioni mantello nazionali dell’economia, soltanto l’USS è favorevole al divieto sussidiario di impianti di riscaldamento a base di agenti energetici fossili. Peraltro, alcune associazioni hanno pareri attenuati sull'argomento, alla stregua dell’USC, che sarebbe d’accordo con la proposta solamente a patto che il divieto riguardi unicamente i nuovi impianti di riscaldamento a base di agenti energetici fossili. Nello stesso ordine di idee, l’USPI approva il divieto per i nuovi edifici, per quanto ciò sia tecnicamente fattibile e a condizione che i costi non siano più elevati che per gli impianti di riscaldamento a base di agenti energetici fossili. Tuttavia, gli altri partecipanti (economiesuisse, Centre Patronal, Swissmem, GastroSuisse, Travail.Suisse, SSIC) respingono la proposta. Centre Patronal ed economiesuisse si dicono contrari a qualsivoglia divieto di tecnologia. Da parte loro, Swissmem e GastroSuisse rilevano che l’installazione di un impianto di riscaldamento a base di agenti energetici non fossili può essere complicata e costosa. Per la SSIC, questo divieto sussidiario sarebbe un’ingerenza inaccettabile nella libertà di scelta dei privati e delle imprese. Travail.Suisse è dello stesso parere e ritiene che altri provvedimenti debbano essere adottati ben prima di un divieto e che sia in particolare preferibile agire mediante incentivi per i nuovi edifici. Anche il Centre Patronal ritiene che il numero di impianti di riscaldamento interessati dal divieto sarebbe troppo grande. Secondo economiesuisse, la Svizzera è sulla buona strada sulla via dell’innovazione nel settore degli impianti di riscaldamento, ma un divieto potrebbe frenare questa dinamica. Quanto alle deroghe rispetto al divieto sussidiario, una maggioranza dei partecipanti (organizzazione nazionale della costruzione [costruzionesvizzera], GastroSuisse, USC, USS, USAM, Travail.Suisse) è favorevole.
Tra gli attori dell’economia energetica, 12 partecipanti (p. es. AEE, IWB, VFS, Ökostrom Schweiz) sono favorevoli all’idea proposta. APP e SSG ritengono che le alternative agli impianti di riscaldamento a base di agenti energetici fossili esistano e che un siffatto divieto potrebbe fornire loro un impulso proprio necessario. Per Swissolar e SES, il divieto non deve essere solamente sussidiario e deve intervenire rapidamente. Tuttavia, una maggioranza dei partecipanti (p. es. BioFuels Svizzera, Biomassa Svizzera, FECH, SIG) rifiuta la proposta. IGEB e FECH affermano che questo divieto indebolirebbe il potenziale d’innovazione tecnologica e ridurrebbe la gamma delle possibilità che permettono la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. La Swissoil ritiene che, visto il numero molto elevato di impianti di riscaldamento a base di agenti energetici fossili in Svizzera, un siffatto divieto sarebbe esagerato. Per quanto
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