Rapporto esplicativo

Consultazione 2018/48: Stabilizzazione dell'AVS (AVS21) · 116 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 103Fedlex · Rapporto esplicativo

Le aliquote IVA sono state aumentate l’ultima volta nel 2011, di 0,4 punti percentuali in misura proporzionale. Eppure, secondo l’UST60 tra il 2010 e il 2011 il grado di disparità tra i redditi disponibili è rimasto stabile, mentre per le economie domestiche con reddito da lavoro è addirittura diminuito. Le conseguenze sociali di un aumento delle aliquote IVA devono pertanto essere considerate in un contesto più ampio, che includa anche altri fattori che influiscono sulla ripartizione dei redditi disponibili. Nonostante il suo effetto regressivo, un aumento dell’IVA risulta quindi accettabile a livello sociale.

6.5.2 Riscossione flessibile della rendita e armonizzazione dell’età di riferimento

È chiaro che le opportunità di impiego per le persone anziane dipenderebbero in ultima analisi dalla politica delle imprese nei confronti dei lavoratori di questa categoria, politica che a sua volta dipende in ampia misura dall’evoluzione congiunturale e strutturale dell’economia. Grazie alle misure complementari volte a flessibilizzare maggiormente il pensionamento, i lavoratori anziani potrebbero organizzare meglio gli ultimi anni di attività lucrativa (p. es. riscuotendo una percentuale di rendita e lavorando a tempo parziale prima e/o dopo il raggiungimento dell’età di riferimento) e avrebbero quindi nuove possibilità di rimanere inseriti nel mondo del lavoro.

Donne che nel 2025 avranno 65 anni

Nel 2025, una volta concluso il processo di armonizzazione dell’età di riferimento, si prevede che 57 600 donne avranno questa età. Il mercato del lavoro dovrebbe tuttavia poter assorbire solo la manodopera in grado di esercitare un’attività lavorativa a 65 anni. Tenuto conto dell’evoluzione demografica e della prevedibile mancanza di lavoratori che ne deriverà, si può partire dal presupposto che il mercato del lavoro sarebbe in grado di assorbire questa manodopera supplementare.

Donne che lavorano fino all’età di pensionamento

Le possibilità di anticipare o rinviare di uno o più anni il pensionamento con un effetto neutrale sul piano attuariale contribuirebbero a flessibilizzare la riscossione della rendita in modo da rispondere meglio alle preferenze e alle capacità individuali da un lato e alle esigenze specifiche delle imprese dall’altro, tanto più che i meccanismi sarebbero applicabili anche in caso di riscossione di una percentuale di rendita. L’effetto della maggiore flessibilità sul tasso di attività dei lavoratori anziani dipenderebbe ovviamente dalle opportunità di impiego e dalle risorse finanziarie dei beneficiari di rendite.

Da un’analisi delle conseguenze dell’innalzamento da 63 a 64 anni dell’età di riferimento delle donne nel 2005 svolta sulla base di numerose fonti (conti individuali AVS 2000–2008 e RIFOS 2001–2009), è emerso che le donne esercitanti un’attività lucrativa tendono a ritardare di un anno l’uscita dal mercato del lavoro. Il ritorno a un tasso di partecipazione al mercato del lavoro del 45 per cento un anno prima dell’età di pensionamento è avvenuto nell’arco di quattro anni. Con la riforma vi sarebbe per di più l’effetto della nuova regolamentazione sulla riscossione flessibile della rendita.

60 UST, «Reddito delle economie domestiche: la ridistribuzione riduce sensibilmente le disparità di reddito», settembre 2013.