Rapporto esplicativo
Consultazione 2018/48: Stabilizzazione dell'AVS (AVS21) · 116 pagine
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6.4.2 Armonizzazione dell’età di riferimento
Mercato del lavoro ed economia
Con l’innalzamento dell’età di riferimento delle donne, l’offerta di lavoro delle donne nella fascia d’età vicina al pensionamento crescerebbe. Non si può tuttavia prevedere in che misura l’offerta di lavoro aumenterebbe globalmente. Gli effetti di sostituzione possono infatti limitare l’entità dell’aumento, se l’occupazione di altri gruppi della popolazione o il flusso di manodopera immigrata diminuisce. Se nei primi anni successivi all’entrata in vigore del progetto sarebbe prevedibile un aumento dei casi di riscossione anticipata delle rendite, dopo alcuni anni il tasso di occupazione prima e dopo l’età di riferimento dovrebbe stabilizzarsi a un livello simile a quello anteriore alla riforma. Questa tendenza è già stata riscontrata in passato in occasione dell’innalzamento progressivo dell’età di pensionamento delle donne da 62 a 64 anni. Ciò significa che se da un lato, con l’innalzamento a 65 anni dell’età di riferimento delle donne, l’offerta di manodopera tenderebbe ad aumentare, dall’altro la possibilità di pensionamento anticipato avrebbe l’effetto contrario. Un aumento progressivo del limite di età contribuirebbe a una transizione «morbida». Già oggi la capacità di assorbimento del mercato svizzero del lavoro è elevata (come dimostra la recente evoluzione dell’immigrazione) e dovrebbe rimanere tale anche in futuro a causa dagli effetti limitanti dei cambiamenti della struttura della popolazione (diminuzione dei tassi di natalità, pensionamento della generazione del baby boom) sull’offerta di lavoro in Svizzera e nei Paesi limitrofi.
L’aumento dell’offerta di lavoro risultante dall’innalzamento dell’età di riferimento delle donne migliorerebbe il potenziale produttivo e avrebbe un impatto positivo sul PIL reale, riconducibile agli effetti dell’incremento dell’occupazione e dei redditi sui consumi e sugli investimenti. L’incremento dell’occupazione risultante dall’innalzamento dell’età di pensionamento sarebbe tuttavia probabilmente accompagnato da un calo del livello generale di produttività (la produttività marginale diminuisce con l’aumentare della manodopera). I redditi reali aumenterebbero quindi in misura minore rispetto all’occupazione. La misura proposta non dovrebbe incidere sul tasso di disoccupazione degli ultrasessantenni.
6.5 Ripercussioni per la società
6.5.1 Aumento delle aliquote IVA
Il calo del potere d’acquisto riconducibile a un aumento delle aliquote IVA non tocca tutti i gruppi della popolazione in modo uniforme. Le economie domestiche con un reddito basso consumano generalmente una parte del reddito disponibile maggiore rispetto a quelle con un reddito più elevato. Ciò significa che un aumento delle aliquote IVA colpisce più fortemente le economie domestiche a basso reddito in termini relativi (percentuale del loro reddito), anche se in termini assoluti (in franchi) l’impatto è meno forte. La diminuzione del potere d’acquisto legata all’aumento di 1,5 punti percentuali dell’aliquota normale dell’IVA (con incrementi proporzionali delle aliquote speciale e ridotta) varierebbe, a seconda del reddito disponibile, da 342 a 1474 franchi all’anno, il che corrisponderebbe a una riduzione compresa tra lo 0,5 per cento circa, per le economie domestiche del quintile con i redditi più elevati, e lo 0,9 per cento, per quelle del quintile con i redditi più bassi (cfr. tabelle 6-5 e 6-