Rapporto esplicativo

Consultazione 2019/85: Messaggio concernente la riforma della previdenza professionale · 53 pagine

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Grafico 1-2

Confronto tra i rendimenti necessari e quelli realizzati (indicizzazione: fine 1999 = 100); grado di copertura medio, in percentuale (2000–agosto 2019)

Si può constatare che i rendimenti sono tendenzialmente insufficienti. Di conseguenza, la situazione finanziaria globale è nettamente peggiorata dalla fine del 1999: il grado di copertura medio degli istituti di previdenza è sceso dal 125 per cento circa alla fine del 1999 al 103 per cento circa alla fine del 2018. Si può inoltre constatare che gli adeguamenti del tasso d’interesse minimo tengono conto abbastanza bene dell’andamento dei rendimenti effettivamente realizzati. Il problema risiede chiaramente nel fatto che i rendimenti necessari per finanziare le rendite sono troppo elevati, il che indica che l’aliquota minima di conversione del 6,8 per cento è troppo alta.

Lo squilibrio tra i rendimenti realizzati e quelli necessari non ha solo avuto ripercussioni negative per la situazione finanziaria degli istituti di previdenza, ma ha anche comportato una ridistribuzione altrettanto indesiderata dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendita. Per poter pagare le rendite garantite anche nelle fasi in cui i redditi da capitale sono troppo bassi, o vanno corrisposti interessi minori sui conti di risparmio degli assicurati attivi o si devono prelevare contributi supplementari. Questa ridistribuzione, di cui la CAV PP stima l’entità a oltre 6 miliardi di franchi all’anno, va a scapito degli assicurati attivi, mentre le prestazioni dei beneficiari di rendita restano tutelate. Inoltre, poiché l’aliquota minima di conversione si applica solo nella previdenza professionale obbligatoria, se si diminuisce il tasso d’interesse corrisposto sui conti di risparmio nella parte sovraobbligatoria per coprire il fabbisogno di finanziamento di quella obbligatoria, si genera un’altra forma di ridistribuzione. In tal caso, la ridistribuzione avviene infatti tra il settore obbligatorio e quello sovraobbligatorio e non più direttamente tra i beneficiari di rendita e gli assicurati attivi. Entrambe le forme di ridistribuzione sono contrarie al sistema e difficilmente comprensibili per le persone interessate. Inoltre, questa mancanza di trasparenza mina la credibilità della previdenza professionale.