Rapporto sui risultati

Consultazione 2022/79: Pa.Iv. Garantire la prassi dei casi di rigore secondo l'articolo 50 LStrI in caso di violenza nel matrimonio · 62 pagine

Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 60Fedlex · Rapporto sui risultati

time rappresenta una frequente violazione dell’integrità. Il riconoscimento delle vittime di violenza domestica non dovrebbe quindi dipendere esclusivamente dai provvedimenti giudiziari e di polizia, perché spesso non sono dati. Soprattutto nei casi discussi, i rapporti dei consultori per le vittime e degli altri servizi specializzati dovrebbero quindi avere un peso maggiore.

Previsione difficile per l’accoglimento della richiesta relativa a casi di rigore

L’ACES e il BIF osservano che con l’attuale giurisprudenza è difficile sia per le persone interessate che per i consulenti e i rappresentanti legali valutare le possibilità di proroga del permesso di dimora dopo una separazione. Secondo il BIF, l’argomentazione che si basa sul criterio dell’intensità porta al fatto che un certo grado di violenza domestica debba essere tollerato (p. es. violenza psichica e vie di fatto).

Inoltre, secondo Le Réseau femmes* e F-Information, è molto problematico da un punto di vista etico spiegare a una vittima di violenza domestica la soglia di intensità che l’atto violento deve raggiungere per essere riconosciuto dalle autorità. Poiché l’attuale disposizione dell’articolo 50 capoverso 2 LStrI si applica solo alle persone il cui partner è in possesso di un passaporto svizzero o un permesso di domicilio, è molto complesso spiegare che la legge svizzera tollera la violenza in misura maggiore o minore a seconda dello statuto di soggiorno dell’autore.

Conseguenze per le vittime e il contesto

Le conseguenze negative sulla vittima stessa vengono menzionate ad esempio da Association découvrir, BIF, cfd, CSI, Frauenhaus Graubünden, F-Information, Le Réseau fem-

mes*, MASM, Mélissa Llorens e Stiftung gegen Gewalt an Frauen und Kindern. FT/MT

aggiunge che il livello di sofferenza, già elevato, è spesso esacerbato in maniera intensa dall’esperienza di migrazione, dall’insicurezza legata allo statuto di soggiorno e dalle sfide socio-economiche. Plate-Forme Eglises(s) et Migrants riferisce che alcune donne sono ancora nella casa coniugale, altre hanno perso tutto con gravi conseguenze psichiatriche, altre ancora sono finite in reti di prostituzione. Il BIF illustra che lo sforzo psichico nel rimanere in un matrimonio violento è immenso e che ci sono ripetute dichiarazioni di suicidio da parte delle vittime. La MASM conferma che l’esposizione continua al pericolo può avere conseguenze drammatiche per le vittime dirette, che potrebbero anche essere fatali.

Inoltre, BIF, Brava, cfd, CSI, Frauenhaus Graubünden, F-Information, Le Réseau fem-

mes*, MASM e Stiftung gegen Gewalt an Frauen und Kindern affermano, ad esempio,

che anche l’intero contesto familiare è coinvolto nei casi di violenza domestica, si pensi in particolare ai figli. La Beratungsstelle kokon parla di una minaccia acuta e latente per il benessere dei minori (anch’essi) colpiti. Il BIF afferma che non solo l’esperienza diretta della violenza domestica, ma anche quella indiretta, può portare a gravi disturbi dello sviluppo. Per quanto riguarda l’aspetto legato ai figli, il Frauenhaus St. Gallen sostiene che una separazione rapida e non burocratica dovrebbe permettere di non radicare ulteriormente il modello di risoluzione dei problemi appreso. Questo potrebbe ridurre notevolmente il rischio di reiterazione dei modelli aggressore-vittima. Secondo la Stiftung gegen Gewalt an Frauen und Kindern, il fatto di rimanere in una situazione di violenza comporta degli effetti devastanti per i minori e influisce sulla salute delle persone colpite, ciò che può compromettere il rendimento scolastico e le prestazioni professionali. Inoltre, i modelli comportamentali negativi vengono trasmessi alle generazioni successive e, dal punto di vista economico, si generano elevati costi conseguenti.