Rapporto sui risultati

Consultazione 2023/76: Revisione parziale dell’ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV) · 9 pagine

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1 Oggetto e realizzazione della consultazione

L'iniziativa popolare federale «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)» (di seguito «Iniziativa SSR») è stata inoltrata il 10°agosto 2023 con 126 290 firme valide. Mira a ridurre il canone radiotelevisivo per le economie domestiche dagli attuali 335 a 200 franchi. Inoltre, le imprese non saranno più soggette all'obbligo di pagamento del canone. L'8°novembre 2023, il Consiglio federale ha deciso di

raccomandare il rigetto dell'iniziativa senza proporre un controprogetto diretto o indiretto.

Tuttavia, il Consiglio federale condivide in parte la richiesta dell'iniziativa e intende sgravare le

economie domestiche e le imprese dall'onere del canone radiotelevisivo. Per questo motivo intende adeguare l'ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV) come segue: il canone a carico delle economie domestiche sarà gradualmente ridotto entro il 2029 dagli attuali 335 a 300 franchi. Il limite del fatturato annuo soggetto all'imposta sul valore aggiunto (IVA) determinante per l'obbligo di pagamento per le imprese sarà aumentato a partire dal 2027 da mezzo milione a 1,2 milioni di franchi.

Dal 9 novembre 2023 al 1°febbraio 2024 il Consiglio federale ha condotto una consultazione sulla suddetta revisione parziale dell'ORTV. In totale sono stati presentati 473 pareri: 26 dai Cantoni e dalla Conferenza dei governi cantonali, 7 dai partiti politici dell'Assemblea federale, 10 da Comuni, città, dal Gruppo per le regioni di montagna e da altre autorità, 26 dalle associazioni mantello dell'economia, 220 da altre cerchie interessate (in particolare cultura, sport e media) e 184 da privati.

Nel complesso, le risposte alla consultazione mostrano un ampio ventaglio di posizioni e richieste in merito alla riduzione del canone, con sostenitori e oppositori che avanzano argomenti diversi.

La maggioranza dei Cantoni è favorevole alla riduzione del canone ma vorrebbe assicurare che i servizi esistenti nelle regioni, compresi i posti di lavoro, vengano mantenuti. I Cantoni contrari vedono a rischio in particolare i notiziari regionali di Radio SRF, il giornalismo di qualità e la pluralità dei media in Svizzera.

Tra i partiti rappresentati nell'Assemblea federale, l'Alleanza del Centro appoggia la proposta del Consiglio federale. L'UDC e il PLR.I Liberali chiedono un'ulteriore riduzione o addirittura la

soppressione del canone a carico delle imprese. Il PS e I Verdi respingono il progetto di modifica,

temendo uno smantellamento dell'offerta del servizio pubblico. A fronte della necessità fondamentale di discutere l'assetto del servizio pubblico e il suo finanziamento, anche il PVL si oppone al progetto di modifica dell'ordinanza.

Tra le associazioni mantello nazionali dei Comuni, delle città e delle regioni di montagna in tutta

la Svizzera, il Gruppo svizzero per le regioni di montagna si esprime a favore della riduzione del canone a carico delle economie domestiche di tipo privato e delle imprese. L'Unione delle città

svizzere respinge invece la proposta, sottolineando un possibile ridimensionamento della SSR e un indebolimento dei servizi giornalistici da e per le regioni.

Le associazioni mantello nazionali dell'economia, come Economiesuisse e l'Unione svizzera delle arti e mestieri, vedono la revisione come un passo nella giusta direzione, sono però favorevoli alla soppressione del canone a carico delle imprese. I sindacati, come l'Unione sindacale svizzera, temono invece una riduzione dei posti di lavoro presso la SSR e il conseguente calo della pluralità e qualità giornalistica.

Le associazioni culturali e sportive respingono la proposta poiché hanno paura di una riduzione dell'offerta giornalistica e di un impatto negativo sugli eventi culturali e sportivi.

Le organizzazioni e le associazioni nel settore dei media sono per lo più contrarie al progetto di modifica. Sottolineano in particolare possibili tagli ai posti di lavoro e alle sedi della SSR e in generale minori prestazioni di integrazione sociale da parte del servizio pubblico.

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