Rapporto sui risultati
Consultazione 2025/81: Controprogetto diretto all’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)» · 14 pagine
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la sua capacità di rispondere adeguatamente alle sfide internazionali e di avviare cooperazioni in materia di politica di sicurezza con altri Stati democratici. Alla luce delle tensioni globali, la Svizzera deve impegnarsi maggiormente a favore del diritto internazionale, dei diritti umani e del multilateralismo, il che richiede una politica estera e di sicurezza flessibile. Il concetto di neutralità permanente, in particolare, è criticato in quanto eternamente valido, in contraddizione con l’idea democratica profondamente radicata della modificabilità della Costituzione in qualsiasi momento. Si argomenta che la neutralità, da sola, non garantisce né la sicurezza della Svizzera né una politica estera di successo. Poiché la Svizzera non è in grado di difendersi da sola in caso di emergenza, deve essere in grado di coordinarsi tempestivamente con altri Stati in materia di politica di sicurezza. Il controprogetto complica questo processo, rendendo necessaria una modifica della Costituzione o la proclamazione dello stato di emergenza. La neutralità non può quindi essere permanente. Il controprogetto mantiene pertanto le caratteristiche fondamentalmente problematiche dell’iniziativa originale.
Si afferma inoltre che non è necessario un controprogetto, poiché secondo un sondaggio l’iniziativa non avrebbe alcuna possibilità di successo. Inoltre, il controprogetto non crea chiarezza, ma confusione, rendendo più difficile per il Popolo esprimere un parere chiaro sull’iniziativa originale. Con l’accettazione del controprogetto, rimarrebbe la controversia sull’interpretazione della neutralità permanente come fine dello Stato, anziché come mezzo per raggiungere gli obiettivi statali di libertà, sicurezza e solidarietà. Il Popolo dovrebbe quindi esprimersi soltanto sull’iniziativa. Singoli pareri sottolineano che la gestione flessibile della neutralità ha dimostrato la sua validità e che non è quindi necessario sancire la neutralità nell’articolo 54 Cost., già pienamente conforme alla politica estera della Svizzera nella sua applicazione corrente.
Alcuni partecipanti ritengono inoltre che un concetto rigido di neutralità non sia compatibile con l’ordinamento giuridico internazionale della Carta delle Nazioni Unite, che in caso di guerre di aggressione non considera legittimo il ricorso alla neutralità, ma esorta piuttosto alla solidarietà con lo Stato attaccato. In questo senso, non è necessaria più neutralità secondo l‘accezione tradizionale del termine, ma meno. Inoltre, secondo l’argomentazione di una delle prese di posizione, la neutralità armata non ha senso all’interno dell’Unione europea, poiché l’esercito svizzero non è in grado di fermare un nemico al confine. Se il controprogetto venisse accettato, gli armamenti dovrebbero quindi essere aboliti.
Un altro gruppo di partecipanti accoglie con favore il fatto che il controprogetto riconosce la neutralità come permanente e armata e che la neutralità mira a garantire l’indipendenza e la sicurezza del Paese. Tuttavia, ciò sarebbe insufficiente: il controprogetto viene considerato una forma di neutralità «leggera», in quanto non protegge in modo esaustivo la neutralità svizzera, ma la relativizza. Una lacuna fondamentale è la mancanza di un chiaro divieto di adottare sanzioni al di fuori delle Nazioni Unite, così come la mancanza di una presa di distanza dalle alleanze militari come la NATO o i programmi militari dell’UE, che lascia un pericoloso spazio di interpretazione. Il controprogetto tace completamente sulla questione dell’adesione alla NATO o all’UE. Questo margine di interpretazione è pericoloso perché un’eccessiva integrazione nelle strutture militari dell’UE e della NATO invierebbe segnali sbagliati a livello mondiale e limiterebbe il margine di manovra della Svizzera. L’adozione di sanzioni, come è avvenuto nel 2022 con la Russia, porta a prendere posizione, il che mina la credibilità della Svizzera come mediatrice e la rende di fatto parte in guerra. Una neutralità che ammette misure coercitive economiche e diplomatiche non è più una vera neutralità, ma una forma indebolita che, in caso di emergenza, non gode di credibilità, riconoscimento e rispetto. Questa erosione della fiducia aumenta il rischio di guerra per la Svizzera. Il controprogetto non è quindi considerato una vera via compromissoria, ma una codificazione dello status quo che, proprio per le sue omissioni su questioni decisive, non crea una base costituzionale chiara e lascia spazio a ulteriori violazioni della neutralità.
b) Favorevoli al controprogetto
Un parere sottolinea che il controprogetto è semplice e meno restrittivo dell’iniziativa e si concentra sull’essenziale. L’inserimento del tenore del controprogetto nella Costituzione potrebbe rafforzare la neutralità della Svizzera a livello internazionale, a condizione che la disposizione venga attuata in modo