Rapporto sui risultati
Consultazione 2007/76: Programma Nazionale Alcol 2008 - 2012 (PNA) · 61 pagine
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Una minoranza dei pareri (7 su 28) sostiene la misura 04.05. Tra le organizzazioni che si
pronunciano a favore figurano l’Associazione delle Città svizzere e la Città di Zurigo e la CDPCS. Tra i partiti, il PEV è dell’opinione che anche il vino debba rientrare nel campo di applicazione di questa misura. Secondo il PS, il rincaro degli alcopop ha mostrato che il prezzo è uno strumento efficace per combattere il consumo eccessivo di alcol da parte dei giovani. Nel settore delle dipendenze e della salute, le organizzazioni che caldeggiano questa misura sono la CFIG e la CDCD. La prima, in particolare, auspica un’attuazione tangibile della clausola per la protezione della gioventù inserita nella nuova legge federale del 6 ottobre 2006 sull’imposizione della birra.
Un’altra minoranza dei pareri (5 su 28) esprime riserve. Tra i Cantoni che nutrono perplessità figurano AI e GL. Mentre il primo osserva che un’ulteriore imposizione delle bevande alcoliche creerebbe nuovi problemi, il secondo ritiene che sia d’uopo una certa cautela. Le associazioni mantello dell’economia e le organizzazioni del settore chiedono in particolare perché il vino debba costituire un’eccezione: dopotutto, puntualizzano Unione petrolifera, SVM e SSV/FSS, una prevenzione efficace deve prendere in considerazione tutte le bevande alcoliche. Tuttavia, poiché secondo una commissione di esperti dell’OMS la domanda di alcolici è anelastica, l’effetto preventivo degli aumenti di prezzo è tutt’altro che certo: interventi di questo tipo provocherebbero uno spostamento della domanda verso le alternative più economiche della categoria di bevande preferita dal consumatore e importanti differenze di prezzo alimenterebbero gli acquisti oltre frontiera. Al riguardo, l’SVM ricorda che in Svizzera il 70% della popolazione risiede a mezz’ora o meno di distanza dal confine. Inoltre, come mostra uno studio condotto da Coop Svizzera, in seguito all’armonizzazione fiscale la quota di superalcolici acquistati nelle regioni di frontiera è diminuita del 50% e, secondo uno studio dell’ESPAD citato in una newsletter del 1998 della RFA, i giovani più inclini al binge drinking sono quelli dei Paesi che applicano le aliquote fiscali più alte come la Danimarca, la Finlandia o la Svezia.
La maggioranza dei pareri (16 su 28), provenienti esclusivamente da associazioni mantello dell’economia e organizzazioni del settore, respinge la misura 04.05. Secondo alcune di esse
(Centre Patronal, ANCV, Chambre vaudoise des arts et métiers, Communauté Interprofessionnelle des Vins de Genève, Coop, Denner, CI CDS, Unione dei contadini svizzeri, Associazione Svizzera Frutta, FSV, Société des encaveurs de vins suisses, Swiss Retail Federation, Associazione svizzera del commercio dei vini), in Svizzera le imposte sono comunque già più alte rispetto alla maggior parte dei Paesi limitrofi. Per questo motivo respingono fermamente una modifica dell’imposizione e soprattutto un aumento delle imposte sulle bevande alcoliche che, a loro modo di vedere, non sortirebbe altro effetto se non quello di incoraggiare la fabbricazione illegale, il contrabbando e il turismo dell’alcol. Altri pareri rilevano che l’imposta sulla birra è appena stata adeguata. In particolare, lo Schweizer Brauerei-Verband si dice contrario ad un'ulteriore discriminazione della birra rispetto al vino. Coop e Denner segnalano che gli esempi a dimostrazione del fatto che il prezzo non abbia alcun influsso sull’abuso di alcol non mancano di certo. Dal canto loro, l’ANCV e la Communauté Interprofessionnelle des Vins de Genève ricordano che in altri Paesi produttori europei non esiste alcuna imposta sul vino e che in Svizzera una simile imposta violerebbe la Costituzione federale.