Rapporto sui risultati
Consultazione 2007/76: Programma Nazionale Alcol 2008 - 2012 (PNA) · 61 pagine
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za si riforniscono prima o durante l’intervallo nei negozi che vendono alcolici a buon mercato. Nondimeno, l’attuazione di questa misura implica determinate condizioni quadro spaziali e organizzative nelle località di vendita, ciò che esige un’attenta riflessione. Inoltre, secondo la CDPCS, occorre predisporre le basi legali necessarie per sanzionare eventuali violazioni delle disposizioni, oltre che con misure di natura penale, anche con sanzioni di ordine amministrativo (ad esempio ritiro dell’autorizzazione) poiché generalmente le multe per contravvenzione sono più che compensate dai guadagni realizzati. Tra i partiti, il PEV è del parere che non vi sia alcun motivo per vendere alcolici praticamente ventiquattr’ore su ventiquattro e che la vendita dovrebbe essere interrotta già a partire dalle 19.30. L’associazione mantello dell’economia USS sottolinea che il sensibile aumento del binge drinking non è stato indotto soltanto dal mutato comportamento di consumo di alcol, bensì anche dalla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, in particolare degli shop presso i distributori di benzina e nelle stazioni ferroviarie. Pertanto, anche per motivi di prevenzione, l’USS postula orari di apertura ragionevoli e, pur riconoscendo l’opportunità di introdurre restrizioni di vendita, sostiene che una riduzione di tali orari sarebbe più efficace.
Una minoranza dei pareri (3 su 39) esprime dubbi o invita a una certa cautela. Tra i Cantoni, AI e GL ritengono che una certa cautela sia consigliabile o necessaria. Il PPD chiede se questa misura di carattere generale riuscirà a frenare la diffusione del binge drinking tra i giovani e desidera sapere se il Cantone di Ginevra è già in grado di fornire i primi risultati sul calo della vendita di bevande alcoliche.
La maggioranza dei pareri (21 su 39) è contraria alla misura 04.02.
Tra i partiti che hanno preso posizione, l’UDF giudica la misura 04.02 praticamente inattuabile e amministrativamente troppo onerosa. Ad eccezione dell’USS, le associazioni mantello dell’economia e le organizzazioni del settore la respingono, adducendo che tale misura riguarda indistintamente tutta la popolazione e non solo i giovani, che costituisce un’ingerenza inammissibile nella libertà di mercato e che, per di più, risulta del tutto inefficace in quanto induce i giovani a modificare il comportamento di acquisto ma non il loro modello di consumo. Sinora, osservano SVM e SSV/FSS, non è ancora stato condotto alcuno studio sui risultati del divieto introdotto nel Cantone di Ginevra, ma è evidente – e l’esempio della Spagna lo dimostra – che i giovani non hanno problemi a rifornirsi di alcolici prima dell’orario di chiusura dei negozi. L’Unione petrolifera, dal canto suo, accusa il divieto di vendita del Cantone di Ginevra di provocare distorsioni della concorrenza dato che non si applica a ristoranti, bar ecc. SVM e SSV/FSS aggiungono che, stando a un sondaggio condotto la scorsa estate, la maggioranza della popolazione è contraria a una riduzione degli orari di vendita, dato che non impedisce l’abuso di alcol tra i giovani. Secondo l’Unione petrolifera, la clientela non capisce perché, a partire da una certa ora, i prodotti presenti sugli scaffali non possano più essere venduti. Inoltre, tutte le esperienze raccolte a livello cantonale con un assortimento limitato a partire da un dato orario hanno avuto esito negativo. GastroSuisse e hotelleriesuisse chiedono se un simile divieto valga anche per l’industria alberghiera e della ristorazione e precisano che, se ciò fosse il caso, la misura andrebbe respinta in quanto di difficile applicazione: che fare ad esempio se dopo aver ordinato al tavolo due birre in bottiglia un cliente pagasse e andasse a bersele altrove? In questo senso si esprimono anche la CI