Rapporto esplicativo

Consultazione 2010/123: Modifica dell'articolo 119 Cost. e della legge sulla medicina della procreazione (ammissione della diagnosi preimpianto) · 104 pagine

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dilemmatica.68 In questa situazione, la DPI offre la possibilità di generare embrioni in vitro e di analizzarli allo scopo di accertare prima dell’inizio della gravidanza la presenza della caratteristica della malattia in questione. La domanda etica di fondo relativa alla DPI è dunque la seguente: se - e in caso affermativo in quale misura - in questi casi l’interesse della coppia interessata ad avere un figlio naturale che non sia portatore di questa caratteristica genetica debba prevalere sui rischi e sugli svantaggi connessi con la DPI.

Svantaggi e rischi

In questo caso, come svantaggi e rischi sono da considerarsi i seguenti:

- È inevitabile che vengano prodotti degli embrioni e che essi vengano esposti senza eccezioni al rischio del prelievo cellulare che, in misura ancora non esattamente quantificata, ne riduce la capacità d'impianto o, in rari casi, ne provoca direttamente la morte.

- Inoltre, gli embrioni possono essere sottoposti a una selezione che non è conciliabile perlomeno con l'opinione secondo cui dovrebbero godere della tutela incondizionata della dignità umana.

- Si teme che, in ragione della separazione tra gli embrioni e la potenziale madre, rispettivamente i potenziali genitori - separazione che è intrinseca al procedimento di FVI - e la tecnicizzazione del procedimento si possa sviluppare un automatismo nella decisione di selezione a sfavore del bambino affetto da una malattia o disabile.69

- In ragione di condizioni quadro concrete del procedimento (cfr. n. 1.3.3) si determinano più embrioni soprannumerari rispetto ad una fecondazione artificiale senza DPI. Questi comprendono in particolare gli embrioni che vengono scartati perché portatori della predisposizione alla malattia, in singoli casi tuttavia anche altri embrioni trasferibili.

- Inoltre sussiste il rischio che questa decisione selettiva possa instaurare nella società delle tendenze eugenetiche.

- In questo contesto vi è inoltre il timore che la possibilità di fare ricorso alla DPI possa generare pressioni psicologiche sui futuri genitori a far monitorare a livello medico la loro procreazione. L'autorizzazione all'utilizzo di misure selettive porterebbe per così dire ad un'eugenetica volontaria «dal basso», nel senso di una discriminazione delle persone disabili ma anche delle coppie che scelgono consapevolmente di avere un figlio disabile.70

In riferimento a questi rischi e svantaggi bisogna distinguere fra quelli inevitabilmente associati al procedimento (la violazione e il rigetto di embrioni) e quelli che potrebbero determinarsi con una certa probabilità e che, tuttavia, possono essere controbilanciati con misure adeguate. La domanda sull'integrazione sociale e

68 Voci critiche mettono in discussione questo dilemma e fanno accenno alle alternative esistenti che reputano equivalenti, in particolare la rinuncia ad avere un figlio naturale e l’adozione. Cfr. H. Haker, Ethik der genetischen Frühdiagnostik. Sozialethische Reflexionen zur Verantwortung am Beginn menschlichen Lebens. Paderborn: mentis 2002, in particolare pag. 242 seg.

69 Cfr. NEK–CNE, Diagnostica preimpianto, parere n. 10/2005, pag. 41.

70 Cfr. NEK–CNE, Diagnostica preimpianto, parere n. 10/2005, pag. 28.