Rapporto sui risultati

Consultazione 2010/17: Revisione dell'ordinanza concernente gli esami federali per le professioni mediche; revisione dell'ordinanza sui diplomi, la formazione, il perfezionamento e l'esercizio della professione nelle professioni mediche universitarie · 12 pagine

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economicamente modesto. Per contro, per i futuri pazienti, per i loro famigliari, i datori di lavoro e le future generazioni - insomma per la collettività - l’interesse economico e vitale è manifestamente maggiore. È dunque nell’interesse della collettività stessa e non del candidato svolgere queste verifiche. L’importo non deve essere calcolato in funzione delle spese generate ma in funzione dell’interesse per la collettività. Il principio del calcolo fondato sui costi generati implica una tassazione maggiore dei medici rispetto ai chiropratici. Nell’ottica dell’incentivazione finanziaria ciò lascia supporre che la politica ritiene opportuno indirizzare i giovani verso la chiropratica o altre professioni con una formazione meno difficile e onerosa di quella prevista per la medicina. Questi interrogativi non possono essere risolti con un’ordinanza esecutiva, tanto più che l’assenza di discussione rispecchia una mancanza di riflessione sul tema. Per quanto riguarda il rinnovamento generazionale della medicina, questi interrogativi si riproporranno quando si tratterà di definire l’ottenimento dei titoli di specialista in medicina generale e interna. Bisogna evitare di abbinare una formazione impegnativa a tasse e complicazioni amministrative poiché ciò rischia di scoraggiare i candidati di cui la popolazione ha urgente bisogno.

TI considera la decisione di abbassare le tasse un compromesso che tiene conto delle raccomandazioni formulate dalle cerchie universitarie, amministrative e parlamentari. Ciò garantisce una migliore equità.

TG mette in discussione la riduzione delle tasse d’esame, adducendo che non coprono affatto i costi. Le tasse attuali sono giustificate tanto più che il fatto di superare l’esame in ambito medico conferisce un valore aggiunto, nel senso che permette di esercitare per tutta la vita una professione in un mercato poco regolamentato come quello sanitario e di percepire un buon salario senza troppa concorrenza. TG chiede quindi di rivedere l’abbassamento delle tasse.

La CUS è convinta che la decisione di ridurre le tasse dia seguito alle critiche formulate e permette di garantire una maggiore equità. Attualmente le tasse per gli esami federali variano fortemente da un’università all’altra. La CUS non avrebbe scelto questo sistema per gli esami professionali superiori.

GE è favorevole all’abbassamento delle tasse poiché risponde alle rivendicazioni delle associazioni studentesche e universitarie sulla parità di trattamento tra studenti delle scuole universitarie e la necessità di tutelare la democratizzazione degli studi. Deplora invece che l’abbassamento non sia più incisivo e punta il dito contro i costi elevati che la totalità delle tasse relative all’esame genera per il candidato.

UNES sottolinea che i costi dell’esame federale e la ripartizione degli oneri tra Confederazione, Cantoni e università non sono sufficientemente trasparenti. La formazione è un compito pubblico che deve essere finanziato dai poteri pubblici. La Svizzera si confronta con una crescente mancanza di medici e non può permettersi di imporre ostacoli finanziari. La revisione dell’ordinanza non tiene sufficientemente conto della realtà finanziaria degli studenti e deve pertanto essere adeguata.

Osservazioni sull’esame federale

Anche l’Association des pharmaciens cantonaux si esprime in questo senso, deplorando in particolare il fatto che la revisione abbia portato all’introduzione di un esame federale supplementare che prolunga inutilmente lo studio a scapito degli studenti senza apportare un valore aggiunto. La scarsa armonizzazione delle filiere accreditate penalizza doppiamente gli studenti: gli studi durano di più e le spese sono a loro carico.

L’asep rileva che l’esame di master e l’esame federale prevedono organizzazioni diverse. Ciò rappresenta un ulteriore ostacolo per gli studenti e riduce l’attrattiva degli studi di farmacia. È infatti possibile che uno studente ottenga il master ma bocci l’esame federale e non possa esercitare la professione benché nell’ultimo anno si sia concentrato sulla pratica professionale: un’assurdità.

GSASA e PharmaSuisse chiedono che l’esame federale non sia organizzato né a titolo supplementare né in un secondo tempo. Bisognerebbe organizzare una sola sessione d’esame, ciò che, secondo PharmaSuisse, permetterebbe di garantire la coerenza dei contenuti. Non bisogna nemmeno dimenticare che i cittadini dell’Unione europea titolari di un master ricevono il diploma federale su richiesta, mentre un cittadino svizzero potrebbe ottenere il master ma bocciare l’esame federale. Una disparità di trattamento che suscita parecchie perplessità.