Rapporto esplicativo

Consultazione 2012/115: Legge federale sulla sicurezza delle informazioni (LSI) · 82 pagine

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Rapporto esplicativo concernente l’avamprogetto di legge federale sulla sicurezza delle informazioni (LSIn)

Internet e dei servizi di base, sostenute da molti in relazione al trattamento sicuro delle informazioni, non corrispondono a verità.

Si sta verificando una «corsa agli armamenti digitali». La maggior parte dei Paesi sviluppati è consapevole della propria dipendenza dalle infrastrutture di informazione e di comunicazione e, pertanto, dell’esposizione alle relative minacce. Per questo attuano apposite misure di protezione. Tuttavia, non tutti gli Stati perseguono strategie puramente difensive. Al contrario, molti di essi stanno sviluppando capacità offensive a livello militare e nell’ambito dei servizi informazioni. Anche in Svizzera c’è chi chiede un ampliamento di tali capacità offensive. Tuttavia, contrariamente a quanto avviene nella corsa agli armamenti classica, alla corsa agli armamenti digitali non partecipano soltanto attori statali o finanziati dagli Stati. Poiché non sempre si tratta di attività particolarmente complicate e costose o che richiedono impianti di grandi dimensioni, sono molti gli informatici, i matematici e gli altri esperti in campo tecnologico che lavorano instancabilmente per sviluppare nuovi programmi di protezione o malware. Visti i mezzi impiegati e l’eterogeneità degli attori, la corsa agli armamenti digitali sembra essere solo all’inizio. Arginare questa dinamica rappresenterà un’enorme sfida per la quale attualmente non esiste alcuna risposta. L’unica certezza è che nessun Paese è in grado di affrontarla da solo.

Concentrarsi esclusivamente sull’ambito «cyber» è pericoloso. In seguito al trattamento elettronico delle informazioni e all’interconnessione tra i sistemi di trattamento, in particolare tramite Internet, sono emersi nuovi tipi di minacce. Il fatto che la protezione da queste nuove minacce sia attualmente al centro dell’attenzione e delle attività è pertanto comprensibile. Ciò non deve tuttavia comportare una riduzione della protezione delle informazioni e dei mezzi TIC alla sola tutela contro i cyber-attacchi. Esistono infatti pericoli di fondamentale importanza che hanno poco o soltanto indirettamente a che vedere con Internet o con i malware. Lo spionaggio viene per esempio in larga misura ancora condotto con vecchi metodi. Anche se l’uso di mezzi di spionaggio elettronici è relativamente conveniente dal punto di vista economico e meno rischioso rispetto all’impiego di spie vere e proprie, la componente umana continua a essere indispensabile per l’acquisizione di informazioni di alta qualità. Determinate informazioni vengono ancora oggi scambiate oralmente tra le persone o trattate su carta. I rischi legati a tale procedura non dovrebbero essere ignorati se si vuole garantire la sicurezza delle informazioni.

1.1.2.2 Strategia nazionale per la protezione della Svizzera contro i cyber-rischi (SNPC)

Il Consiglio federale, in collaborazione con le autorità, l’economia privata e i gestori di infrastrutture critiche, intende ridurre al minimo i cyber-rischi a cui tutti questi attori sono quotidianamente esposti. La SNPC identifica i cyber-rischi soprattutto in quanto inerenti ai processi e alle responsabilità vigenti. Di conseguenza, essi vanno integrati nei processi attuali di gestione dei rischi.

Il Consiglio federale persegue i seguenti obiettivi:

 individuazione precoce delle minacce e dei pericoli nel cyberspazio;

 incremento della resistenza delle infrastrutture critiche agli attacchi;

 riduzione efficace dei cyber-rischi, segnatamente per quanto concerne la cyber-criminalità, il cyber-

spionaggio e il cyber-sabotaggio.

Il Consiglio federale intende approfondire la collaborazione tra le autorità e l’economia nel campo del cyberspazio e rafforzare ulteriormente le fondamenta già poste. Fa dunque leva sulle strutture esistenti e rinuncia a istituire un organo centrale di gestione e coordinamento nazionale sul modello di quelli che vengono attualmente creati in altri Paesi. La SNPC enuncia le misure e i settori d’intervento previsti per ridurre i cyberrischi sul piano nazionale. A tale scopo è stata potenziata la Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione (MELANI), che ha già svolto questo compito sino ad ora sulla base di partenariati pubblico-privato. Il Consiglio federale ha inoltre dato incarico ai dipartimenti di procedere, sia a livello dipartimentale sia nell’ambito di un dialogo con le autorità cantonali e l’economia, all’attuazione di una serie di misure che spaziano dall’analisi dei rischi relativi alle infrastrutture TIC critiche fino a una migliore tutela degli interessi svizzeri sul piano internazionale. Il coordinamento e l’attuazione della SNPC sono stati affidati a un organo di coordinamento istituito in seno al Dipartimento federale delle finanze (DFF). La Strategia nazionale per la protezione delle infrastrutture critiche è illustrata al numero 3.5.3.

1.1.2.3 Rischi per le autorità federali

Anche le autorità federali sono esposte ai pericoli descritti nella SNPC. Esse gestiscono infatti anche infrastrutture di informazione e di comunicazione la cui perturbazione, interruzione o distruzione può compromettere l’adempimento di compiti legali critici, con gravi ripercussioni sulla società, sull’economia o sullo Stato stesso. Nell’ambito dei propri compiti legali, la Confederazione tratta quotidianamente grandi quantità