Rapporto esplicativo
Consultazione 2013/94: Passaggio dal sistema di promozione a un sistema di incentivazione / Varianti per un sistema di incentivazione nel settore dell'energia · 162 pagine
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Senza modificare gli obiettivi energetici e climatici, l’estensione delle deroghe alle eccezioni provoca un aumento della tassa sull’energia (sia per la parte sul CO2 sia quella che riguarda il contenuto energetico). Queste tasse più elevate vengono sostenute in primo luogo dai settori non esonerati e dalla popolazione. L’aumento della tassa sull’energia risulta tanto maggiore quanto minore è l’efficacia della convenzione sugli obiettivi.
Per quanto riguarda gli indicatori macroeconomici come il prodotto interno lordo,
l’occupazione e il benessere, le diverse deroghe alle eccezioni non si differenziano in maniera rilevante, soprattutto perché questa variazione delle deroghe esaminate sono relativamente modeste sotto il profilo dell’economia globale. In caso di passaggio dalla variante più limitativa a quella più ampia, nell’ambito delle emissioni di CO2 verrebbe esonarato solo il 2 per cento di emissioni supplementari, mentre nel settore energetico sarebbe esonerato il
13 per cento di emissioni supplementari.
Se si considerano i singoli settori, tuttavia, si notano in parte considerevoli variazioni nelle ripercussioni. Gli effetti della ripartizione dipendono principalmente da due fattori: da un lato, se l’impresa è esente sin dall’inizio nella deroga «limitativa» o se lo diventa solo con
l’estensione del valore soglia. Dall’altro lato, svolge un ruolo rilevante in che forma i fornitori di prestazioni anticipate dell’impresa sono interessati dall’estensione.
Le imprese dei settori che saranno esonerati dalla tassa sono avvantaggiate in quanto con questa esenzione potranno ridurre le perdite nelle esportazioni e quindi nell’output. Diversa è invece la situazione per le imprese che a causa dell’elevato consumo di energia o di produzione di gas serra sono già esonerate nella deroga «limitativa». Ad esempio, il settore della «produzione e lavorazione dei metalli» (Ecoplan 2013 pag. 53 segg.). Un’estensione della deroga alle eccezioni in questo settore non implica uno sgravio, ma un onere supplementare a causa della struttura delle prestazioni anticipate. Il settore metallurgico riceve una percentuale elevata di prestazioni anticipate da settori che non sono esonerati dalla tassa e che non lo sono neppure estendendo le deroghe. A seguito dell’aumento della tassa sull’energia per i settori che continuano ad esserne assoggettati i prezzi delle prestazioni anticipate per il settore metallurgico aumentano. L’estensione delle deroghe ha pertanto un effetto negativo su un settore che consuma molta energia e che dovrebbe essere protetto.
Per quanto concerne le ripercussioni sui settori, lo studio giunge alla seguente conclusione: «Estendendo le deroghe alle eccezioni, solo pochi settori, che prima non erano affatto esonerati dalla tassa o lo erano solo parzialmente, possono beneficiare dei vantaggi. Singole deroghe non permettono di ottenere il cambiamento strutturale necessario a conseguire gli obiettivi. L’estensione delle deroghe alle eccezioni va sempre a discapito degli altri settori, poiché quelli che non sono esonerati dalla tassa devono versare più tasse per raggiungere gli obiettivi di riduzione». (Ecoplan 2013, pag. 8 segg.).
Le ripercussioni sulla popolazione sono minime. Sia le persone che esercitano un’attività lucrativa sia i pensionati pagano una tassa sull’energia maggiore. Per chi esercita un’attività lucrativa, tuttavia, questo effetto è compensato da salari leggermente più elevati. Questi salari sono leggermente più alti poiché l’estensione delle deroghe favorisce lievemente lo sviluppo economico.