Rapporto sui risultati

Consultazione 2014/56: Riforma parziale della legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS e all'AI (riforma delle PC) · 90 pagine

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L’ASP chiede che l’avere di vecchiaia possa continuare a essere prelevato alle condizioni attuali, perché altrimenti le persone con una speranza di vita inferiore sarebbero doppiamente penalizzate, in quanto riceverebbero una rendita più bassa e contribuirebbero al finanziamento trasversale delle rendite di coloro che vivono più a lungo. I fondi del 2° pilastro potrebbero permettere a queste persone di compensare l’esiguità delle rendite.

Istituti di previdenza, compagnie d’assicurazione, associazioni professionali e organismi d’applicazione

ASIP, ASA/SVV, ACCP, prévoyance.ne, Publica, senesuisse, IDP e VVS sono

contrari a entrambe le varianti.

L’ASIP è per principio contraria a una limitazione, ma potrebbe eventualmente accettare la sostituzione della disposizione cogente con una potestativa. IDP è del parere che non vi siano dati statistici sufficienti riguardo a tutti i punti. In tal senso anche ASA/SVV fa riferimento al rapporto Prestations complémentaires à l’AVS/AI

– Accroissement des coûts et besoins de réforme (disponibile in francese e tedesco), secondo cui i dati disponibili non hanno permesso di evidenziare un legame tra i prelievi di capitale nel 2° pilastro e l’aumento delle spese per le PC. Secondo l’ACCP le casse pensioni devono poter continuare ad offrire ai loro assicurati la massima libertà possibile, anche in vista della riduzione delle aliquote di conversione LPP e di altre misure previste nel quadro della riforma Previdenza per la vecchiaia 2020. Vi sono inoltre validi argomenti per continuare a puntare sulla responsabilità individuale degli assicurati, in particolare motivi personali quali lo stato di salute o la speranza di vita. Prévoyance.ne respinge entrambe le proposte del Consiglio federale, poiché sono contrarie alla tendenza crescente nella prassi a offrire agli assicurati una maggiore libertà e individualizzazione. Esse riducono inoltre il margine d’azione degli istituti di previdenza, limitando le loro possibilità di trasferire i rischi alle persone che chiedono il versamento in capitale, e accentuano così il fenomeno ridistributivo a carico degli assicurati attivi, aumentando al contempo l’onere amministrativo delle casse. Entrambe le varianti sono respinte anche dalla cassa pensioni Publica, secondo la quale il capitale a risparmio della previdenza professionale spetta agli aventi economicamente diritto. Essa ritiene che non vi siano prove statistiche sufficienti e deplora che non sia più possibile applicare il principio di imputazione. Senesuisse afferma che la limitazione, se non addirittura il divieto, del prelievo di capitale al momento del pensionamento rappresenta una restrizione eccessiva del diritto alla propria sostanza. Per gli assicurati diventerebbe meno interessante effettuare riscatti nella LPP, il che comporterebbe una diminuzione dell’importo delle rendite e un aumento del rischio di ricorso alle PC. Oltretutto, secondo il rapporto esplicativo i risparmi attesi sono relativamente modesti (fino al 2023 meno di 50 mio. fr. all’anno), ragion per cui una misura tanto radicale è ingiustificata. Per questi motivi senesuisse respinge sia la variante 1 (nessun prelievo di capitale) che la variante 2 (prelievo al massimo della metà). Il VVS rifiuta entrambe le varianti, perché in generale non sono stati presi in considerazione gli istituti di libero passaggio né quelli del pilastro 3a, il che renderebbe molto facile aggirare la nuova regolamentazione.

La variante 1 è sostenuta da CCCC, CSEP e IntegralStiftung.

La CCCC propone di valutare se e in che misura migliorerebbe la previdenza degli assicurati, se gli averi LPP depositati presso gli istituti di libero passaggio potessero