Rapporto esplicativo

Consultazione 2017/70: Progetto fiscale 17 (PF17) · 64 pagine

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L’estensione del computo globale dell’imposta agli stabilimenti d’impresa esteri in svizzera comporta un dispendio amministrativo leggermente superiore, a causa dell’aumento della quantità di casi di computo globale dell’imposta.

L’armonizzazione formale della procedura d’imposizione parziale così come la soppressione delle norme per le società con statuto speciale hanno invece un effetto semplificatorio.

3.2.5 Ripercussioni sulla ripartizione

Dal momento che comprendono le imposte sull’utile e sul capitale, le misure della riforma riguardano imposte pagate da persone giuridiche. A seguito della riforma, per tutte le società di capitali l’onere del pagamento si riduce considerevolmente nel caso dell’imposta cantonale sull’utile e dell’imposta sul capitale, anche se in definitiva non è possibile quantificare esattamente l’entità di detta riduzione.

La questione di chi paga un’imposta deve tuttavia essere distinta dalla questione di chi in definitiva, in qualità di contribuente, sostiene di fatto l’onere economico dell’imposta una volta conclusi i processi di trasferimento. La risposta a questa domanda dipende dalla reazione degli attori interessati all’effetto a cascata delle misure della riforma.

Dal momento che solo le persone fisiche – in veste di finanziatori, lavoratori, proprietari terrieri o consumatori – possono sostenere l’onere economico di un’imposta, l’incidenza economica di quest’ultima non riguarda le persone giuridiche, bensì le persone fisiche che sono direttamente o indirettamente legate alla società. Tra queste non rientrano soltanto gli azionisti, ma tutte le parti interessate, come creditori, lavoratori, fornitori o clienti, nella misura in cui la società può trasferire l’onere fiscale su di esse. Se le parti interessate sono loro stesse persone giuridiche, l’imposta riguarderà le persone fisiche legate ad esse.

L’incidenza dell’imposizione delle imprese, ovvero la questione di chi si fa carico in definitiva delle imposte delle imprese una volta conclusi i processi di trasferimento, è un problema ancora irrisolto delle scienze finanziarie. Al riguardo il dibattito scientifico si concentra sull’imposta sull’utile. Considerazioni analoghe riguardano tuttavia anche altri tributi, come l’imposta sul capitale, con i quali dovrebbero essere tassati a livello dell’impresa i redditi della sostanza.

L’imposta sull’utile è formalmente riscossa sugli utili delle imprese. L’onere del pagamento spetta pertanto alle imprese. Questo non significa però che i detentori del capitale conseguano un reddito decurtato dell’imposta sul loro investimento di capitale. Gli investitori possono pretendere un rendimento ante imposte più alto sul loro investimento, che compensi l’effetto di riduzione del rendimento esplicato dall’imposta sull’utile. In definitiva, il fattore capitale non deve imperativamente assorbire l’(intero) onere dell’imposta sull’utile. Quest’ultima può pertanto anche essere (in parte) trasferita sui consumatori mediante un aumento dei prezzi oppure sul fattore lavoro tramite una riduzione degli stipendi.

Nelle analisi formali dei modelli della teoria economica, per determinare se l’onere dell’imposta sull’utile grava sul fattore capitale o sul fattore lavoro occorre considerare le ipotesi alla base di tali modelli. In sintesi, dal dibattito teorico sui modelli si possono desumere i seguenti risultati:

 quanto più semplice è l’insediamento di filiali o stabilimenti d’impresa all’estero piuttosto che sul territorio nazionale e quanto

più mobile è il fattore capitale, tanto più bassa è la quota dell’onere dell’imposta sull’utile che si ripercuote sul fattore capitale e tanto più alta è la quota che grava sui fattori meno mobili della produzione come il fattore lavoro;

 nel caso estremo della completa mobilità del capitale, il fattore lavoro può assorbire molto di più dell’intero onere dell’imposta

sull’utile;

 se la mobilità del capitale non è completa, una parte dell’onere ricade sul fattore capitale. Inoltre, se i beni nazionali ed esteri non

sono totalmente intercambiabili, i loro prezzi non si equivalgono pienamente. I rendimenti ante imposte pretesi dagli investitori possono quindi differenziarsi tra i diversi Paesi. Persino in una piccola economia aperta una parte dell’onere dell’imposta sull’utile potrebbe ripercuotersi sul fattore capitale.

Nonostante queste valutazioni derivanti dai modelli teorici rimane grande incertezza sulla misura in cui l’imposta sull’utile è assorbita nella realtà dal fattore capitale o trasferita su altri fattori, in particolare sul fattore lavoro. In un’indagine effettuata prima della fine del secolo scorso dai più importanti esperti finanziari americani, la domanda relativa alla quota dell’imposta sull’utile assorbita dal fattore capitale ha dato adito a una grande varietà di opinioni.45 Il valore della mediana ammontava al 40 per cento. Da metà delle risposte è risultato un valore più alto e dall’altra metà un valore più basso. Al riguardo le risposte oscillavano notevolmente. Il 25 per cento degli intervistati stimava una quota del 20 per cento o inferiore, mentre l’altro 25 per cento una quota del 65 per cento o superiore.

45 Cfr. FUCHS, Victor R; KRUEGER, Alan B. e POTERBA, James M. (1998): «Economists’ Views about Parameters, Values and Policies: Survey Results in Labor and Public Economics», Journal of Economic Literature, 36, pagg. 1387-1425.