Rapporto sui risultati
Consultazione 2019/14: Legge federale sulla protezione dei minori nel settore dei film e nel settore dei videogiochi (LPMFV · 63 pagine
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anni (PSS e pTaB_M_JIF). Un privato (pBaF) considera eccessive cinque categorie d’età. A suo giudizio, bastano due o tre categorie.
Secondo TI andrebbe considerato anche l’aspetto delle diverse versioni linguistiche dei prodotti, poiché le traduzioni spesso cambiano l’intensità della violenza verbale. Occorrerebbe dunque evitare di applicare alla versione italiana, senza alcun controllo supplementare, un controllo eseguito sulla versione in un’altra lingua. Il Cantone si chiede inoltre chi sarà responsabile di giudicare i film in lingua italiana, in particolare quelli che sono mostrati unicamente nel Cantone Ticino.
Quanto al disciplinamento applicabile ai film o ai videogiochi per i quali non è ancora indicata un’età minima (art. 11 cpv. 2 lett. c), CFIG, DOJ e FSAG propongono di non classificarli come previsto dall’avamprogetto nella categoria d’età più alta, ma di contrassegnarli con la menzione «non valutato», per evitare confusioni e un inutile proibizionismo. Zischtig.ch propone di aggiungere questa menzione a titolo supplementare. Anche secondo PJ il disciplinamento previsto nell’articolo 11 capoverso 2 lettera c indebolisce gli sforzi nell’ambito della protezione dei minori. Pertanto, a suo avviso un film o un videogioco non classificato non deve essere messo in commercio.
VD, GE e JIF ricordano che oggi per i film non classificati vale la categoria dei 16 anni. Talvolta si rinuncia a una classificazione in base all’età per ragioni legate ai costi, sicché a film che in realtà converrebbero anche a ragazzi più giovani verrebbe attribuita una categoria d’età troppo alta, il che scredita l’intero sistema di classificazione in base all’età. Secondo VD questo aspetto dipende dall’entità dei costi necessari per la classificazione dei film in base all’età: se i costi fossero troppo elevati, molti operatori rinuncerebbero alla classificazione. GE suggerisce di pensare a una ripartizione dei costi senza tali effetti aberranti. Secondo la JIF in futuro la classificazione in base all’età dovrebbe essere indipendente dalla riscossione di emolumenti.
TI e GE segnalano i problemi che potrebbero sorgere per le manifestazioni come i festival dei film, che spesso presentano nuovi film non ancora classificati. La Cdf rifiuta per questo motivo la classificazione standard «a partire dai 18 anni» in mancanza di una classificazione. Se sarà introdotta questa regola, occorrerà prevedere una diminuzione del numero di spettatori. TI ritiene che bisognerebbe prevedere eccezioni per i festival.
SO e TI segnalano la necessità di definire sul piano formale come e dove tenere una banca dati di tutte le decisioni di classificazione, e in che modo assumere i relativi costi, a beneficio di chi volesse organizzare un evento con film o videogiochi.
Per quanto riguarda il settore dei videogiochi, la SIEA sottolinea che oggi i processi del sistema PEGI non prevedono che un gioco non classificato venga etichettato come PEGI 18, poiché tale etichettatura indurrebbe i genitori in errore. L’associazione chiede pertanto che eventuali giochi non classificati vengano trattati sul piano pratico come PEGI 18, ma non debbano essere etichettati come tali. Anche secondo SGDA e SGN, occorre prevedere la possibilità di classificare un gioco non ancora valutato in una categoria «classificazione in corso» o «senza classificazione in base all’età, necessario il consenso dei genitori». La SGDA aggiunge che i sistemi di classificazione dovrebbero comunicare proattivamente dove e come ottenere simili etichette, e che la stessa possibilità dovrebbe essere offerta anche dai servizi a richiesta e dai servizi di piattaforma.
VD e GE sono contrari alla classificazione di film e videogiochi per mezzo di algoritmi e temono che ne patisca la trasparenza della classificazione. A parer loro, i film e i videogiochi andrebbero visionati e la classificazione in base all’età dovrebbe essere discussa da esseri umani. VD propone che ogni Cantone partecipi a una commissione nazionale dei film e aggiunge che, oltre a visionare i film in sala, esiste anche la