Rapporto sui risultati

Consultazione 2019/14: Legge federale sulla protezione dei minori nel settore dei film e nel settore dei videogiochi (LPMFV · 63 pagine

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Di seguito sono sintetizzati i riscontri dei partecipanti alla consultazione.

3.2 Sintesi dei pareri e principali punti controversi

3.2.1 Principio e scopo del progetto

In generale, 24 Cantoni (ZH, BE, LU, UR, OW, NW, GL, FR, SO, BS, BL, SH, AR, AI, SG, GR, AG, TG, TI, VD, VS, NE, GE e JU), CDDGP, CDOS e CPEJ nonché UCS accolgono favorevolmente il progetto. A loro parere, una regolamentazione in materia di protezione dei minori vincolante a livello nazionale consentirebbe di proteggere i bambini e i giovani dalle conseguenze negative della fruizione di contenuti mediali non adeguati all’età e di garantire un disciplinamento efficiente. Il progetto colmerebbe inoltre le attuali lacune normative, contemplando prescrizioni uniformi per tutta la Svizzera e applicabili ai diversi canali mediali.

Anche il PSS appoggia pienamente lo scopo del progetto, ovvero la protezione dei minorenni dai contenuti di film e videogiochi che possono nuocere al loro sviluppo fisico, mentale, psichico, morale o sociale. Al contempo, approva un disciplinamento uniforme a livello nazionale, ma chiede un rafforzamento del ruolo statale, in particolare per quanto concerne la vigilanza.

Sei delle sette associazioni economiche e delle organizzazioni del settore dei film si

dichiarano prevalentemente favorevoli a un disciplinamento legale vincolante e uniforme a livello nazionale nel settore dei film e in quello dei videogiochi. Le associazioni fds, GARP/IG IP/SFP, ProCinema, ASC e JIM sono disposte a elaborare e attuare una regolamentazione in materia di protezione dei minori, ma sono contrarie a un trasferimento della competenza per le misure di controllo e di sanzione dallo Stato ad associazioni di categoria private. Anche la JIF approva il progetto, ma critica il fatto che l’elaborazione delle regolamentazioni in materia di protezione dei minori sia affidata agli operatori del settore dei film e di quello dei videogiochi, ritenendo necessario il coinvolgimento di terzi indipendenti. La Cdf respinge il progetto, che non considera attuabile per i festival del film senza risorse supplementari.

Le associazioni asut e suissedigital nonché quattro fornitori di servizi di

telecomunicazione (Salt, Sunrise, Swisscom e UPC) sostengono l’obiettivo di garantire la protezione dei minori, ma mettono in dubbio l’efficacia dell’approccio normativo proposto. A loro parere, infatti, i bambini e i giovani sfruttano soltanto di rado l’offerta di video on demand a pagamento su cui la normativa pone l’accento, ma optano prevalentemente per film e video messi a disposizione su Internet da fornitori internazionali quali ad esempio Netflix e YouTube. Inoltre, considerato l’avamprogetto della nuova legge federale sui media elettronici (LME), il disciplinamento proposto comporterebbe doppioni inefficienti nel settore dei servizi a richiesta.

Le associazioni economiche e le organizzazioni del settore dei videogiochi si dichiarano

favorevoli al progetto, ritenendo importante e necessario un disciplinamento nazionale sotto forma di coregolamentazione. Secondo SESF, SGDA, SIEA e SGN, la nuova legge permetterebbe di garantire un coordinamento internazionale, in particolare per quanto concerne i servizi a richiesta e i servizi di piattaforma. Dal punto di vista del settore dei videogiochi restano però in sospeso alcune questioni relative all’attuazione del progetto, in particolare alle responsabilità degli operatori interessati (p. es. in relazione con tornei di esport, fiere di videogiochi e LAN party).

Quattro associazioni giovanili (DOJ, Jubla, PJ e FSAG) sostengono l’intenzione di proteggere meglio i minorenni da contenuti mediali inappropriati, ma chiedono il coinvolgimento di esperti nelle costituende organizzazioni per la protezione dei minori.

Cinque organizzazioni attive nell’ambito delle dipendenze (Croix-Bleue, FV Sucht,

GREA, Dipendenze Svizzera e Zentrum für Spielsucht) appoggiano il progetto e accolgono con particolare favore l’introduzione di test di acquisto, considerato che essi hanno dato buoni risultati in altri settori, come quelli dell’alcol e del tabacco. Per quanto concerne la classificazione in base all’età, queste organizzazioni chiedono che si tenga conto non solo