Rapporto sui risultati
Consultazione 2024/46: Recepimento e trasposizione delle basi legali relative al Patto sulla migrazione e l’asilo dell’UE (sviluppo dell’acquis di Schengen/Dublino) · 80 pagine
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Brava è favorevole alle misure di cui all’articolo 113a AP-LAsi, ossia all’«ammissione di gruppi di richiedenti l’asilo, per l’espletamento della procedura d’asilo»: ciò consente alla Confederazione di supportare in modo efficace gli Stati Schengen o Dublino soggetti a una forte pressione migratoria, rispettando, al tempo stesso, i diritti fondamentali dei richiedenti l’asilo. Brava auspica che questa misura sia estesa, nella pratica, anche a gruppi di persone che si trovano già in Svizzera. In questo modo, si consentirebbe l’accesso alla procedura d’asilo nazionale anche alle persone particolarmente vulnerabili, vittime, tra le altre cose, di violenza di genere. L’attuazione risulterebbe così, all’atto pratico, efficiente e rispettosa delle risorse.
L’impegno della Svizzera nel quadro della ricollocazione, secondo CRS, non deve sostituire né ridurre l’impegno a favore del reinsediamento o di altri canali legali per l’accesso alla protezione che dovrebbero essere considerati come elementi integrativi. Riguardo alla ricollocazione, suggerisce di definire in modo trasparente i profili delle persone che devono essere ricollocate (p. es. legami familiari o bisogno di protezione). Le persone che godono già di protezione internazionale non dovrebbero essere ricollocate, perché questo significherebbe sradicarle un’altra volta dal luogo in cui si trovano. Se la Svizzera accoglierà richiedenti l’asilo di altri Stati sottoposti a una forte pressione migratoria, questi non dovranno essere conteggiati nella quota di ricollocazioni stabilita. La Svizzera dovrebbe inoltre rinunciare a un’assunzione dei costi così come prevista (art. 63 par. 2 e 3 regolamento AMMR). Occorre valutare la possibilità di consentire alle persone di richiedere la propria ricollocazione, in particolare in virtù di legami familiari già esistenti. Infine, la Svizzera non dovrebbe svolgere la procedura Dublino per persone ammesse nel quadro della ricollocazione e dovrebbe applicare la clausola di sovranità.
Secondo CSP, l’ammissione nel quadro della ricollocazione deve avvenire tenendo in considerazione la volontà delle persone e le esigenze particolari delle persone bisognose di protezione.
Contributi di solidarietà integrativi
PEV, ACES, CSP, OSAR e Parlamento dei rifugiati ritengono che le prestazioni di solidarietà sotto forma di contributi finanziari debbano rappresentare uno strumento integrativo e non essere utilizzate come via di fuga per evitare le ricollocazioni. Secondo PEV, ACES, CRS,
CSP, FIZ, OSAR, Parlamento dei rifugiati e Plateforme Traite gli ulteriori contributi finanziari
versati dalla Svizzera devono essere destinati a finalità chiaramente definite: per migliorare i sistemi di accoglienza nazionali, per favorire l’accesso alla protezione giuridica e per adottare misure a favore dell’integrazione. ACES, CRS, CSP, OSAR e Parlamento dei rifugiati sono fortemente contrari a che questi vengano messi a disposizione del rafforzamento della sicurezza delle frontiere o di progetti volti a contrastare la migrazione.
Coalizione asilo+Pikett Asyl, elisa-asile, FPABS, FPAZH, Giuristi e giuriste democratici svizzeri, ODAS, SCCFA, Solidaritätsnetz Bern, Solinetz Luzern e sosf si oppongono a
contributi finanziari e misure di solidarietà alternativi, ritenendoli controproducenti ai fini della solidarietà.
In questo contesto, PEV, ACES, Coalizione asilo+Pikett Asyl, elisa-asile, FIZ, FPABS, FPAZH, Giuristi e giuriste democratici svizzeri, ODAS, OSAR, Parlamento dei rifugiati, Plateforme Traite, SCCFA, Solidaritätsnetz Bern, Solinetz Luzern e sosf propongono di
riformulare l’articolo 113a AP-LAsi. Le misure di solidarietà devono essere limitate all’accoglienza di persone che richiedono protezione.
CRS ritiene che contributi finanziari e misure di solidarietà alternativi siano utili a migliorare le condizioni dei richiedenti l’asilo sul posto; tuttavia, non sono efficaci ai fini di un’equa ripartizione delle responsabilità. A questo proposito, porta l’esempio dell’esperienza maturata in Svizzera con il modello dell’assegnazione cantonale secondo una chiave di ripartizione.