Rapporto sui risultati
Consultazione 2025/47: Pacchetto «stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera-UE» · 125 pagine
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di attuazione (approccio verticale). Questi 27 partecipanti comprendono anche i Cantoni espressamente allineati al parere, favorevole, della CdC. In totale, 25 partecipanti plaudono alla proposta del Consiglio federale, di cui 16 partecipanti permanenti (ZH, GL, FR, SO, BL, AR, AI, SG, VD, VS, NE, CdC, Il Centro, PVL, PS, USC). UDC la respinge.
CdC accoglie con favore la proposta del Consiglio federale; ZH, GL, FR, SO, AR, AI, SG e NE si accodano. BL, VD e VS citano la struttura proposta dal Consiglio federale tra le ragioni per cui sono favorevoli al referendum facoltativo. Secondo VS, la struttura proposta consente un approccio differenziato e un dibattito trasparente.
Tra i partiti, Il Centro, PVL e PS si dicono a favore della struttura proposta dal Consiglio federale, mentre UDC la respinge. Gli altri partiti non prendono posizione. Il Centro ritiene che questa struttura consenta al Parlamento e al Popolo di decidere in modo differenziato, come sottolinea anche PS. UDC chiede di raggruppare tutti gli accordi in un unico decreto: a suo avviso, puntando a conformare l’ordinamento giuridico della Svizzera a quello dell’UE, il pacchetto Svizzera-UE (Bilaterali III) rientra in una logica giuridica e andrebbe quindi considerato un tutt’uno.
Degli altri partecipanti permanenti, solo USC ha espresso un parere positivo sulla struttura proposta dal Consiglio federale, sottolineando come essa consenta una valutazione quanto più differenziata possibile.
1.2.5.3 Rapporto tra il pacchetto Svizzera-UE (Bilaterali III) e il diritto nazionale
UDC critica il fatto che il recepimento dinamico secondo i nuovi elementi istituzionali non permette al Parlamento e al Popolo di rifiutare sviluppi del diritto europeo o di adottare, consapevolmente, misure di diritto nazionale in contrasto con gli impegni presi; questo perché il Tribunale federale riconosce al diritto internazionale, e in particolare all’ALC, il primato su quello nazionale. Per tale motivo ritiene che le misure di diritto nazionale adottate in applicazione della clausola di salvaguardia prevista dall’ALC rischiano di rimanere lettera morta. USAM chiede una base costituzionale che sancisca il primato del diritto nazionale su quello internazionale per quanto riguarda l’ALC, in considerazione di possibili conflitti tra le norme della Svizzera e dell’UE in materia di spese (v. n. 2.3.2).
Diversi partecipanti non permanenti si sono espressi sulla giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui il diritto internazionale e in particolare l’ALC prevalgono sul diritto nazionale. Alcuni criticano in particolare la concretizzazione e l’efficacia della clausola di salvaguardia prevista dall’ALC o si allineano alla richiesta di USAM quanto alla regolamentazione delle spese (v. paragrafo precedente). Altri disapprovano che, alla luce della giurisprudenza del Tribunale federale, il pacchetto Svizzera-UE (Bilaterali III) limiti il margine di manovra delle iniziative popolari e del legislatore.