Rapporto esplicativo

Consultazione 2026/45: Revisione della legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS 2030) · 163 pagine

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buenti sul territorio nazionale. Il principio di base dell’IVA è che chi consuma deve for nire un contributo finanziario allo Stato. Tuttavia, sarebbe troppo complicato se ogni singolo cittadino dovesse effettuare il conteggio dei propri consumi con lo Stato. Per questo motivo, l’IVA viene riscossa presso le imprese (produttori, fabbricanti, commer cianti, artigiani, fornitori di prestazioni ecc.), che sono poi tenute a ripercuoterla sui consumatori. Se una persona sia assoggettata all’imposta e quindi debba effettuare periodicamente il conteggio della propria cifra d’affari con l’AFC dipende dall’entità delle prestazioni eseguite annualmente sul territorio nazionale e all’estero che non sono esenti dall’imposta. Se si raggiunge la cifra d’affari prevista nella legge (fr. 100 000) oppure all’inizio dell’attività imprenditoriale è già chiaro che l’importo determinante sarà superato, un’impresa è tenuta ad annunciarsi all’AFC quale persona assoggettata all’imposta. Alla fine del 2023 il numero dei contribuenti era di circa 420 000.

Dall’analisi della letteratura scientifica empirica disponibile emerge che di regola le im prese ripercuotono tra il 70 e il 100 per cento delle variazioni dell’IVA sui consumatori adeguando i prezzi applicati ai consumatori finali. In Svizzera, quando è stata introdotta l’IVA nel 1995 e quando ne è stata aumentata l’aliquota a favore dell’AVS nel 1999, secondo le stime l’onere supplementare è stato trasferito sui consumatori nella misura rispettivamente del 75 e del 65 per cento. Di norma una ripercussione non è immediata, ma si sviluppa nel tempo. Nel modello di BAK Economics si presume che un aumento delle aliquote IVA di 1 punto percentuale determinerebbe un incremento del livello dei prezzi dello 0,75 per cento, che avrebbe pienamente effetto soltanto a quattro anni di distanza dalla modifica e, in seguito a effetti di secondo impatto, aumenterebbe allo 0,9 per cento fino al 2040. Se l’aumento dell’IVA non può (ancora) essere ripercosso integralmente sui clienti, la parte di aumento non ripercossa accresce la pressione sui margini di guadagno delle imprese. Inoltre, l’incremento dei prezzi al consumo indotto dall’aumento dell’IVA può comportare richieste di aumenti salariali. Secondo BAK Eco nomics, potrebbe però accadere che i lavoratori non riescano immediatamente a com pensare integralmente le perdite del potere d’acquisto nell’ambito delle trattative sala riali. Di conseguenza, ceteris paribus la massa salariale reale tra il 2030 e il 2040 po trebbe temporaneamente registrare un lieve calo, per poi però riavvicinarsi al livello atteso alla fine del periodo in questione se non si fosse proceduto all’adeguamento.

Oltre alle ripercussioni macroeconomiche vanno considerate anche le spese di attua zione (p. es. spese informatiche) per le imprese soggette all’IVA. L’AFC non dispone di cifre delle imprese relative a tali spese. Attualmente sono circa 420 000 le imprese iscritte nel registro IVA. Se ad esempio ciascuna di esse fosse tenuta a sostenere spese di adattamento alle nuove aliquote pari a 500 franchi, le spese a livello macroe conomico ammonterebbero a 210 milioni di franchi. Inoltre, in caso di modifica delle aliquote le imprese soggette all’IVA necessitano di un lasso di tempo sufficiente per adattare i propri sistemi informatici e processi di fatturazione e le proprie basi contrat tuali. Per garantire la sicurezza della pianificazione e la certezza del diritto, sarebbe auspicabile che le modifiche delle aliquote venissero rese note con un anno di anticipo. Se il lasso di tempo a disposizione fosse più breve, aumenterebbe la probabilità che le imprese non possano ripercuotere l’IVA e debbano pertanto farsene carico come fat tore di costo, a scapito dei propri margini di guadagno.