Rapporto sui risultati
Consultazione 2006/11: Revisione dell' ordinanza dell' Assemblea federale sull' organizzazione dell' esercito (Revisione OEs) · 6 pagine
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1 Situazione iniziale
Il mutamento della minaccia determinato dal terrorismo (soprattutto le conseguenze permanenti dell'impegno a lungo termine in materia di sicurezza) è all'origine della decisione del Consiglio federale di rafforzare le capacità dell'esercito per gli impieghi sussidiari e la sicurezza del territorio. Unitamente alle limitazioni finanziarie risultanti dai programmi di sgravio 2003 e 2004, ciò comporta un ridimensionamento dei mezzi per la difesa da un attacco militare al nostro Paese. L'ordinanza dell'Assemblea federale sull'organizzazione dell'esercito (Organizzazione dell'esercito, OEs), entrata in vigore il 1° gennaio 2004, deve pertanto essere modificata.
Il Consiglio federale ha perciò incaricato il DDPS di eseguire una revisione parziale degli articoli 6, 7 e 13 dell'OEs. L'indagine conoscitiva è durata fino al 3 aprile 2006.
2 Risultati più importanti dell'indagine conoscitiva
La revisione parziale è vista come un passo nella direzione giusta. Tre dei quattro partiti rappresentati in Consiglio federale, i Cantoni (eccettuato Zurigo), la maggioranza delle società e delle associazioni militari1 e numerose organizzazioni2 approvano la revisione parziale. Tale approvazione è talvolta connessa a determinate condizioni. Il Partito socialista (PS) chiede ad esempio riforme che vadano oltre la fase di sviluppo 2008/11 e rifiuta un impiego dell’esercito in Svizzera. Anche la Società svizzera degli ufficiali (SSU) appoggia l’orientamento della fase di sviluppo 2008/11, ma nel dettaglio esprime tuttavia grandi riserve, poiché ritiene che la correttezza di tale fase di sviluppo non sia ancora dimostrata in maniera documentabile. L’Unione democratica di centro (UDC), il Partito ecologista svizzero (PES), il Partito liberale radicale (PLR) del Cantone di Zurigo, il Cantone di Zurigo nonché numerose organizzazioni3 e singole persone rifiutano di principio la fase di sviluppo. Dubitano segnatamente della sua costituzionalità, vi vedono un pericolo per il sistema di milizia, chiedono una correzione della riduzione delle forze di difesa oppure considerano detta fase errata sotto il profilo della politica di neutralità (avvicinamento alla NATO e all’UE). Gli oppositori chiedono una fase di consolidamento di Esercito XXI (correzione degli errori) e nessuna ulteriore riduzione o riorganizzazione. Essi domandano, come anche la SSU, che sia dapprima allestito e discusso un documento di base sulla politica di sicurezza. Il Cantone di Zurigo sottolinea la mancanza di vere varianti. Per il PES la fase di sviluppo è troppo poco incisiva, poiché come finora continuano a essere previste forze per la difesa nazionale.
L’analisi delle condizioni quadro in materia di politica di sicurezza presentata nel messaggio è condivisa dai partecipanti all’indagine conoscitiva. Per quanto riguarda i dettagli, vengono tra l’altro formulate riserve nei confronti degli sviluppi descritti nel campo del terrorismo.
Lo spostamento della priorità dalla difesa alla sicurezza del territorio è controverso. Il Partito popolare democratico (PPD), i Cantoni e parte degli oppositori tradizionalisti (Pro Militia) alla fase di sviluppo 2008/11 lo approvano. La sinistra (PS, PES, GSsE)
1 L’Associazione cantonale dei sottufficiali di Zurigo e di Sciaffusa, l’Associazione svizzera dei sottufficiali (AS- SU), l’Associazione svizzera dei capicucina militari (VSMK), AVIA, la Società degli ufficiali delle truppe blindate sono contrari alla revisione parziale. 2 Verein Sicherheitspolitik und Wehrwissenschaft (VSWW), Arbeitsgemeinschaft für eine offene Schweiz (A- GOS), Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). 3 Pro Militia, Arbeitsgemeinschaft für eine wirksame und friedenssichernde Milizarmee (AWM), Pro Libertate, Azione servizio attivo, Swissmem, Economiesuisse, Istituto Felsenegg e Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) rifiutano. L’atteggiamento della Lega dei Ticinesi non è di chiaro rifiuto.