Rapporto sui risultati

Consultazione 2006/38: Ratifica della Convenzione dell'UNESCO sulla diversità culturale · 15 pagine

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Rapporto di consultazione sulla ratifica della Convenzione dell’UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali

Il PSS pone soprattutto l’accento sulla dimensione internazionale della Convenzione. Giudica fondamentale la promozione della libertà artistica, del dialogo interculturale e dell’interculturalità, che deve andare di pari passo con un rafforzamento della solidarietà internazionale (aiuto allo sviluppo, prevenzione dei conflitti, sviluppo sostenibile, promozione dei diritti umani). Secondo il PSS, a livello nazionale andrebbero creati meccanismi appropriati per proteggere e promuovere la diversità culturale, segnatamente nel quadro della nuova legge sulla promozione della cultura.

L’UDC si oppone alla ratifica della Convenzione, poiché ritiene che i provvedimenti e gli strumenti giuridici proposti siano perlopiù già contemplati dalla Costituzione federale svizzera. La proposta di ratificare la Convenzione dell’UNESCO è a suo avviso un tentativo di imporre di soppiatto e in violazione delle basi legali esistenti i desideri dell’Amministrazione in ambito culturale ed estendere così le basi costituzionali della politica culturale federale. La Costituzione stabilisce chiaramente che la competenza per il settore della cultura spetta ai Cantoni e che la Confederazione deve intervenire solo sussidiariamente.

I Verdi sottolineano che la Svizzera, per sua natura, ha un dovere particolare di proteggere e promuovere la diversità culturale. Avendo il nostro Paese fornito un notevole contributo alla realizzazione della Convenzione è anche logico che la ratifichi al più presto. I Verdi chiedono che l’attuazione sia controllata mediante un monitoraggio.

Il PCC, pur riconoscendo che la Convenzione contiene alcuni principi giusti, giudica che sia dottrinariamente fissata su una promozione della multiculturalità esente da giudizi di valore e dunque in contrasto con il bene comune degli Stati e con una politica culturale d’ispirazione cristiana. La promozione di una diversità senza confini causerebbe confusione, disorientamento e mancanza di senso. Secondo il PCC le società hanno il diritto di stabilire culture di riferimento, il che limita inevitabilmente la validità del principio di apertura e di equilibrio nei confronti di altre culture (art. 2

n. 8 della Convenzione). Inoltre gli Stati avrebbero il diritto di attuare una politica culturale sovrana indipendentemente dai trattati internazionali. Sotto questo profilo la Convenzione si presterebbe all’interventismo di Stato e trascurerebbe il principio di sussidiarietà. Per il PCC la Convenzione favorisce dunque la tendenza all’uniformazione dei contenuti culturali invece di contrastarla.

Comuni, città e regioni di montagna

L’Associazione dei comuni svizzeri (ACS) sostiene la ratifica e, riferendosi al rapporto esplicativo, sottolinea che l’attuazione della Convenzione è in gran parte compito dei Cantoni e dei comuni. Le formulazioni della Convenzione, di carattere generale, lasciano un ampio margine di manovra a questi ultimi. L’ACS si aspetta che questa premessa sia rispettata quando si passerà alla fase di attuazione.

Anche l’Unione delle città svizzere (UCS) ritiene che la Convenzione possa essere ratificata. In generale le città, che sono le colonne portanti della promozione culturale in Svizzera, adempiono già oggi i requisiti della Convenzione. Questa non influisce sulla collaudata ripartizione dei compiti tra Confederazione, Cantoni e città.

Il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB) segnala che l’aspetto della diversità culturale è spesso trascurato nelle discussioni sul futuro delle regioni di montagna e rurali. Questo nonostante si tratti di una caratteristica fondamentale dell’intero Paese, che non soltanto contribuisce alla costituzione dell'identità nazionale, ma può anche essere impiegata con profitto quale veicolo di immagine all’estero, in particolare nel settore del marketing turistico. Anche per la SAB è importante che siano rispettate le competenze dei Cantoni e che la ratifica della Convenzione non abbia ripercussioni finanziare sui comuni.