Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/65: Piano settoriale dell'infrastruttura aeronautica (PSIA), Parte III B6a I Aree d'atterraggio di montagna. lndagine conoscitiva sul progetto del 6 luglio 2006. · 6 pagine
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Piano settoriale dell’infrastruttura aeronautica (PSIA)
Contenuto del piano settoriale – Obiettivi e condizioni concettuali / Reti parziali: Aree d’atterraggio di montagna
Importanza
Le aree d’atterraggio di montagna sono terreni d’atterraggio situati a un’altitudine superiore a 1100 metri s.l.m., impiegati a scopo d’istruzione, d’allenamento e di sport o per il trasporto di persone a scopi turistici. Fungono da base per i voli d’istruzione e allenamento dei piloti titolari di un’autorizzazione per atterraggi in montagna e assicurano indirettamente i voli di soccorso e di trasporto aereo in montagna. Tali aree offrono inoltre la possibilità di fornire servizi nel quadro dell’aviazione turistica (eliski) e sportiva (principalmente aerei).
Interventi necessari
Per diverse aree d’atterraggio di montagna si pone il problema di come risolvere i conflitti esistenti con le zone naturali protette, le zone ricreative/di riposo e i biotopi della fauna selvatica, di come attuare il compito di delimitare le zone di silenzio prescritte dalla legge (art. 8 cpv. 4 della legge federale del 21 dicembre 1948 sulla navigazione aerea, LNA; RS 748.0) in sede di designazione delle aree d’atterraggio di montagna e, infine, di come realizzare concretamente quanto previsto nella Concezione «Paesaggio svizzero» (obiettivo 6c). A seguito della decisione presa il 18 ottobre 2000 dal Consiglio federale sulle parti I-III B del PSIA, l’Amministrazione e le cerchie interessate sono state incaricate di sottoporre a un esame globale la rete delle aree d’atterraggio di montagna e di valutare per principio se, e in quale misura, sia opportuno continuare ad autorizzare le attività di eliski. I danni arrecati agli obiettivi di protezione dai movimenti di volo effettuati in tale ambito vanno evitati mediante opportune misure. Dove non è possibile risolvere i conflitti d’interesse tramite un’utilizzazione più restrittiva del territorio, le attuali aree d’atterraggio di montagna devono essere sostituite da altre aree più idonee a questo scopo.
Nel quadro di diversi gruppi di lavoro e in collaborazione con le cerchie interessate sono state elaborate le basi necessarie per l’ulteriore procedura. In una tappa successiva, nell’ambito di uno studio condotto da Hintermann+Weber SA nel dicembre 2002, su mandato congiunto dell’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) e dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), sono stati rilevati i potenziali conflitti nel settore della protezione della natura e del paesaggio, in particolare per quanto riguarda le zone naturali protette a titolo definitivo, i biotopi della fauna/fauna selvatica, le zone ricreative/di riposo e di silenzio. Tutte le 42 aree d’atterraggio di montagna prese in esame hanno rivelato un certo potenziale di conflitto in un raggio di 5 chilometri attorno al terreno di atterraggio. 18 di questi terreni si trovano all’interno di un oggetto iscritto nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d'importanza nazionale (IFP) o nell’Inventario federale delle zone palustri d’importanza nazionale. Gli autori dello studio hanno individuato 22 aree d’atterraggio di montagna con un grosso potenziale di conflitto. La Confederazione ritiene questo studio una valida analisi situazionale in vista di ulteriori lavori. Occorre comunque considerare che è fondata unicamente su materiale costituito da cartine geografiche e che gli aspetti territoriali, tridimensionali e stagionali non sono praticamente stati presi in esame. Lo studio ha tuttavia mostrato che tutti questi terreni di atterraggio devono essere sottoposti anche a una valutazione individuale che tenga conto delle peculiarità territoriali locali.
La precisa designazione delle singole aree d’atterraggio di montagna e la definizione delle condizioni per la loro utilizzazione devono avvenire nel quadro degli ulteriori passi, ossia con l’elaborazione delle schede di coordinamento sul piano regionale. Occorre poi verificare in che misura possono essere confermati i potenziali conflitti individuati e se tali conflitti possono essere risolti mediante adeguate misure.
Concetto «Aree d’atterraggio di montagna» / Progetto finale (dopo 6a seduta del gruppo di pilotaggio) / UFAC, 03.08.2006 3/6