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Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 89 pagine

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RAPOLSIC: Progetto, 14 aprile 2010 Pagina 11

sul funzionamento dello Stato, dell'economia e della società che, per effetto di reazioni a catena (una perturbazione in un settore provoca perturbazioni in altri settori che si moltiplicano a loro volta), può essere disturbato in misura considerevole con un onere assai ridotto. La protezione di queste reti è ormai diventata uno dei compiti importanti dell'attività dello Stato. In caso di perturbazione è opportuno salvaguardare o ripristinare al più presto il funzionamento e la libertà d'azione delle autorità, dell'economia e della società. In tale contesto, oltre ai provvedimenti tecnici e organizzativi assumono un ruolo importante anche la fiducia dei cittadini nella capacità di risoluzione dei problemi e nell'efficacia delle autorità incaricate di gestire le crisi e delle istituzioni sociali.3

In generale si può dire che l'interconnessione globale ha indebolito l'efficacia protettiva delle frontiere e delle distanze mettendo in secondo piano l'aspetto territoriale. Dalle esperienze degli ultimi anni si evince che la globalizzazione e l'interconnessione hanno ormai raggiunto dimensioni tali da mettere in dubbio la capacità di agire degli Stati. Il mondo intero ha risentito delle conseguenze dirette degli attentati perpetrati l'11 settembre 2001 negli Stati Uniti. La disputa sulle caricature scoppiata in Danimarca ha evidenziato con quale rapidità può manifestarsi una reazione a catena insospettata e incisiva per la sicurezza del Paese interessato. Gli Stati hanno sempre più difficoltà a individuare tutti i fattori importanti per la loro sicurezza, a valutare la loro importanza e ad agire in modo da evitare che gli effetti collaterali indesiderati non compromettano l'effetto principale auspicato. Anche questo è un aspetto dell'interconnessione globale.

32 Minacce e pericoli

Le minacce e i pericoli concreti nonché quelli che si prospettano per il futuro svolgono un ruolo decisivo nell'architettura della politica di sicurezza. La politica di sicurezza deve orientarsi a tali minacce e pericoli, ed essi determinano l'assetto dei suoi strumenti.

Da anni, in Svizzera vi è un consenso più ampio sull'analisi delle minacce e dei pericoli che non sulla questione dei mezzi necessari per gestirle.4 Anche sul piano internazionale si riscontra un ampio consenso riguardo a quelle che sono da considerare le principali minacce: terrorismo, proliferazione delle armi di distruzione di massa e disgregazione delle strutture statali in varie regioni.

In base a un'analisi sistematica, si riscontrano due categorie di minacce: quelle che riguardano direttamente la sicurezza della Svizzera e della sua popolazione e quelle che producono un effetto indiretto, vale a dire che non rappresentano una minaccia diretta, ma contribuiscono ad accrescere le minacce dirette. Il terrorismo è un esempio di minaccia diretta, mentre la disgregazione delle strutture statali costituisce una minaccia indiretta. Tale disgregazione non minaccia infatti direttamente la sicurezza della Svizzera e della sua popolazione, ma lo fa indirettamente in quanto incrementa il terrorismo e la criminalità organizzata.

Anche un'altra riflessione impone grande attenzione e riserbo nell'elencare le minacce e i pericoli in materia di politica di sicurezza: non tutti gli aspetti legati alla sicurezza che

3 In francese questa capacità è chiamata «résilience», mentre in inglese è definita «resiliency» e in tedesco si usa occasionalmente il vocabolo «Resilienz». Il termine italiano corrispondente è «resilienza».

4 Sotto il titolo Rischi Svizzera, l'Ufficio federale della protezione della popolazione effettua un rilevamento e una valutazione ad ampio raggio dei pericoli che riguardano lo Stato, la società e l'economia svizzeri.