Progetto
Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 89 pagine
Fedlex · Progetto · Pagina 13Fedlex · Progetto
RAPOLSIC: Progetto, 14 aprile 2010 Pagina 13
(ossia armi nucleari, biologiche o chimiche). Per quanto riguarda l’evoluzione futura, devono essere in particolare considerate due possibilità:
la domanda con quali mezzi saranno condotti in futuro gli attacchi militari deve rimanere aperta. È ipotizzabile che i mezzi pesanti delle forze armate attuali, quali i carri armati, l’artiglieria e i velivoli da combattimento con equipaggio, perderanno importanza se in seguito agli sviluppi tecnici sarà possibile raggiungere il medesimo obiettivo in maniera più efficace, efficiente o con minori rischi. Tale evoluzione deve essere seguita attentamente: la difesa, se vuole rimanere efficace, deve adeguarsi alla minaccia.
Occorre attendersi che armi di cui oggi dispongono soltanto le forze armate, in futuro possano cadere anche nelle mani di gruppi terroristici. Questo è già il caso per quanto riguarda i missili terra-aria. Tale evoluzione è meno probabile per quanto riguarda i sistemi d’arma che necessitano di un’infrastruttura di ampie dimensioni: l’impiego di moderni missili balistici a media e lunga gittata non è praticamente possibile senza la tolleranza dello Stato dal cui territorio tali missili vengono lanciati. Un’analoga considerazione è applicabile anche ai velivoli da combattimento. (È ipotizzabile l’impiego di navi, ma il carico discreto di grandi sistemi sarebbe difficile.)
Di conseguenza, occorre valutare costantemente la questione di che cosa sia un attacco militare; inoltre, potrà diventare necessario disciplinare l’impiego di mezzi militari nel caso in cui gruppi terroristici impiegassero armi militari.
Attualmente, la probabilità di una minaccia militare per la Svizzera, sia essa direttamente rivolta alla Svizzera o la conseguenza di conflitti armati tra Stati o al loro interno, è assai ridotta. Nessuno si aspetta che uno o più Stati circostanti sferrino un attacco militare contro il nostro Paese. Ciò non significa che i rapporti con questi Stati debbano essere assolutamente privi di conflitti. È vero che esistono delle divergenze d'interesse tra la Svizzera e altre nazioni della stessa regione, però nessuna delle parti considererebbe, anche soltanto come possibile opzione, l'impiego della forza militare. Sussistono invece delle divergenze di valutazione riguardo alla minaccia a medio e a lungo termine rappresentata da un attacco militare. Vi è incertezza se la guerra tra la Russia e la Georgia dell'estate 2008 sia premonitrice di un'inversione di tendenza, in quanto è stata originata da cause locali specifiche e da un'insolita quantità di errori di calcolo. Il Consiglio federale ritiene che per il prossimo futuro la probabilità di un attacco militare contro la Svizzera sia esigua. Tuttavia non va assolutamente ignorata a causa delle enormi conseguenze che comporterebbe.
Coazione con mezzi economici: fintanto che gli scambi economici funzionano essenzialmente secondo i criteri propri dell'economia, non sono oggetto della politica di sicurezza. Se però i flussi di merce e di capitale vengono manipolati per motivi politicomilitari, allora è chiamata in causa la politica di sicurezza. Nel settore energetico esistono vari esempi al riguardo, dalla crisi del petrolio del 1973 fino alle interruzioni delle forniture nell'Europa orientale avvenute negli ultimi anni. A breve termine questi tentativi di coazione possono avere effetti analoghi a quelli provocati da un conflitto bellico a cui la Svizzera sarebbe estranea. La minaccia, e di riflesso anche il nesso con la politica di sicurezza, sarebbe tuttavia maggiore se fosse rivolta direttamente contro la Svizzera e le interruzioni delle forniture si protraessero nel tempo. È senz'altro possibile che l'approvvigionamento energetico non sia l'unico mezzo utilizzato per esercitare pressioni,