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Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 89 pagine

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RAPOLSIC: Progetto, 14 aprile 2010 Pagina 10

venzionali tra Stati economicamente molto avanzati, essi saranno comunque sempre disposti a ricorrere alla forza per far valere i loro interessi.

Uno degli sviluppi più incisivi e significativi per la sicurezza globale è dato dal fatto che sono cambiati i rapporti di potere tra gli Stati nonché tra intere regioni e che gli equilibri si sposteranno ulteriormente. Il mondo è meno unipolare rispetto a dieci anni fa e questa tendenza continuerà anche in futuro. Vari Stati hanno assunto una valenza più internazionale, acquisendo un maggior influsso e rafforzando le loro ambizioni. Grazie allo sviluppo economico combinato con le loro dimensioni demografiche, la Cina e l'India sono diventate delle grandi potenze e il loro potere è destinato ad aumentare ulteriormente. La Federazione Russa ha acquisito una nuova autoconsapevolezza che esprime attuando una politica d'interesse più offensiva. Assieme ad altri Stati, per esempio il Brasile, vogliono essere annoverati tra le potenze che danno un'impronta al nuovo ordine mondiale, come gli Stati Uniti, l'Europa e il Giappone. Tuttavia, nel prossimo futuro gli USA rimarranno probabilmente la potenza dominante sul piano economico e militare.

Per quanto riguarda l'attuazione di una politica di potenza, sul piano globale si denota un aumento della disponibilità a impiegare mezzi militari a scopo preventivo per combattere le minacce e i pericoli prima che si manifestino sul proprio territorio nazionale. Questo è diventato il principio su cui si basano varie strategie in materia di sicurezza. Di pari passo è però anche emerso che l'impiego della forza militare è molto dispendioso e che spesso un'applicazione offensiva non ha prodotto l'effetto sperato. Gli interventi in Iraq e in Afghanistan hanno impegnato le forze armate di grandi Stati fino al limite delle loro prestazioni e hanno comportato un onere notevole anche per la NATO. L'impiego di mezzi militari non è però l'unico strumento della politica di potenza. Esistono, infatti, anche mezzi molto più subdoli, quali ad esempio la manipolazione dell'approvvigionamento energetico allo scopo di esercitare pressioni su altri Stati, oppure attacchi cibernetici contro altri Stati per bloccare la loro infrastruttura informatica o per intercettazioni a danno di ministeri, eserciti e aziende.

L'interconnessione globale ha offerto agli attori non statali un campo d'azione molto più ampio: l'intensificarsi della minaccia rappresentata da gruppi non statali – e in particolare la percezione più acuta di una tale minaccia negli ambiti del terrorismo e della proliferazione delle armi di distruzione di massa – rappresenta uno dei cambiamenti più marcati dell'ultimo decennio. La disponibilità a ricorrere alla violenza manifestata in occasione di attentati ha evidenziato che all'origine di una minaccia massiccia non vi sono più necessariamente soltanto gli Stati. Le conseguenze sono tanto più gravi per il fatto che il sistema internazionale e in particolare il diritto internazionale sono tradizionalmente basati sulla convinzione di avere a che fare con un proprio simile, ovvero con un altro Stato, e non con una controparte vaga e poco prevedibile, che è in larga misura immune ai mezzi deterrenti dello Stato, si riferisce ad altri valori e non può essere vincolata sulla base di accordi.

L'interconnessione ha reso le società moderne molto più vulnerabili. Le reti d'approvvigionamento, di comunicazione e di trasporto possono essere disturbate o addirittura interrotte per opera dell'uomo, in seguito a un problema tecnico o per cause naturali. Ciò avviene spesso all'improvviso e può facilmente avere conseguenze notevoli. Contrariamente a quanto succedeva con le minacce convenzionali, queste azioni non colpiscono l'integrità del territorio nazionale o dello spazio aereo, ma si ripercuotono direttamente