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Consultazione 2010/14: Rapporto del Consiglio federale all'Assemblea federale sulla politica di sicurezza della Svizzera · 89 pagine

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RAPOLSIC: Progetto, 14 aprile 2010 Pagina 85

Pandemie

Sviluppi tecnici importanti in materia di politica di sicurezza

La strategia rimane sostanzialmente la medesima. In considerazione della struttura dipartimentale dell’Amministrazione federale e della struttura federalistica del nostro Paese, non vi sono alternative a una stretta cooperazione tra i nostri propri strumenti di politica di sicurezza così come tra la Confederazione, i Cantoni e i Comuni. Per quanto riguarda la cooperazione internazionale, occorre constatare che, come finora, le minacce e i pericoli continuano ad avere un forte carattere internazionale e transnazionale. Una rinuncia alla cooperazione internazionale sarebbe pregiudizievole per la sicurezza della Svizzera e l’alternativa contraria, ossia l’integrazione, nel prossimo futuro per quanto riguarda l’Unione Europea o la NATO non è impellente sotto il profilo della politica di sicurezza né suscettibile di essere condivisa dalla maggioranza a livello di politica interna. Nel RAPOLSIC 2000 si affermava che la Svizzera avrebbe perseguito i suoi obiettivi in materia di politica di sicurezza mediante una strategia di cooperazione nazionale e internazionale per la sicurezza; nel RAPOLSIC 2010 si parla invece della creazione di una Rete integrata Svizzera per la sicurezza e della collaborazione con altri Stati. Nel 2000 si trattava di ancorare la cooperazione internazionale ampliata negli anni precedenti e di proiettarla nel futuro. Contemporaneamente avrebbe dovuto essere resa più flessibile la cooperazione nel Paese (difesa integrata), molto sviluppata ma rigida. Per tale motivo, è stata data la priorità alla cooperazione internazionale. Nel 2010 la situazione si presenta in maniera leggermente diversa. Nell’ambito della cooperazione e del coordinamento della politica di sicurezza tra Confederazione e Cantoni sussistono carenze che devono essere eliminate per motivi oggettivi. Tale necessità è sottolineata dalla diminuzione in termini reali delle risorse finanziarie da destinare alla politica di sicurezza. Il motivo centrale per cui deve essere posto l’accento sulla cooperazione all’interno del Paese non risiede pertanto in un rifiuto della cooperazione internazionale ma nella necessità di rinnovare, rivitalizzare e migliorare la collaborazione tra Confederazione e Cantoni. La rinuncia a un sottotitolo per il nuovo rapporto – il RAPOLSIC 2000 portava quale sottotitolo «Sicurezza attraverso la cooperazione» – non rappresenta pertanto il rifiuto della cooperazione (internazionale) ma rispecchia lo sforzo di obiettività e la rinuncia a dibattiti su simboli a favore di dibattiti su oggetti reali.

Anche per quanto riguarda gli strumenti della politica di sicurezza, domina la continuità. In entrambi i rapporti, la politica estera, l’esercito e la protezione della popolazione figurano al primo posto tra detti strumenti. Mentre nel RAPOLSIC 2000 la politica economica e l’approvvigionamento economico del Paese erano menzionati come strumenti separati, nel RAPOLSIC 2010 quest’ultimo è stato incluso nella prima. Mentre nel RAPOLSIC 2000 la protezione dello Stato e la polizia venivano menzionati come un unico strumento, nel RAPOLSIC 2010, la polizia è menzionata autonomamente e la protezione dello Stato è integrata nel capitolo sul servizio informazioni, che ora figura quale strumento della politica di sicurezza. L’Amministrazione delle dogane (Corpo delle guardie di confine) e il servizio civile sono ulteriori strumenti che appaiono per la prima volta nel RAPOLSIC 2010. Infine, in tale rapporto si rinuncia a menzionare l’informazione e la comunicazione come uno strumento della politica di sicurezza. Si tratta di un compito trasversale che riguarda ogni attività governativa e anche ogni strumento della politica di sicurezza, ma non è uno strumento separato. La caratterizza-