Rapporto esplicativo

Consultazione 2012/46: Strategia energetica 2050 · 145 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 17Fedlex · Rapporto esplicativo

Un’ulteriore sfida è rappresentata dalla costruzione di nuove centrali elettriche e dal rinnovamento di quelle esistenti: si tratta di progetti che attualmente godono di scarsa accettazione e risultano pertanto di difficile realizzazione.

Importazioni di energia elettrica

Mentre per quanto riguarda le fonti energetiche fossili (petrolio, gas) la Svizzera è totalmente dipendente dalle importazioni, la produzione e il consumo di energia elettrica pressappoco si equivalgono. Nel corso dell’anno tuttavia si assiste a un intenso scambio con i Paesi esteri, quantitativamente dello stesso ordine di grandezza: abitualmente l’energia elettrica viene esportata di giorno e importata di notte. Inoltre nel semestre invernale devono essere importati grandi quantitativi di energia elettrica, mentre nei mesi estivi ci sono margini per le esportazioni. Nella maggior parte dei casi le importazioni di energia elettrica sono regolamentate da contratti d’acquisto a lungo termine. Inoltre la Svizzera deve contare su un efficace scambio con i Paesi UE confinanti. Per questa ragione gli attori svizzeri si sono sempre impegnati a favore di un’armonizzazione delle disposizioni in materia, partecipando attivamente alla loro elaborazione. Attualmente l’UE sta progressivamente adottando una regolamentazione centrale per quelle disposizioni fino ad ora attinenti il diritto privato (pacchetti relativi al mercato interno). Anche per questo motivo, da alcuni anni la Svizzera si sta adoperando per stipulare con l’UE un accordo bilaterale sull’energia elettrica.

Approvvigionamento di petrolio

L’approvvigionamento di petrolio è garantito dal settore petrolifero, settore che consegue un fatturato annuo di circa 20 miliardi di franchi e occupa fino a 15 000 collaboratori. Circa il 60 per cento delle importazioni di petrolio riguarda prodotti petroliferi finiti e solo il 40 per cento petrolio greggio che viene lavorato nelle raffinerie di Cressier e Collombey. Attualmente il ramo economico della raffinazione del petrolio sta subendo profondi cambiamenti: lo sfruttamento delle raffinerie diminuisce in tutto il mondo, il che peggiora ulteriormente questo comparto della catena dell’approvvigionamento di petrolio. Ciò interessa in particolare l’Europa dove negli ultimi anni sono state dismesse numerose raffinerie. Il futuro delle due raffinerie svizzere di Cressier e Collombey è incerto. Seppur l’esistenza di proprie raffinerie rappresenti fondamentalmente un vantaggio per la Svizzera, una loro eventuale chiusura non comprometterebbe l’approvvigionamento del Paese con combustibili e carburanti fossili. La quota di prodotto mancante può essere reperita a prezzi comparabili con una maggiore quota di importazioni; i costi di trasporto infatti incidono solo in maniera contenuta sui prezzi dei prodotti petroliferi.

Approvvigionamento di gas naturale

Il settore del gas naturale in Svizzera consegue un fatturato annuo di circa 2,4 miliardi di franchi e occupa 1600 collaboratori. La Svizzera importa gas naturale interamente dall’estero, ma a differenza dei Paesi confinanti, non dispone di depositi propri. Il settore del gas ha risolto il problema cautelandosi mediante contratti di acquisto a lungo termine comprendenti clausole sull’approvvigionamento continuo in caso di crisi. Inoltre l’azienda del gas romanda si è assicurata contrattualmente delle capacità nel deposito di Etrez presso Lione (F) di cui è cofinanziatrice.

In questo contesto giocano un importante ruolo i clienti che possono passare in breve tempo dal gas a un altro combustibile. Questi clienti ottengono prezzi più convenienti, ma solitamente in caso di basse temperature devono optare per un combustibile alternativo. In