Rapporto esplicativo

Consultazione 2013/94: Passaggio dal sistema di promozione a un sistema di incentivazione / Varianti per un sistema di incentivazione nel settore dell'energia · 162 pagine

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l’evoluzione dei prezzi dei beni di consumo, ma anche quella delle esportazioni, degli investimenti ecc. A seconda del tipo di deflazione, variano gli effetti sul PIL. Nel caso in questione la scelta di una deflazione influisce soprattutto sui risultati relativi alla riduzione

dell’imposta sul valore aggiunto. Nel caso specifico, rispetto a tutte le altre varianti di ridistribuzione, una riduzione dell’imposta sul valore aggiunto modifica maggiormente l’IPC. Ecoplan parte dal presupposto che a causa dell’utilizzo dell’IPC, i risultati relativi all’imposta sul valore aggiunto siano tendenzialmente troppo ottimistici. Nel caso delle altre varianti di ridistribuzione, la scelta di una deflazione non riveste un ruolo fondamentale. Il confronto tra le varianti continua a essere possibile.

Limitazioni

Nell’interpretazione dei risultati occorre osservare che, a causa dei dati insufficienti, non sono considerati i costi esterni probabilmente più significativi, i rischi nucleari nonché i costi dovuti ai cambiamenti climatici (beneficio primario). Le ripercussioni economiche calcolate contengono unicamente il beneficio secondario della tassa sull’energia (parte del primo dividendo) e il secondo dividendo (riduzioni delle distorsioni a seguito di riduzioni dell’imposta). Nel modello non viene considerato neppure il terzo dividendo, ovvero gli effetti dinamici sull’innovazione e sulla crescita.

Discussione delle varianti principale

Ripercussioni per il benessere, il PIL e l’occupazione

La ridistribuzione pro capite alle economie domestiche private (var. 1) presenta ripercussioni negative per il PIL e l’occupazione. Nel 2050 il livello del PIL è infatti inferiore dello

0,6 per cento rispetto al livello dello scenario di riferimento WWB. Anche l’indicatore «Occupazione» è ridotto dello 0,4 per cento rispetto al livello senza sistema di incentivazione. Per quanto riguarda gli effetti sul benessere, quest’ultimo indicatore rimane praticamente al livello dello scenario di riferimento.

Nella variante 2 che prevede la compensazione mediante la riduzione dell’imposta sul valore aggiunto (var. 2) risultano effetti positivi sul PIL, effetti neutri sull’occupazione e effetti leggermente positivi sul benessere. Nel complesso gli scostamenti dallo scenario di riferimento sono però esigui e ammontano al massimo allo 0,2 per cento.

Analogamente alla variante relativa alla riduzione dell’imposta sul valore aggiunto, anche nella variante che contempla la compensazione mediante la riduzione dell’imposta sull’utile (var. 3), gli scostamenti sono esigui. In termini di benessere risultano infatti utili esigui legati a effetti leggermente negativi sul PIL e sull’occupazione.

La riduzione dei contributi AVS (var. 4) presenta effetti leggermente positivi sull’occupazione e effetti leggermente negativi sul PIL. Gli effetti sul benessere, invece, sono molto positivi.

La riduzione dell’imposta sul reddito (var. 5) ha effetti neutri sul PIL, ma effetti comparativamente molto positivi sull’occupazione (circa lo 0,6 per cento nel 2050) nonché effetti positivi sul benessere.