Rapporto esplicativo
Consultazione 2013/94: Passaggio dal sistema di promozione a un sistema di incentivazione / Varianti per un sistema di incentivazione nel settore dell'energia · 162 pagine
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sone giuridiche è regressiva.
Nel caso di una riduzione dell’imposta federale diretta (persone fisiche e giuridiche) i Cantoni, ai quali va il 17 per cento del gettito fiscale, andrebbero adeguatamente compensati (cfr. cap. 9).
Diminuzione dell’imposta sul valore aggiunto
L’imposta sul valore aggiunto crea una leggera distorsione delle decisioni relative all’offerta di lavoro. Diversi studi giungono alla conclusione che un’imposta sul valore aggiunto si ripercuote in misura meno distorsiva sugli incentivi al lavoro, al risparmio e agli investimenti delle imposte dirette e dei contributi alle assicurazioni sociali83. Una riduzione dell’imposta sul valore aggiunto quale variante di compensazione genera effetti meno discorsivi e lievi aumenti dell’efficienza.
I modelli di simulazione per la Svizzera (Ecoplan 2012, cap. 4) mostrano effetti leggermente positivi sul PIL, nessun effetto sull’occupazione ed effetti lievemente positivi sul benessere. Questi risultati sono tuttavia eccessivamente positivi a causa di ipotesi specifiche dei modelli (vedi Allegato 2). La riduzione dell’imposta sul valore aggiunto quale variante di compensazione ha effetti regressivi sulla ridistribuzione. Le economie domestiche più povere vengono colpite in misura maggiore delle economie domestiche ricche. Ciò è dovuto al fatto che l’introduzione di una tassa sull’energia è più regressiva di quanto sia progressiva la riduzione dell’imposta sul valore aggiunto. In Svizzera l’impostazione dell’imposta sul valore aggiunto, nel complesso relativamente poco regressiva, sembra essere legata alle aliquote speciali delle prestazioni per il fabbisogno di base quotidiano.
Il 29 maggio 2013, il Consiglio federale ha deciso di respingere l’iniziativa popolare del partito dei Verdi liberali «Imposta sull’energia invece dell’IVA». Oltre agli effetti distributivi indesiderati, esposti in precedenza, e molto probabilmente ai modesti effetti distorsivi dovuti a una soppressione dell’imposta sul valore aggiunto sono stati addotti i seguenti argomenti: da un lato, viene respinto l’orientamento costante agli obiettivi del gettito fiscale (i proventi della proposta tassa sull’energia devono corrispondere ai proventi dell’imposta sul valore aggiunto). Per garantire il finanziamento delle amministrazioni pubbliche sarebbero necessarie tasse sull’energia molto elevate, la cui portata non sarebbe giustificabile dalla politica energetica e climatica e che determinerebbero costi di adattamento molto elevati a medio e a lungo termine. Dall’altro, l’imposta sul valore aggiunto è la principale fonte di entrate e affidabile per il finanziamento dei compiti della Confederazione. Inoltre essa fornisce un contributo sostanziale e sempre più importante al finanziamento delle assicurazioni sociali. La soppressione dell’imposta sul valore aggiunto comporterebbe soltanto risparmi amministrativi minimi per le imprese. Inoltre una rapida sostituzione dell’imposta sul valore aggiunto con una tassa sull’energia creerebbe problemi di attuazione e squilibri economici.
83 In numerosi Stati si registra un crescente aumento delle imposte sul valore aggiunto, parzialmente a carico delle imposte sul reddito e sull’utile. Anche organizzazioni internazionali (OCSE, FMI) fanno notare le distorsioni economiche, relativamente modeste, delle imposte sul valore aggiunto rispetto alle altre imposte (OCSE 2008) e raccomandano un ritorno sostenuto alle imposte indirette per la Svizzera (OCSE 2013a).