Rapporto sui risultati

Consultazione 2014/173: Proroga della legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est · 7 pagine

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decisione e auspicano una nuova valutazione della situazione nel 2024. I restanti Cantoni sono favorevoli.

4.2 Partiti politici

Tre partiti politici (PES, PPD, PS) approvano la volontà del Consiglio federale di proseguire nell’impegno di cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est e sono favorevoli all’estensione della validità della base legale. Ma i tre partiti sono discordi sulla questione del contributo svizzero all’attenuazione del divario nell’UE: il PS non capisce il motivo per cui il Consiglio federale non rinnovi automaticamente il proprio contributo, alla stregua degli altri Paesi AELS. La Svizzera, infatti, nutre un interesse profondo nel ridurre le disparità economiche e sociali nell’UE allargata e quindi il suo contribuito non dovrebbe dipendere dai progressi dei negoziati con l’UE. Il PPD è invece favorevole al vincolo dei progressi negoziali e raccomanda una valutazione dell’efficacia dell’aiuto garantito e del buon impiego dei fondi, che dovrebbero essere concessi in primis per creare posti di lavoro per i giovani. Per il PES i due tipi di aiuto dovrebbero poggiare su basi legali separate: l’aiuto alla transizione dovrebbe essere effettuato nell’ambito della legge federale sulla cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario internazionali a partire dal 2017, allineando la Svizzera agli standard internazionali, mentre il contributo all’allargamento dovrebbe fondarsi su una propria base legale. Il PPD e il PS sono favorevoli a limitare l’estensione fino al 2024; il PPD si dichiara critico di fronte a un prolungamento della cooperazione oltre tale data, in particolare con i nuovi Paesi membri dell’UE che a quel punto avranno fatto parte dell’Unione da vent’anni. Il partito suggerisce di effettuare in tale data una nuova valutazione dell’aiuto alla transizione prima di presentare al Parlamento un messaggio per autorizzare le risorse finanziarie.

Il PLR non intende prendere posizione sulla proposta del Consiglio federale fino alla conclusione dei negoziati in corso con l’UE sul rinnovo della via bilaterale e sulla questione della libera circolazione delle persone.

L’UDC rifiuta il pagamento di «tributi» all’UE quale che sia la loro natura, di «coesione» o di «cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est», e quindi respinge il prolungamento della legge. Il partito richiede l’interruzione dei negoziati con l’UE su qualsiasi vincolo istituzionale che comporti un’automatizzazione e istituzionalizzazione dei pagamenti per la coesione. L’UDC suggerisce che la legge in questione sia immediatamente integrata all’interno delle altre leggi esistenti in materia di aiuto allo sviluppo e che si sospenda ogni forma di versamento agli Stati dell’Europa dell’Est.

4.3 Associazioni mantello

Sette delle otto associazioni mantello che hanno preso posizione sono favorevoli alla proposta del Consiglio federale e ribadiscono il ruolo positivo che l’aiuto alla transizione e il contributo all’allargamento svolgono nell’intento di consolidare la pace e la sicurezza in Europa, migliorare il contesto imprenditoriale, creare opportunità economiche per le imprese svizzere e rafforzare i legami con l’UE. SAB menziona il suo impegno di cooperazione con numerose organizzazioni di regioni di montagna nell’Europa sud-orientale, nel Caucaso e in Asia centrale e auspica che l’aiuto svizzero si focalizzi sui settori di sua competenza: lo sviluppo delle regioni di montagna e dell’agricoltura. Sei di queste associazioni hanno risposto positivamente ai quattro quesiti posti, mentre la settima (SIC) sostiene che sia prematuro decidere fin da ora se l’aiuto alla transizione debba rientrare nella legge sulla cooperazione allo sviluppo e all’aiuto umanitario internazionali dopo il 2024.

L’USAM si dichiara molto scettica sulla proposta del Consiglio federale e ritiene che la validità della base legale per la cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est debba essere prolungata solo in caso di vantaggi sostanziali e misurabili, per la Svizzera, in termini di concessioni dell’UE su aspetti quali la prosecuzione degli accordi bilaterali senza quadro istituzionale, la stipula di un accordo sull’energia e l’accesso al mercato europeo dei servizi finanziari. L’USAM è contraria al contributo all’allargamento perché non spetta alla Svizzera indicare a Stati sovrani come organizzare la propria società, seguendo un approccio neocolonialista. Se è opportuna una sua prosecuzione, l’aiuto alla transizione deve però essere limitato nel tempo e l’USAM suggerisce come data ultima il 2024. Infine, l’USAM è