Rapporto sui risultati

Consultazione 2017/25: Revisione parziale dell'ordinanza sul traffico pesante, dell'ordinanza sulle strade nazionali, dell'ordinanza concernente l'utilizzazione dell'imposta sugli oli minerali a destinazione vincolata nel traffico stradale e dell'ordinanza concernente le strade di grande transito · 40 pagine

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derazione riconosce che i programmi d’agglomerato sono rilevanti nell’ambito della sua politica di agglomerato e della sua valutazione dei sistemi specifici di ogni agglomerato per il coordinamento «Urbanizzazione-Traffico-Ambiente». Vi è dunque una contraddizione tra il riconoscimento di questi perimetri d’agglomerato e la redazione dell’elenco ACADC secondo criteri esclusivamente statistici, come illustra l’esempio del Comune di Perroy nel distretto di Nyon, che pur non essendo un Comune ACADC, è parte di un provvedimento scelto dall’ARE per un cofinanziamento (convenzione sulle prestazioni della 2ª generazione). La creazione dell’elenco ACADC da parte della Confederazione è inoltre in contraddizione con la legge sulla pianificazione del territorio, in particolare con l’articolo 2 che introduce il concetto di spazio funzionale, che deve permettere di tenere conto delle particolarità locali nella pianificazione del territorio. Il Cantone GE condivide la posizione del GLCT.

Région Auvergne-Rhône-Alpes, Pôle métropolitain du Genevois français e i dipartimenti Ain e

Haute Savoie affermano che l’approccio scelto è di tipo statistico più che funzionale e territoriale e non tiene in sufficiente considerazione il grave problema della mobilità per Grand Genève, dovuto all’intensità e alla quantità dei flussi di transfrontalieri. Oltre che della posizione geografica, avrebbe senso tenere conto della pertinenza dei progetti per una zona, in particolare nel caso di Comuni attraversati da un progetto di mobilità strutturante ma con uno scarso rapporto densità/occupazione dei transfrontalieri. Il metodo dell’ARE, basato su un numero relativo di transfrontalieri occupati, esclude invece Comuni che caratterizzano profondamente la zona franco-vodese-ginevrina, costituiscono poli regionali o centri locali di spazi vitali di Grand Genève, annoverano un numero elevato di transfrontalieri occupati e offrono posti di lavoro a livello locale. Il metodo usato dall’ARE si basa su indicatori puramente quantitativi, non tiene conto dei rilievi né degli spazi funzionali, nonostante siano stati tenuti in considerazione e difesi nella revisione della legge sulla pianificazione del territorio. Vi è dunque una contraddizione tra il riconoscimento dei perimetri d’agglomerato e la creazione dell’elenco ACADC soltanto in base a criteri statistici. Si chiede pertanto di considerare l’intero perimetro di Grand Genève, in quanto rappresenta il perimetro funzionale riconosciuto nella politica d’agglomerato della Confederazione e in armonia con la legge sulla pianificazione del territorio, ma anche il loro effettivo spazio vitale transfrontaliero.

Nel suo parere il Cantone BE fa presente che ci sono diversi Comuni assegnati su base statistica a un agglomerato ma che dal punto di vista territoriale appartengono a un’altra regione. Ritiene inopportuno adeguare il perimetro della conferenza regionale sulla base del perimetro d’agglomerato e che questi Comuni particolari debbano avere la possibilità di collaborare (anche in futuro) nelle loro regioni di pianificazione o nelle conferenze regionali, anche se hanno diritto ai contributi in un altro agglomerato. In questo contesto il Cantone BE si aspetta che la Confederazione adotti un approccio pragmatico, già discusso a livello tecnico con le autorità federali, perché altrimenti l’onere amministrativo e di pianificazione sarebbe enorme.

Il Cantone GR fa notare che secondo l’articolo 17b capoverso 2 LUMin, il Consiglio federale «si attiene» alla definizione dell’Ufficio federale di statistica per definire le città aventi diritto ai contributi. Il termine «ispirarsi» usato nel rapporto esplicativo (in tedesco) lascia un margine di manovra che sarebbe bene usare.

A causa delle sfide specifiche degli agglomerati nelle regioni di montagna, che dai fondovalle multifunzionali si sono diffuse in parte anche tra i centri alpini turistici, il Cantone GR chiede e la CGCA propone maggiore flessibilità nel gestire lo strumento dei programmi d’agglomerato per poter così affrontare meglio le diverse situazioni degli agglomerati. Occorre dare spazio alle particolarità topografiche e funzionali e soprattutto concedere un maggiore margine di manovra per adeguare il perimetro d’agglomerato in uno scambio tra il Cantone coinvolto (o i Cantoni) e la Confederazione (art. 19 all. 4 OUMin). Attualmente la politica d’agglomerato nelle regioni di montagna è inadeguata perché non tiene sufficientemente conto delle caratteristiche dei fondovalle multifunzionali. La CGCA chiede che il rapporto esplicativo dell’ordinanza sia integrato di conseguenza.

Nel suo parere, l’agglomération Rivelac constata che nel suo caso nessun perimetro è identico: l’elenco ACADC, la nuova definizione dell’UFS e l’attuale perimetro d’intervento sono infatti tutti diversi. Gli agglomerati dovrebbero disporre di un certo margine di manovra per definire il loro perimetro d’intervento senza che siano svantaggiati, purché abbiano una giustificazione plausibile al momento dell’inoltro di un programma d’agglomerato.