Rapporto sui risultati

Consultazione 2019/19: Legge federale sul trasporto di merci sotterraneo · 45 pagine

Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 32Fedlex · Rapporto sui risultati

In dettaglio

Una maggioranza ritiene che realizzare e gestire un sistema di trasporto sotterraneo comporti dei rischi, che questi debbano essere assunti dal costruttore o gestore qualora finisse in difficoltà finanziarie o in liquidazione e non andare automaticamente a carico della collettività e che per garantirlo vadano presi dei provvedimenti. Le disposizioni dell'avamprogetto di legge secondo cui gli impianti sono da rimuovere a spese dei proprietari (smantellamento) e l'UFT può chiedere delle garanzie vengono tuttavia per lo più considerate inadeguate e si propongono numerose alternative. Di seguito se ne riportano le principali.

Una minoranza è contraria all'obbligo di smantellare gli impianti e alla possibilità di richiedere garanzie, giudicandoli superflui o auspicando quanto meno maggiore flessibilità o chiarezza. Secondo alcuni partecipanti pretendere garanzie per un eventuale smantellamento fa inutilmente aumentare i costi di costruzione: semmai sarebbe possibile esigerle una volta che il sistema è in esercizio (SSIC, stradasvizzera). Altri chiedono che l'impianto sia realizzato e gestito in modo da non presentare rischi o da poter essere destinato ad altri usi e, qualora fosse previsto uno smantellamento, che i relativi criteri siano stabiliti già nella procedura di approvazione dei piani (CostruzioneSvizzera, Infra, usic). Altri ancora si oppongono alle disposizioni proposte, ovvero le giudicano superflue (ad es. economiesuisse, Umweltfreisinnige SG), argomentando che le stazioni di trasbordo saranno realizzate soprattutto in aree industriali, la cui attrattiva non farà mancare l'interesse da parte del mercato per un eventuale smantellamento, e ritenendo che le stazioni di trasbordo di una società privata vadano trattate alla stessa stregua di altri fabbricati industriali, non sottoposti all'obbligo di smantellamento. Anche l'USAM è contraria a un obbligo generale di smantellamento, affermando che deve essere proporzionato: per le costruzioni di superficie occorre decidere di caso in caso, mentre per una galleria sotterranea un obbligo è ritenuto inopportuno e va quindi respinto.

Nella maggioranza che riconosce l'esistenza di rischi e ritiene di base giusto che a risponderne siano i gestori si registrano pareri discordanti sulle disposizioni da prevedere nella legge. Diversi partecipanti reputano senza riserve opportuno che si possano richiedere garanzie per uno smantellamento o esigono addirittura che siano rese obbligatorie (ad es. SZ, BL, NE, VD, GE, USS/Travail.Suisse, SEV, UTP). Altri auspicano sia concessa alla Confederazione e ai Cantoni la possibilità di rilevare gratuitamente l'impianto o una sua parte, in particolare se contiene altre infrastrutture quali ad esempio linee elettriche (ad es. diversi Cantoni,

DCPA, Associazione dei Comuni Svizzeri), con l'obbligo di smantellamento a spese del proprietario qualora non fossero disposti a rilevarlo; in tal caso la Confederazione stabilirebbe d'intesa con i Cantoni, e non unilateralmente, se deve essere ripristinato lo stato originario. Vari partecipanti rinviano in proposito alla propria richiesta avanzata in altra sede di prevedere una concessione per l'infrastruttura, che ritengono faciliti il compito di disciplinare la questione dello smantellamento (ad es. diversi Cantoni, DCPA, LITRA). Altri ritengono troppo rigida la soluzione proposta dall'avamprogetto di legge: a loro avviso, in caso di difficoltà economiche oltre allo smantellamento devono essere offerte altre possibilità, in particolare il proseguimento dell'esercizio o l'adozione di misure alternative per neutralizzare i rischi per la sicurezza (ad es. pvl, Cargo Forum Schweiz/VAP, Posta CH SA). Numerosi partecipanti, pur convenendo che i rischi non debbano andare a carico dell'ente pubblico, giudicano un errore focalizzarsi sullo smantellamento (PES, PS, Iniziativa delle Alpi, FSE, ATA, WWF): a loro parere realizzare un'infrastruttura così costosa per poi dismetterla o addirittura smantellarla in caso di fallimento sarebbe un modo di procedere inefficiente e incoerente sul piano economico e tecnico-ambientale, ragion per cui andrebbero previste, oltre allo smantellamento, altre soluzioni quali il proseguimento dell'esercizio da parte della Confederazione o di terzi su suo mandato. Secondo loro e il Cantone AI, inoltre, occorre valutare la possibilità di istituire un diritto di prelazione per la Confederazione qualora CST dovesse fallire e intendesse vendere l'impianto.