Rapporto esplicativo
Consultazione 2019/32: Rapporto esplicativo sulla cooperazione internazionale 2021-2024 · 50 pagine
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Le priorità della cooperazione bilaterale allo sviluppo sono fissate facendo una distinzione tra Paesi stabili e Paesi fragili61.
Nei Paesi stabili della regione, le priorità sono le seguenti:
- sviluppo economico: creazione di posti di lavoro e di opportunità economiche eque e durature,
(comprese l’istruzione di base e la formazione professionale), integrazione nei mercati finanziari, filiere produttive regionali e globali;
- buongoverno: migliore gestione della cosa pubblica, mobilitazione delle risorse interne,
rafforzamento dello Stato di diritto e inclusione delle fasce più svantaggiate della popolazione;
- collaborazione tra i Paesi della regione: per esempio rafforzamento della libera circolazione di beni,
servizi e persone nella regione in modo da offrire prospettive in loco in alternativa all’emigrazione verso l’Europa;
- sviluppo urbano: in particolare gestione energetica, mobilità e sviluppo delle infrastrutture di base.
Nei Paesi fragili della regione, le priorità sono le seguenti:
- servizi di base equi e di qualità (salute, formazione, accesso all’acqua, sicurezza alimentare)
tenendo conto dei cambiamenti climatici e delle sfide demografiche;
- buongoverno, lotta contro la corruzione, prevenzione dei conflitti, rispetto dei diritti umani e
costruzione di uno Stato di diritto.
Negli ultimi decenni l’Asia centrale e l’Asia meridionale e il Sud-Est asiatico sono stati caratterizzati da una forte crescita economica, anche se la difficile eredità delle economie pianificate continua a frenare alcuni Paesi dell’Asia centrale. La forte riduzione del numero di persone in condizioni di povertà estrema resta tuttavia fragile: shock economici, gli effetti dei cambiamenti climatici e l’insicurezza alimentare minacciano di annullare i progressi fatti. La crescita non è sostenibile né dal punto di vista ambientale (impatto dell’industria estrattiva, attività ad alta intensità energetica, urbanizzazione selvaggia) né da quello sociale (disparità e disuguaglianze crescenti in vari Paesi, sistemi politici autoritari) con il rischio di instabilità politica ed economica. Visti il dinamismo e l’importanza sempre maggiore della regione come polo economico è nell’interesse della Svizzera contribuire ad affrontare le sfide in materia di sviluppo sostenibile e favorire la stabilità dell’intera area.
La cooperazione bilaterale allo sviluppo darà priorità ai seguenti aspetti:
- mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici (comprese la gestione dell’acqua e dell’energia,
la sicurezza alimentare e la riduzione dei rischi di catastrofe);
- buongoverno (compresi il rafforzamento delle istituzioni a livello nazionale e locale, la gestione
delle finanze pubbliche e i servizi pubblici che permettano di lottare contro le disuguaglianze);
- sviluppo economico (sostenendo il miglioramento delle condizioni quadro, lo sviluppo del settore
finanziario, la promozione del settore privato, l’accesso equo a servizi infrastrutturali di qualità e con particolare attenzione l’istruzione di base e la formazione professionale).
Nell’Europa dell’Est, durante gli ultimi 30 anni gli ex Paesi comunisti hanno fatto importanti passi avanti verso la democrazia, lo Stato di diritto e l’economia di mercato. Benché la povertà estrema sia stata sostanzialmente eradicata e si sia sviluppata una classe media, la regione deve ancora affrontare numerosi problemi (debolezza delle istituzioni statali, corruzione e lentezza delle riforme). Vari Paesi della regione soffrono delle conseguenze di conflitti armati del passato o sono toccati da conflitti in corso. Data la vicinanza geografica e i legami umani, in particolare dovuti all’importante diaspora di cittadini dei Balcani, la stabilità e la sicurezza della regione come pure il miglioramento degli investimenti politici ed economici che facilitano lo sviluppo di nuovi mercati e le possibilità d’investimento sono nell’interesse della Svizzera.
La cooperazione bilaterale allo sviluppo darà priorità ai seguenti aspetti:
- sviluppo economico (rafforzamento del settore finanziario, creazione di posti di lavoro,
miglioramento dei servizi di base e gestione energetica delle città);
- buongoverno (compresi il rafforzamento delle istituzioni nazionali e locali e i servizi pubblici di base,
la gestione delle finanze pubbliche, l’inclusione e la lotta contro la corruzione);
- mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, protezione dell’ambiente e riduzione dei rischi
di catastrofe.
61 L’OCSE definisce la fragilità come una combinazione di esposizione a rischi e insufficiente capacità di uno Stato, di un sist ema o di una comunità di gestire, assorbire o mitigare tali rischi. La fragilità può avere conseguenze negative, come la violenza, il fallimento delle istituzioni, gli spostamenti di popolazioni, le crisi umanitarie o altre emergenze. OCSE, Etats de fragilité 2016: Comprendre la violence, pag. 21, cfr. anche: www.oecd.org/fr/cad > Etats de fragilité. Rapporto esplicativo concernente la cooperazione internazionale 2021-2024 (02.05.2019)