Rapporto esplicativo

Consultazione 2019/32: Rapporto esplicativo sulla cooperazione internazionale 2021-2024 · 50 pagine

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Nei primi anni questi aiuti furono destinati principalmente allo sviluppo di infrastrutture. Si partiva dal presupposto che i Paesi in via di sviluppo non disponessero semplicemente di finanziamenti. Ma questo approccio si rivelò troppo semplicistico: posteriori dati macroeconomici hanno dimostrato infatti che gli investimenti in infrastrutture non sono sufficienti a stimolare da soli una crescita economica duratura10.

La Svizzera, oltre ai programmi umanitari attuati, in particolare, a favore dei profughi di guerra dal 1944, partecipò sin dall’inizio all’aiuto pubblico allo sviluppo fornendo assistenza tecnica. Nel 1947 il Consigliere federale Max Petitpierre proclamò che la neutralità e la solidarietà erano i pilastri della politica estera della Svizzera. Con questo impegno solidale la Svizzera intendeva placare le critiche che aveva suscitato tra gli alleati per la sua mancata partecipazione alla Seconda guerra mondiale. L’assistenza tecnica fornita nel dopoguerra comprendeva progetti bilaterali volti a mettere in campo la sua competenza, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo con una topografia simile a quella svizzera, appoggiandosi sulla presenza di organizzazioni non governative (ONG) svizzere. Seguendo questa logica, in Ruanda vennero introdotte alcune varietà di mucche svizzere e in Nepal furono costruiti ponti sospesi, in uso ancora oggi. Ma i macchinari e le infrastrutture non erano sufficienti a stimolare lo sviluppo. Gli investimenti in progetti che coprivano vari settori, secondo il cosiddetto «sviluppo rurale integrato», furono quindi integrati da esperti svizzeri.

Pur non essendo ancora uno Stato membro dell’ONU, nel 1951 la Svizzera versò un contributo di un milione di franchi al primo programma di assistenza tecnica dell’ONU e avviò la sua partecipazione a varie organizzazioni dell’ONU ben prima della sua adesione all’organizzazione nel 2002. La decolonizzazione degli anni 1960 generò un’intensificazione degli aiuti. Nel 1971 il Parlamento approvò un primo credito di aiuto finanziario di 400 milioni di franchi11. Oltre alle misure bilaterali, circa la metà dell’importo stanziato era destinata alla partecipazione della Svizzera alle banche regionali di sviluppo e all’Associazione internazionale di sviluppo della Banca Mondiale. La legge federale sulla cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario12 fu adottata nel 1976. Grazie alla sua formulazione ampia, essa ha richiesto negli anni solo adeguamenti di minore entità. In virtù di questa legge il Parlamento ha approvato crediti quadro pluriennali, che consentono gli impegni a lungo termine.

Dopo la caduta del muro

In seguito al crollo dell’Unione Sovietica e alle guerre nell’ex Jugoslavia, la Svizzera si è adoperata per rispondere ai bisogni urgenti delle popolazioni dei Paesi dell’ex blocco orientale e sostenere questi Stati nella loro transizione verso la democrazia e l’economia di mercato13. Nel contesto dell’adesione della Svizzera alle istituzioni di Bretton Woods (Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale) nel 1992, a seguito di una votazione popolare, una parte di questo aiuto permise di creare un gruppo di voto diretto dalla Svizzera14.

Negli anni 1990 la coerenza delle politiche per lo sviluppo, delle condizioni quadro e del buongoverno nei Paesi in via di sviluppo ha acquisito un’importanza crescente15. Questa coerenza è vista come un approccio importante per ridurre le contraddizioni tra gli obiettivi della politica di sviluppo e quelli di altre politiche, specialmente quelle finanziarie, fiscali, commerciali (in particolare agricole) o ambientali. Una grande sfida odierna risiede proprio nel riuscire a risolvere questi conflitti tra obiettivi in modo ragionevole, tenendo conto degli interessi dei Paesi in via di sviluppo. Uno studio americano stima che, tra il 1970 e il 2015, la fuga illecita di capitali dai trenta Paesi africani esaminati (che rappresentano il 92 % del PIL del continente) abbia raggiunto 1400 miliardi di dollari statunitensi (USD), un importo che supera del 40 per cento l’aiuto pubblico allo sviluppo versato a loro favore durante lo stesso periodo16.

Il genocidio del 1994 in Ruanda, uno dei suoi Paesi prioritari, è stato uno choc e un segnale di allarme per la cooperazione allo sviluppo della Svizzera. Fino ad allora la cooperazione allo sviluppo era stata vista come un compito tecnico o un’assistenza fornita da ingegneri o medici ed era chiaramente

10 William Easterly, 2002, The Elusive Quest for Growth, pag. 28 segg.

11 FF 1971 I 163

12 RS 974.0

13 Sulla base del decreto federale del 24 marzo 1995 concernente la cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est (FF 1995 II 343) e, dal 2006, della legge federale del 30 settembre 2016 sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est (RS 974.1).

14 Da allora la Svizzera dirige un gruppo di voto costituito da Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Polonia, Serbia, Tagikistan e Turkmenistan in seno ai Consigli esecutivi delle istituzioni di Bretton Woods.

15 Rapporto del Consiglio federale sulle relazioni Nord-Sud della Svizzera negli anni Novanta (Linee direttrici Nord-Sud), FF 1994 II 1099, ivi 1105, 1111 e 1112.

16 Léonce Ndikumana e James Boyce, 2018, Capital Flight from Africa – Updated Methodology and New Estimates, Political Economy Research Institute, University of Massachusetts-Amherst, disponibile su: www.peri.umass.edu > Publications > Search > Capital Flight From Africa: Updated Methodology and New Estimates. Rapporto esplicativo concernente la cooperazione internazionale 2021-2024 (02.05.2019)